Interessante e ben fatto il libro di Daniel Borrillo Omofobia. Storia e critica di un pregiudizio, edito dalle edizioni Dedalo con la postfazione di Stefano Fabeni.
L’omofobia è l’atteggiamento di ostilità nei confronti degli omosessuali, uomini o donne che siano […] Come la xenofobia, il razzismo o l’antisemitismo, l’omofobia è una manifestazione arbitraria che consiste nel definire l’altro come “contrario”, inferiore o anomalo. Nella sua irriducibile differenza, l’altro viene situato altrove, al di fuori dell’ambito comune degli esseri umani (p. 7)
In quattro densi capitoli, Borrillo analizza il fenomeno dell’omofobia. Nel primo capitolo pone dei paletti affrontando le definizioni e le questioni terminologiche. Passa poi, nel capitolo secondo, ad analizzare le origine e gli elementi precursori dell’omofobia nel mondo greco-romano, nella tradizione giudaico-cristiana e nell’attuale visione della chiesa cattolica. Il terzo capitolo affronta le dottrine eterosessite e l’ideologia omofobica con tutte le varie tipologie possibili: omofobia clinica, antropologica, liberale, burocratica, parossistica… Nel quarto e ultimo capitolo vengono affrontate le cause dell’omofobia. Tra le varie cause mi sono soffermato particolarmente sull’omofobia interiorizzata:
I gay e le lesbiche non sono risparmiati dai sentimenti omofobici. L’odio della società nei confronti degli omosessuali può trasformarsi in odio verso se stessi […] Lo stereotipo ancora diffuso dell’omosessuale incapace di una vita affettiva piena, senza famiglia e senza figli, ridotto a finire le sue giornate in una solitudine insopportabile, spesso risolta con il suicidio, ossessiona molti gay che, per evitare tale “tragico destino”, si impegnano in un’opera di rifiuto della loro sessualità (pag. 101).
E continua
Di fronte a una tale carenza di punti di riferimento culturali, la disperazione che assale molti adolescenti gay e lesbiche sembra comprensibile. La manifestazione pubblica della loro omosessualità (coming-out) rappresenta in questo senso un momento liberatorio. Con questo gesto, gay e lesbiche vogliono farla finita con la clandestinità in cui sono stati confinati (pag. 103-104)
E conclude il paragrafo rispondendo ad una domanda che spesso abbiamo sentito anche qui su Queerblog:
Nessun eterosessuale si sogna di fare un coming-out: è già nell’universo pubblico, grazie alla sua “normalità” gode da sempre della presunzione di eterosessualità. L’omosessuale, invece, a causa della sua differenza, deve annunciarsi, chiedere permesso, avvertire i “normali” del suo ingresso in un territorio che non gli è naturalmente destinato. Ma tale domanda non è forse il segno del riconoscimento di questa forma di dominazione eterosessista? (pag. 104)
Il libro si conclude con due perle: la conclusione vera e propria che parla Dei mezzi per lottare contro l’omofobia e l’ampia postfazione di Stefano Fabeni – direttore del programma per i diritti glbti di Global Rights – sull’Italia delle omofobie.
Un libro che consiglio caldamente sia per poter avere una conoscenza chiara del fenomeno sia per avere una solida base argomentativa per rispondere a chi dice che in Italia l’omofobia non c’è…
Daniel Borrillo
Omofobia. Storia e critica di un pregiudizio
postfazione di Stefano Fabeni
Dedalo 2009
168 pagine, euro 16,00
Claroscuro
09 lug 2009 - 15:17 - #1Grazie per la segnalazione, davvero un articolo scritto e curato molto bene. Non resta che leggere il libro.
Agent Q
09 lug 2009 - 23:41 - #2Grazie mille! Questo libro sembra veramente interessante!
L’omofobia interiorizzata e’ una questione a cui penso spesso…
… per esempio non e’ omofobia interiorizzata dire che il gay pride dovrebbe essere sobrio e quindi che noi della comunita’ LGBT che abbiamo un’identita’ di genere fuori dalla norma, ci dovremmo nascondere perche’ senno’ la societa’ eterosessuale si offende?
rais
11 lug 2009 - 14:50 - #3Per quanto mi riguarda è anche un effetto dell’omofobia interiorizzata l’adesione di alcuni omosessuali a certi comportamenti stereotipati e presi molti di mira dagli stessi omofobi. Ho paura che spesso il sentirsi inadatti fin da piccoli crei in alcuni un difetto di identità per cui alcuni omosessuali per cercarsi un’identità, che da soli non sono riusciti a crearsi. adottino schemi di comportamento che gli vengono “suggeriti” nello stigma poi proprio dagli stessi omofobi, perché quello finisce per essere l’unico modo in cui riescono a identificarsi come gay. Sembra paradossale ma non è pi neanche un comportamento così strano, basta vedere per esempio quelle mostri che finiscono per difendere e giustificare i mariti violenti, spesso la vittima finisce per dipendere psicologicamente dal suo persecutore e ad adottare questi stessi comportamento che il suo persecutore la accusa di tenere
Agent Q
12 lug 2009 - 05:36 - #4Interessante. Forse sono d’accordo, Rais. Ma che cos’e’ esattamente questo stereotipo a cui ti riferisci? La classica checca? Guarda che “la checca”esiste da sempre ed e’ una rappresentazione di genere che molti uomini omosessuali e non hanno veramente… in fondo nella realta’ e fuori dalla rappresentazione mediatica si tratta semplicemente di uomini che hanno mutuato molti atteggiamenti e modi di essere dalle donne e dalla femminilita’. Cosa c’e’ di male in questo? Qual’e’ esattamente il tipo di uomo gay che ti da cosi’ fastidio e che credi sia dettato dalla cultura omofoba? Non so se questi comportamenti li suggeriscono veramente gli omofobi o l’industria globale dell’intrattenimento gay (riviste, comunicazione dei locali, film e telefilm, musica, moda, siti…) che dal disagio dei ragazzi gay normali produce grandi guadagni.