
Lui è Diabolik, il re del male, l’ amante di tutto ciò che è bello e prezioso, che non esita a uccidere pur di ottenere quello che vuole.
Lei è Eva Kant, sua compagna dal 1963. Insieme sono una delle coppie più famose d’Italia.
Nel primo numero del 2007 in edicola, Il segreto della Rocca, non dovranno dare la caccia a qualche prezioso oggetto, ma si troveranno costretti a lottare contro i pregiudizi di chi vede nell’omosessualità uno stile di vita sbagliato.
Abbiamo chiesto al direttore di Diabolik Mario Gomboli com’è nata l’idea del tema di questo albo.
Com’è nata l’idea di questo albo?
Diabolik vive a Clerville, città/stato inventata dalle sorelle Giussani ma dichiaratamente riconducibile a una qualsiasi capitale europea. Non è Gotham City, non è Smallville: è “vera” nel senso che i suoi abitanti (Diabolik incluso) hanno a che fare con la stessa realtà (Diabolik escluso) che quotidianamente affrontano i lettori del fumetto. Per questo, in più di quarant’anni di avventure, Diabolik si è trovato coinvolto in storie che toccavano temi “reali” come l’eutanasia, la violenza carnale, la droga, il doping, il contrabbando di organi e tanti altri. L’omosessualità doveva, prima o poi, entrare in questo novero, ma essendo difficile inserire un argomento ancora - incredibilmente - così “tabù” per un fumetto popolare bisognava inventare una storia che non offrisse il fianco all’accusa di razzismo sessuale piuttosto che di buonismo banale; che fosse incentrata sul tema pur rispettando i canoni del nostro personaggio (trama noir, delitto, colpi di scena etc etc).
![]()
Luciana Giussani aveva cominciato a rifletterci, nel 2000, ma purtroppo ci ha lasciato prima di definire il soggetto, lasciando a noi il compito di portarlo a termine. Non è stato facile, come dimostrano gli anni intercorsi.
Come avete scelto il personaggio di Saverio?
Già con Luciana si decise di non inserire un personaggio inedito. Definirlo, spiegarne il carattere e il pregresso avrebbe occupato troppe pagine, e non dimentichiamo che Diabolik è un fumetto “d’azione”. Si decise quindi di ripescare una figura già apparsa nei seicento (all’epoca) episodi già pubblicati. Dopo lunghe ricerche ci accorgemmo che Saverio Hardy era perfetto: uno dei pochi amici di Diabolik; uno dei pochissimi a non aver fatto fatto la corte a Eva; forse l’unico che non avesse mai definito i propri interessi sessuali, neppure di fronte a bellissime attrici. Solitario, misterioso, chiaramente con un “segreto” non mai svelato.
Ci sono state reazioni alla vostra scelta?
Più di quante non avessimo previsto. La maggior parte, per fortuna, positive: “avete avuto coraggio”; “avreste dovuto farlo prima”; complimenti per come avete trattato con garbo un tema delicato” etc etc. Ma anche molte critiche, sia da un lato che dall’altro. Gli omofili ci hanno accusato di “aver banalizzato la figura del gay” piuttosto che “essere rientrati nei luoghi comuni per cui un omosessuale deve per forza essere un artista, quando il mondo è pieno di impiegati e muratori gay” mentre gli omofobi ci hanno tacciato di “buonismo a vanvera”; “pannellismo rifondatolo” e persino di “prostituire Diabolik alle mode omosex”. Come detto, non mi aspettavo reazioni così violente ma, sia pur rispettando l’opinione di tutti, compresi gli ipercritici, non rinnego certo la scelta redazionale
Cosa ci riserva per il futuro Diabolik?
Restando sul tema, posso dire che certo non rivedrete prossimamente personaggi gay, ma solo perché tendiamo a non ripetere situazioni “anomale”: infatti da nove anni non si parla più di eutanasia; da otto – se ben ricordo – di violenza carnale; da sette di doping e da cinque di animali vivisezionati. Diabolik vive sostanzialmente di avventure asettiche, nelle quali non può – se non saltuariamente – dedicare spazio a riflessioni sociologiche, pena la perdita della sua identità di antieroe del fumetto.
sdfgh
12 gen 2007 - 17:15 - #1bello! bravi!
egizia
12 gen 2007 - 18:08 - #2ah eva kant….! i miei primi sogni erotici!!!
fabrizio
12 gen 2007 - 21:13 - #3Negli anni 70 lo scrittore Saverio Hardy che in un paio di occasioni ha dato una mano alla coppia di criminali (con reciproca stima) venne presentato come una persona sensibile, creativa, senza preconcetti: uno scrittore che non dà giudizi morali ed è per questo che è attratto dal mondo di Diabolik ed Eva, pur non condividendo le loro gesta illegali.
Null’altro veniva detto su questo personaggio schivo e riservato, ma col senno del poi…..
Le storie di “Diabolik” , nonostante l’accuratezza delle trame, sono lineari e non danno spazio a grosse introspezioni psicologiche. Sono ottime storie destinate al grosso pubblico ma ciò non toglie che spesso hanno veicolato messaggi sociali importanti.
Qui gli autori ( Lina Ferraresi, Mario Gomboli e Patricia Martinelli) affrontano con semplicità e intelligenza il tema dell’omosessualità, addirittura criticando le associazioni di benpensanti reazionari ( Che ricordano il Moige, i fascisti o Forza Italia…) costituite da politici e uomini d’affari che detengono il potere e spesso condizionano il modo di vedere e agire del Paese.
Con parole semplici la storia veicola un messaggio importante: che l’omosessualità _ ovviamente _ non è fatta da depravati ma da persone normalissime che amano e soffrono. E se uno schifo c’è si trova tra quelli che considerano l’omosessualità un aberrazione e sono pronti ai linciaggi. E non solo a parole, a volte.
Se la trama è sofferta e drammatica è solo per una questione di esigenza di scrittura: un giallo non sarebbe tale altrimenti e non era possibile, in questo frangente, presentare una situazione idilliaca. Ma in futuro, chissà!
Non a caso “Diabolik” è un ottimo fumetto che ha attraversato quarant’anni di storia. Capiamo perché anche dalla qualità di questa avventura!
blue
13 gen 2007 - 09:43 - #4avete colonizzato anche i fumetti.. che dire, volete antrare anche nelle nostre case?
Disorder
13 gen 2007 - 16:58 - #5@blue, nelle vostre - e anche nostre - case ci siamo già. Da sempre.
EleonoraFo
29 mar 2008 - 17:08 - #6Esatto, Disorder.
Ho scoperto tardi questo numero, e da “vecchia” fan di Diabolik, e lesbica, non posso che dirmi piacevolmente stupita del coraggio della redazione, che ora stimo ancora di più.
Coraggio di parlare di omosessualità, atto che tradotto in linguaggio “fumetto-lettore” (se me la passate) significa far esistere l’omosessualità anche nella realtà di un fumetto, confermarmandone l’esistenza nella realtà vera.
Coraggio di parlarne con ovvietà e della sua ovvietà.
Coraggio di regalare il + forte spunto di riflessione: la normalità dell’essere omosessuale.
Caro/carissima blue, con un pò di fatica si può fare in modo che persino la luce non entri nelle nostre case.