Se il Vaticano elogia Oscar Wilde


«Un uomo costantemente in ricerca del Bello e del Buono, ma anche di quel Dio che aveva peraltro mai avversato, che aveva forse elegantemente rispettato, ma dal quale si fece pienamente abbracciare dopo l'esperienza drammatica del carcere». A saziare di rispetto e di attenzioni il dandy Oscar Wilde e a tessergli lodi con un bell'articolo è, udite udite, l'"Osservatore Romano", l'organo ufficiale della Chiesa di Roma. Che il quotidiano papale si occupi del poeta non deve scandalizzare, anche perché su certe note, anche il Vaticano riesce a parlare di omosessualità e omosessuali senza proferirne il nome.

Va anche ricordato che Wilde fu ricevuto in Vaticano, in udienza privata da Pio IX, nel 1877. Il Papa, allora, disse allo scrittore irlandese che la via era tracciata, per "giungere alla città di Dio". Pare che in una stagione di revisionismi, anche la Chiesa voglia far suo il "redento" Wilde, tanto da scrivere che l'artista era anche altro, oltre al mero esteta o all'icona gay.

A celebrare Wilde dalle pagine vaticane è in realtà un libro, un saggio di Paolo Gulisano, edito da Ancora: "Il ritratto di Oscar Wilde". Secondo Gulisano, Oscar Wilde rappresenta ancora ai giorni nostri un mistero non del tutto svelato. Bisogna ancora parlare di lui e occuparsene per capire non soltanto l'uomo e il perseguitato, o quello che di lui conosciamo.

Nell'articolo si cita persino Ratzinger da cardinale che pare emulare Wilde nel suo "Ogni uomo uccide ciò che ama...": «La bellezza ferisce, ma proprio così essa richiama l'uomo al suo destino ultimo». Pare anche che, in tempi grami sulle vocazioni religiose, il Vaticano scopra anche le carte del passato e si affidi persino a Wilde.

Sia chiaro, è un bene gaudente l'articolo, se anche per Oscar Wilde la religione cattolica "era solo per i santi e i peccatori"; ma va anche riconosciuto che certi aforismi raccontano anche altro. Ad esempio, la stessa omosessualità del "gaudente" Wilde!

Foto/Boocal

  • shares
  • Mail
9 commenti Aggiorna
Ordina: