Gay Bear Art: intervista a Perdido, disegnatore ursino

Gay Bear Art: intervista a Perdido, disegnatore ursino

È da un po' che bear e orsi vari mancano da Queerblog ed è per questo che rimediamo alla mancanza intervistando Perdido che non solo è un orso amanti dei peli sparsi, ma è anche un disegnatore che rappresenta visivamente la sua passione (come potete vedere nella gallery).

Per alcuni gli orsi sono un genere noto, per altri meno: ci potresti dire un po' chi sono gli orsi?
Con la parola Orso ci si riferisce a una tipologia fisica maschile in cui prevalgono determinate caratteristiche. Genericamente, per Orso si intende un uomo dalla corporatura massiccia e dal pelo irto. Spesso barbuto. E questo a prescindere dal suo orientamento sessuale. Esistono, poi, una quantità di varianti e definizioni. I cosiddetti Chubs, cioè orsi paffuti. I daddies, i papà, gli orsi maturi che iniziano a ingrigire. E così via. Ma potremmo riassumere che l’Orso è un uomo naturale, in cui prevalgono caratteristiche fisiche ruvide, distanti dall’idea di glamour più diffusa. Siamo abituati a vedere celebrare la bellezza in chiave omosessuale secondo canoni molto stereotipati, ma per qualche ragione – una delle quali è sicuramente commerciale – accolte con più facilità dal pubblico. L’immaginario gay mainstream è fatto di creature efebiche o di fusti rasati dai corpi flessuosi. Un’idea di avvenenza ben precisa, insomma, che celebra la cura del corpo, l’eleganza, la giovinezza. L’Orso, invece, incarna la forza bruta e la naturalezza. Il fascino di una creatura possente ma tenera. Orso è l’uomo che si può incontrare per la strada. Non a caso, negli Stati Uniti, una delle espressioni slang per riferirsi a questa tipologia è blue collar, che noi tradurremmo più o meno proletario. Orso, quindi, è il rappresentante di un’idea di fascino alternativa ai modelli patinati proposti dai media. Ed è l’affermazione vivente che tutti possiamo essere belli nel momento in cui troviamo qualcuno che ci apprezza. A prescindere dall’età che avanza, dai peli, dal peso corporeo. Tutte cose che possono diventare anzi dei pregi.

Da dove nasce la tua passione per la bear-art?
Come per molta gente dedita alle discipline pittoriche, che ha fatto studi artistici e disegnato per tutta la vita, produrre è una necessità quasi fisiologica. In realtà io non disegno soltanto bear art, ma realizzo anche fumetti dedicati ad altre tematiche. È abbastanza normale, dal momento che sono un orso che ama i suoi simili, che la bear art chiamasse il mio nome. Del resto esiste, prima di tutto l’arte erotica, e quindi la gay art. Tutto sta a vedere quali sono i fantasmi erotici del singolo artista e a quale uditorio questi si rivolge. Inoltre, l’uso delle immagini sono una tappa importante nella nostra maturazione sessuale. È attraverso il confronto visivo che da adolescenti facciamo le prime scoperte sessuali e iniziamo a camminare sul sentiero che ci renderà adulti. Almeno in teoria. Il mondo della pubblicità e della televisione, per esempio, ci vuole tutti etero, tutti amanti di donne di età verdissima, tutte snelle e col seno prosperoso. Se ti fermi un momento a guardare la maggior parte di coppie eterosessuali che passeggiano liberamente per la tua città, ti accorgerai che il mondo è più vario di così. E per chi è gay non è diverso.


Gay Bear Art: intervista a Perdido, disegnatore ursino
Gay Bear Art: intervista a Perdido, disegnatore ursino
Gay Bear Art: intervista a Perdido, disegnatore ursino
Gay Bear Art: intervista a Perdido, disegnatore ursino

A chi ti ispiri nei tuoi disegni?
Di base mi ispiro ai miei personali fantasmi, quindi al modello di uomini corpulenti e baffuti. Ho una memoria visiva abbastanza affidabile, perciò attingo molto anche dalle figure maschili che incontro e che mi colpiscono. Può capitare anche, per divertimento, che nei miei lavori compaiano le caricature di veri e propri amici, o di attori famosi. Per ora sto lavorando a un episodio di Bear Degeneration in cui entra un scena un personaggio che ha le fattezze dell’attore porno Ron Jeremy, noto per la sua attrezzatura, ma soprattutto per essere un pornodivo eterosessuale sui generis. – tracagnotto, peloso, paffuto –. Lo hanno persino soprannominato l’Istrice.

