C'è posto per i gay nel nuovo PD?


«C'è troppo testosterone in questa fase congressuale, da tutte le parti. Quella nel Pd sembra una guerra tra bande. Non mi piace». A essere così 'definitiva' è Anna Paola Concia, in un momento difficile per il partito di opposizione che per ragioni oscure ha dentro anime libertarie e liberiste ma anche teodem e vaticaniste arcigne come la ciliciense Binetti o il neopapista Rutelli.

Finite le ferie, si dovrà decidere chi prenderà e se prenderà il posto di Franceschini che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe traghettare il Pd a partito candidato alla guida dell'Italia. Così da settimane si affilano le armi e da due che erano, Franceschini e Bersani, i candidati si sono moltiplicati con la loro brava pletora di sostenitori.

Naturalmente, come è nelle ragioni di una certa sinistra che inforna un po' tutto, dal clericalismo alle ragioni etiche, poco ci si occupa dei diritti civili delle minoranze; almeno fino a quando uno si alza e dice: "ma di coppie gay non ne parliamo?", oppure: "Hanno massacrato una lesbica, ne vogliamo parlare?". Beh, uno di questi si chiama Ignazio Marino, stimato chirurgo e senatore Pd della Repubblica. E come è nelle cose, la Concia lo ha seguito e sostenuto, tanto da allertare Bersani che ama molto parlare di numeri e poco di diritti, finché non gli si tira un po' la giacchetta.

Ieri Bersani, ospite di Zoro su Excite.it dice, riferendosi alle coppie di fatto: «Uno stato che vede crescere un fenomeno, e lo vede crescere a dismisura, deve regolarlo. Non è che lo chiamo matrimonio omosessuale, perché riconosco che non sono assimilabili». Poi, sulle adozioni da parte di coppie omosessuali, il cifrologo si chiude a riccio: «Io non sono convinto perché è un tema delicatissimo. Allo stato attuale, da quello che capisco, dico che non sono d'accordo».

Che qualcosa andava regolato sulle coppie di fatto lo aveva detto prima del Pd, i Ds, L'Ulivo e tutte quelle sigle politiche di cambiamento che in questi anni ci hanno allenato a spostarci da una parte all'altra. Sinceramente, l'attestato di Bersani, che stimo e ritengo politico eccellente, sia sulle coppie gay che sulle adozioni mi lascia perplesso e scettico e fumoso e sbagliato il suo pensiero sulle adozioni, un tema da sempre affrontato anche dalla sinistra con molta superficialità.

In molti, nelle organizzazioni glbt, hanno stimato che in Italia esistono 100 mila bambini di persone omosessuali, nati da precedenti matrimoni o grazie all'accesso, all'estero, alle tecniche di fecondazione. Quindi, onorevole Bersani, si potrebbe cominciare da un confronto sulla genitorialità glbt? Sui diritti che sono completamente assenti per i bambini che vivono nelle famiglie omoparentali?

Forse, anzi ha ragione la Concia quando dice, difendendo le posizioni di Ignazio Marino e sostenendolo alla candidatura per la segreteria, che: «Mi chiedo perché nel Pd quando si parla di omosessuali questi debbano sentirsi sempre persone di serie b. Serve una posizione chiara, non una mediazione tra posizioni». Ce lo siamo chiesti e continuiamo a chiedercelo ancora anche noi, cara Paola, e la tragicità sta nel fatto che non arrivano ancora risposte adeguate e definitive.

Per come stanno le cose, piacciono le interrogazioni glbt di Marino, ma ci preoccupiamo che abbiano blande risposte o forse nessuna.

Foto/Franco Folini

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