La Queermusic siamo noi. 1.Anni '60-'70 David Bowie si fa gay!

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Ci sono storie che non possono essere scritte, per la loro complessità narrativa, per l'enfasi onirica di ricordi lasciati a metà. Tempi lontani che offuscano i ricordi che magicamente riemergono, si fanno nuovamente attualità, musicalità. Chi tra noi non è legato, sentimentalmente, furiosamente ad un brano musicale che è diventata colonna sonora esistenziale indieme ad altri poemi, ad altre liriche che infrangono il muro dei silenzi delle nostre esistenze?

Chi tra noi, in una canzone nata lontana da noi, ha visto nascere e morire amori, assuefazioni passionali, famiglie e amicizie vecchie e nuove che si sono liquefatte al nuovo sorgere del sole per far nascere altre passioni e altre storie in un crescendo di confusionale armonia. Per ognuno di noi esiste davvero la colonna sonora che ci accompagna nel tragitto strepitoso della vita. Per gli omosessuali esiste persino la queermusic: ridanciana, seria, funky, hip hop, house, che segue una corrente che sa di militanza più che di stile marmoreo dei tempi.

Noi di Queerblog (chi altri?), vorremmo occuparci proprio di questo filone musicale poco conosciuto, snobbato dalle major discografiche dove italianisticamente parlando uno Zero vale più di una Viola Valentino o di un Ivan Cattaneo, e non sempre per le somme di liricità e di ottimi pentagrammi. Vorremmo occuparci della Queer Music nella sua estensione maggiore, col vostro aiuto prezioso, con le vostre segnalazioni che verranno rese pubbliche e insieme raccontare una delle più belle pagine della musica internazionale: la QueerMusic. Cominciamo?

Settembre 2008, la patinatissima rivista gay statunitense Out Mag pubblica una classifica dei 100 album più gay di sempre. L'immane lavoro viene svolto grazie alla competenza e all'aiuto di artisti come Boy George, Rufus Wainwright, Cyndi Lauper e Darren Hayes.

Ecco i primi 10

1. DAVID BOWIE - The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars
2. THE SMITH - The Smith
3. TRACY CHAPMAN - Tracy Chapman
4. INDIGO GIRLS - Indigo Girls
5. JUDY GARLAND _ Judy At Carnagie Hall
6. THE SMITH - The Queen Is Dead
7. ELTON JOHN - Goodbye Yellow Brick Road
8. MADONNA - The Immaculate Collection
9. CYNDI LAUPER - She's So Unusual
10. ANTONY AND THE JOHNSON - I Am A Bird Now

Ora, ognuno di noi può essere d'accordo o in completo disaccordo, con quanti hanno stilato la classifica. Di certo, una cosa emerge in tutta la sua storica verità: David Bowie, comunque lo si declini, è la prima queerstar degli anni che iniziano successivamente alla beat generation emersa con i Beatles.

Sono anni di eccellenze musicali; l'Inghilterra duella e duetta col mercato discografico americano; ora emerge uno, ora l'altro riesce a far abbassare la guardia dei benpensanti mood, di nero vestiti col cravattino, per imporre un rock ai limiti delle corde sonore delle guizzanti chitarre elettriche. La battaglia musicale si trasforma, influenza le mode, gli stili di vita, spuntano gruppi e solisti che riempiono Festival e velodromi.

In Inghilterra, c'è un ragazzo che si fa chiamare David Bowie, nato a Brixton l'8 gennaio 1947, figlio di Mary Burns, cassiera di cinema, e di Haywood Stenton Jones, un uomo che sa ancora di guerra quando nasce David Robert Jones, vero nome di Bowie. Nel 1964, Bowie si esibisce nei pub con un gruppo: i Manish Boys. La giovane popstar ha lineamenti femminili, una bellezza british tutta da perfezionare, ma ha una voce calda, sostenuta e scrive pezzi che parlano di boy, di una liberazione sessuale ancora da venire.
C'è un organizzatore musicale tedesco che sta cercando un gruppo da far esibire per dei concerti allo Star Club di Amburgo. L'uomo sente Bowie e i Manish Boys, in una audizione alla BBC. Va tutto più che bene, Bowie piace all'impresario che gli spara la fatidica domanda:
-Sei gay?
-Certo, risponde l'artista. E ottiene la scrittura!
Lo è davvero Bowie, gay come afferma, col senno di poi? Di certo, la storia si ripete nel 1972, quando David Bowie, oramai entrato nell'Olimpo delle star musicali, lascia basita la stampa internazionale ripetendo in pubblico la sua passione amorosa per i ragazzi. E' il primo artista mondiale a parlare di omosessualità nella musica. In quei tempi di musica lisergica, di cambiamenti storici, di artisti sempre sopra le righe, Bowie frequenta Andy Warhol e Lou Reed, ma anche Basquiat e altri della Factory. Il tipo è tosto, diventa raffinato e incrocia dee e dei della Queer Music: Tina Turner, Grace Jones, Iggy Pop.

Ed è il 1972 l'anno magico di Bowie con la pubblicazione dell'album ancora oggi primo tra i 100 dischi più queer di tutti i tempi. Il successo arriva e si incrocia magicamente con altre divinità gay, prima di quella data e anche dopo. Nel 1967 collabora col produttore Tony Visconti che produce molti brani glam di Marc Bolan, un'altro che gioca con le bisessualità e i sottintesi. Nello stesso periodo, Bowie frequenta i corsi di danza e movimento di Lindsay Kemp, icona gay per eccellenza. Kemp userà successivamente la musica di Bowie nei suoi esilaranti spettacoli.

La poliedricità di Bowie varca confini inenarrabili, fantastici. Si sposa e si risposa mentre l'immaginario collettivo racconta di passionalità amorose persino con Mick Jagger. Lui tira dritto, senza saziare la curiosità dell'universale domanda: "Ti piacciono i ragazzi?"; sforna successi come "Heroes" e dedica al fratellastro Terry Burns, che lo ha veicolato nel magico mondo musicale, finito poi suicida: "The Man Who Sold The World".

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