Non esistono motivazioni scientifiche valide per proibire i matrimoni omosessuali

Monica Mazzotto su la Stampa intervista il dottor Clinton Anderson, dell’American Psychological Association.

Wedding cake toppers gay, sposini sulla torta nuziale gay

Sebbene i contrari alle nozze gay parlino sempre dei possibili problemi che potrebbero derivare dalle nozze gay, studi scientifici dimostrano che non ce ne sono. L’American Psychological Association, che è la più importante di associazione di psicologi statunitensi, lo dice chiaramente in una dichiarazione alla Corte Suprema USA:

Non esistono motivazioni scientifiche valide per proibire i matrimoni omosessuali.

Monica Mazzotto su La Stampa ha intervistato il dottor Clinton Anderson, che è a capo del Lesbian, gay, bisexual and transgender concerns office, dipartimento dell’American Psychological Association che si occupa delle tematiche lgbt, che ha toccato molti aspetti della questione.

Studi che vanno avanti dagli anni Cinquanta


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Il dottor Anderson sottolinea come l’affermazione dell’American Psychological Association si basa su “ molte ricerche condotte dagli Anni ’50 a oggi e che hanno confrontato coppie eterosessuali e coppie omosessuali”. Al momento attuale non si possono paragonare coppie sposate omosessuali con quelle eterosessuali perché il matrimonio tra persone dello stesso in USA è permesso solo in alcuni stati e da meno di dieci anni. Secondo il dottor Anderson:

Gli studi su cui ci siamo basati comparano coppie dello stesso sesso a coppie eterosessuali e non hanno trovato significative differenze sui motivi che rendono le coppie felici o infelici, di successo o insuccesso, soddisfatte o insoddisfatte.

Ci sono le naturali differenze tra uomini e donne (“Negli Usa gli uomini sono più inclini ad avere relazioni al di fuori del rapporto ufficiale e le donne sono più inclini a occuparsi della casa e dei figli”), ma Clinton Anderson ci tiene a sottolineare:

L’unica differenza emersa è che la longevità delle coppie omosessuali potrebbe essere leggermente più breve di quella eterosessuale. Ma dobbiamo cercare di capire le motivazioni: le coppie sposate ricevono un forte incoraggiamento sociale a rimanere unite e inoltre, per divorziare, devono affrontare barriere sia legali sia sociali. Al contrario le coppie omosessuali, ma anche le coppie eterosessuali non sposate, non sono supportate da questi sistemi legali e sociali. Il matrimonio quindi può influenzare la durata di un rapporto e può essere un incoraggiamento a rimanere insieme. Per questo, finché non ci saranno studi su coppie omosessuali sposate, i dati non possono essere paragonati e non abbiamo motivi per pensare che la longevità di una relazione sia correlata all’orientamento sessuale.

I figli delle coppie gay


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La giornalista chiede poi al dottor Anderson se non ci siano forme di emarginazione peculiari dei figli delle coppie dello stesso sesso.

Può essere un problema, ma avviene con minore frequenza di quanto si creda. L’importante è far parte di una comunità, perché la comunità non attacca mai se stessa. Avere un senso di appartenenza aiuta l’accettazione. Il vero problema è il bullismo nei confronti di tutti i bambini, non solo dei figli di genitori gay. Se si riuscisse a ridurlo, tutte le altre questioni scomparirebbero.

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