Coming out: al lavoro una strada in salita

Siete gay o lesbiche e non siete dichiarati a lavoro? Tranquilli, siete in buona compagnia: secondo dei recenti sondaggi americani infatti, nonostante negli ultimi vent'anni le persone "uscite dall'armadio" siano state, in generale, gradualmente sempre più accettate, il 44% degli omosessuali statunitensi intervistati non si sentirebbero a proprio agio a parlare di questioni inerenti il mondo LGBT con i propri colleghi e ben il 78% avrebbe paura a farsi vedere vicino al proprio luogo di lavoro insieme al proprio compagno o alla propria compagna.

Nella relazione di questo interessante studio, che mette sotto la lente d'ingrandimento soprattutto persone di un'età compresa fra i 30 ed i 40 anni cresciute quindi in una situazione meno ostile a quelle della generazione precedente, si possono leggere, com'è facile immaginare, le più disparate storie e situazioni: dal dipendente di una nota azienda di ristorazione che, mentre invidia chi può tranquillamente essere se stesso, nasconde il suo orientamento ed inventa persino delle relazioni con delle donne per paura che la propria omosessualità possa essere di ostacolo alla sua carriera, come la storia di un manager della stessa azienda, con grandi responsabilità, che ha deciso di non mentire rischiando grosso ma guadagnandosi una buona dose di serenità.

Certo è che se la legislazione americana offre ancora solo in pochi stati protezione alle persone che subiscono mobbing o arrivano addirittura ad essere licenziate a causa del loro orientamento sessuale, il lavore dipendente italiano, vista la totale assenza di ogni protezione, deve pensarci almeno il triplo prima di fare un eventuale passo falso di questo tipo.

Fermo restando che, a mio parere, il Coming Out resta il miglior strumento di militanza ma che stesso tempo per questo perdere il lavoro e subire violenze a causa del nostro orientamento sessuale come fare a capire se sia il caso o meno di dichiararci con le persone con cui effettivamente trascorriamo gran parte delle nostre giornate? Sembra banale ma nella maggior parte dei casi è inutile agire di petto, nonostante personalmente sappia che quando si prende inaspettatamente il toro per le corna l'omofobo di turno rimanga decisamente stordito.

È importante sondare, e non è certo difficile percepirlo con persone con cui siamo a stretto contatto tutti giorni, se viviamo o meno in un ambiente potenzialmente amichevole o ostile e se ci siano intorno a noi delle persone, fra quelle cui siamo più vicini, con cui poterci confidare prima anzichè balzare sulla scrivania e fare un proclamo di gruppo sicuramente molto colorato e divertente ma dai dubbi esiti. E mi raccomando: come sempre siate pronti a qualsiasi risposta, anche quella sgarbata di chi si arrabierà perchè avete aspettato tanto a dirglielo e avete dubitato che per lui il fatto che foste gay potesse esere un problema...quando non l'avreste minimamente pensato!

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