Al Festival del Giornalismo di Perugia si parla della questione LGBT nei media

La questione LGBT nei media è stato il tema di un incontro al Festival del Giornalismo di Perugia. Peccato che sia stato solo un’occasione per l’autoreferenzialità e non per affrontare l’argomento in maniera seria.

Al Festival del Giornalismo di Perugia si parla della questione LGBT nei media

È in corso a Perugia il Festival Internazionale di Giornalismo, evento fondato nel 2006 da Arianna Ciccone e Christopher Potter. Tra i vari eventi in programma oggi si è affrontata la questione LGBT nei media. Sono intervenute le giornaliste e scrittrici Cristiana Alicata e Delia Vaccarello, Benjamin Cohen, fondatore PinkNews.co.uk, coordinati da Pasquale Quaranta, giornalista e attivista. Intento dell’incontro è stato quello di compiere

una passeggiata attraverso la questione gay nel mondo dei media: come vengono raccontate le storie di ordinaria discriminazione, la transfobia, l’assenza di diritti civili o i drammi del bullismo omofobico? E come il racconto di queste storie influenza l’opinione pubblica e la politica? Con l’aiuto dei nostri speaker dialogheremo di come il giornalismo italiano affronta le tematiche gay, lesbiche e trans e delle differenze con il resto d’Europa.

Ho volutamente sottolineato che questo è stato l’intento, perché, a mio modo di vedere, non è stato quello di cui si è parlato. Sì, perché oltre all’autoreferenzialità – quante volte è stato pronunciato il pronome io? E quante altre volte si è sottolineato ho fatto questo, ho scritto quest’altro, mi occupo di questo, sono stato premiato/a per questo non lo dimenticate! –, e al ripetere in continuo il temine panel per definire l’incontro, c’è stato ben poco.

Prendiamo l’intervento introduttorio di Pasquale Quaranta, per esempio. È stato lungo in rapporto al tempo concesso (gli incontri del Festival sono molto serrati visto che ce ne sono molti in programma) e, soprattutto, non arrivava da nessuna parte. Se scopo dell’incontro – o del panel, se preferite – era quello di valutare le parole che i media usano, si può mai riferirsi alle persone transessuali chiamandole viados? Il termine, oltre a essere offensivo come abbiamo avuto modo di scrivere qui su Queerblog già quattro anni fa, denota una scarsa attenzione a quel mondo lgbt di cui si vuole parlare. Fosse stato pronunciato una sola volta, ci si poteva anche passare sopra; però Pasquale Quaranta l’ha usato più di una volta per riferirsi alle persone transessuali che partecipano ai Gay Pride (aggiungendo, bontà sua!, che non ha nulla contro le persone transessuali che partecipano al Pride). Si può benissimo citare Tullio De Mauro – come è stato fatto a più riprese – ma questo non giustifica che si possano dire strafalcioni.

Alla fine dell’incontro conosco meglio le biografie di chi ha partecipato perché ci si è peritati di metterle bene in evidenza, però l’argomento non è stato affrontato. Ed è un peccato, perché la Sala del Dottorato era piena (non è grande, è vero, ma tutti i posti a sedere erano occupati, c’erano moltissime persone in piedi e la fila arrivava fino a fuori) e credo che molti tra i presenti – tolti i militanti di alcune associazioni lgbt – erano giornaliste e giornalisti interessati al tema che, forse, alla fine avevano le idee più confuse di quando sono entrati.

Chissà, forse i relatori saranno stati messi in soggezione dal grande quadro di papa Leone XIII che c’era alle pareti della Sala, a cui facevano compagnia vari cardinali di rosso vestiti.

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