Tra le persone famose (attori, cantanti... fa tu) chi, secondo te, è un orso (quasi) perfetto?
Il discorso è parecchio soggettivo. Come dicevo all’inizio, la definizione di Orso è più elastica di quanto possa sembrare. C’è chi ha una vera passione per gli uomini bene in carne, e tra gli attori del momento indicherebbe il comico Kevin James (visto nel discutibilissimo Vi dichiaro marito e marito). Da un altro lato, Russel Crowe con il Gladiatore ha conquistato una grossa fetta di popolarità presso la comunità degli orsofili con un look che potremmo definire ursino doc. Se poi devo fare una mia scelta, farei il nome di James Gandolfini, il protagonista de I Soprano. Lo adoro. È un orso magnifico e pieno di carisma.

Gli orsi sono un sottoinsieme (passami la parola) dell'insieme gay: non si rischia una ghettizzazione eccessiva accentuando i caratteri propri della cultura ursina?
I fanatismi sono sempre pericolosi, ovunque si manifestino. La parola etichetta ha acquistato una connotazione negativa. Ma è altrettanto superficiale e sbagliato rifiutarle a prescindere. Dobbiamo ricordarci che l’uomo è un animale politico in quanto possiede il linguaggio. E il linguaggio è un insieme di segni che gli permettono di identificare cose e concetti, riconoscerli e quindi gestirli nel migliore dei modi. Nel corso della storia, molte minoranze hanno dovuto far ricorso a simboli per potersi raccogliere sotto un’unica bandiera e lottare per il proprio diritto a esistere. Gli stessi ebrei, prima della persecuzione nazista, non avevano consapevolezza della loro radice giudaica. Erano cittadini come chiunque altro, spesso neppure praticanti né credenti. La follia della Shoah li ha portati a riscoprire quell’insieme di elementi che faceva di loro un popolo al di là dei confini geografici. Da questa nuova consapevolezza e dalla volontà di prevenire il ripetersi del dramma, è nato lo stato di Israele. Ma anche i neri d’America, prima schiavi, poi vittime del razzismo, hanno prodotto dei codici alla luce dei quali potessero maturare solidarietà e conoscenza. Il poeta senegalese Léopold Sédar Senghor, in seguito anche presidente del suo paese, inventò il concetto di “negritudine”, in cui ogni nero del pianeta poteva riconoscersi con orgoglio. E non dimentichiamo che anche il Gay Pride, nato dalla resistenza dei travestiti nel locale di Stonewall, ha la funzione di rammentare al mondo che l’omosessualità non è il diavolo.


Gay Bear Art: intervista a Perdido, disegnatore ursino
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Con gli orsi non è diverso. L’omosessualità ha prodotto a sua volta una serie di canoni in cui riconoscersi. Ma sono canoni che prendono ancora molto dalla cultura maschilista. L’oggetto del desiderio non può che essere snello, giovane, fashion, conforme al modello ideale proposto dalla società dei consumi. Altrimenti... è un orso. E allora se ne torni allo zoo. Non sono parole che sto inventando, c’è chi si esprime davvero così. Insomma, l’essere umano ha bisogno di codici per capire la vita, per capire se stesso e intraprendere il suo cammino facendo economia di sofferenza. È facile essere snob e dire che le etichette vanno abolite. Benissimo. Aboliamo le saune, allora. Aboliamo le guide turistiche orientate per gay. Via Spartacus, via le discoteche gay. Che bisogno abbiamo di questi ghetti dorati? Tanto siamo tutti uguali. Vogliamo tutti le stesse cose, no? A quanti, tra quelli che storcono il naso davanti ai codici, andrebbe di vivere così? Personalmente posso dire che, senza la cultura ursina, forse oggi non mi sarei ancora riconosciuto come orso e come gay. Forse starei vivendo una vita ancora incerta e molto meno serena. E anche il disegnatore Perdido, non esisterebbe.

Siamo in estate: quale è la vacanza preferita di orsi & C?
Così torniamo al discorso dei cliché. Da un lato parliamo di etichette e della loro opportunità. Dall’altro ci aspettiamo che gli orsi siano un’entità collettiva che si muove in massa all’unisono. Sarebbe facile rispondere a questa domanda dicendo: più o meno le stesse di tutti gli altri tipi di gay, magri, curati e insofferenti alle etichette che non li riguardano. Come esistono servizi che organizzano crociere gay, ci sono anche quelli caratterizzati in senso ursino. Lo spunto commerciale non cambia, orsi o no. Si offre la possibilità di una vacanza in mezzo a persone che possano risultare gradevoli a seconda delle inclinazioni. Ma si può sempre andare per conto proprio in montagna o al mare, ed è molto facile che lì si incontrino sia orsi pelosi che gay palestrati, con buona pace delle categorie. Non dimentichiamo che prima di ogni altra cosa siamo esseri umani. Come tutti mangiamo, beviamo, abbiamo bisogno di essere amati, di fare all’amore, di lavorare e di riposarci. Magari con una bella vacanza, chi può permetterselo. L’importante è godere la vita finché si può, facendo quel che piace fare nei limiti della libertà altrui. L’obiettivo è uguale per tutti. Volere bene a se stessi. È il punto di partenza per qualunque viaggio, e la migliore delle vacanze possibili.


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