Saga Jacko. Ora un dermatologo gay vuole la custodia dei figli: "Sono io il padre"


Se di questi tempi entrare in uno store dove si vendono dischi, vedrete una nicchia, non certo appartata, dove sono esposti i capolavori musicali di Michael Jackson. A prezzi sostenuti! "E' la vita, bellezza, il mercato, "mors tua vitae mea"", dice profanamente l'amico che fa un giro con me per ascoltare e acquistare nuova musica. Forse sarà come lui dice, confesso però che queste celebrazioni "in love memory" e portafoglio in mano mi danno un po' di soggezione e fastidio.

Ho detto, tempo fa, che la scomparsa di Jacko, avrebbe aperto mille discussioni sulla sua sessualità, sulla sua vita, su chi e cosa deve essere chi e cosa per vantare prerogative su figli e patrimoni, su diritti cinemusicali e tutto l'oro tintinnante che gira intorno all'affaire Jackson. Credo tanti siano nel giusto; qualcuno magari ci sguazza.

C'è aperta, tra le tante, la custodia dei due figli di Jacko, Prince Michael che oggi ha 12 anni e Paris di anni 11. In una esclusiva del Sunday Mirror, pare che i due ragazzi siano il frutto di una donazione di seme da parte del dermatologo del re del pop, che ora ne pretende la custodia, tale Arnold Klein. Arnold è gay.

Attualmente non ha un compagno e vive in una lussuosa residenza a Los Angeles. Narra che i bambini lo chiamano zio Arnie e ora, dopo aver smentito in una trasmissione televisiva di essere a conoscenza chi fosse realmente il padre dei due ragazzi, si è detto pronto anche a sottoporsi al test del DNA.

Il dottor Arnold vuole con sé Prince Michael e Paris e naturalmente dovrà vedersela con la madre di Jacko perché da quel che si sa delle volontà testamentarie del re del pop, i ragazzi dovranno crescere e vivere con la nonna. Il problema di Jacko, da quel che scrive il Mirror, era che il suo seme, probabilmente a causa delle tante incursioni mediche e l'assunzione di parecchi medicinali, fosse sterile e per questo fu chiesto al dermatologo la donazione del seme.

Lasciando un po' Jacko, in America, esistono tante famiglie omoparentali che, a discapito di quanto viene recitato dalle nostre parti, crescono come tutti gli altri fanciulli e non diventano certo gay, se lo diventano, per il fatto di vivere in una casa con due papà o due mamme. Ma si sa, da noi l'ipocrisia - e anche le scemenze - hanno terreno fertile. Da questa storia, spero per i ragazzi, che abbiano una vita serena, che crescano con la nonna o con Arnold. Che si dia loro la possibilità di essere persone e non merce di scambio. Speriamo!

Foto/chande legion

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