Dà del "gay" a un calciatore, che gli spara e lo uccide


Quando le vite di due persone finiscono in questa maniera, occorre pietà per entrambi: per il carnefice e la sua vittima. Due persone con ancora la vita in germoglio nelle vene, fresca e parecchio scapestrata come l'esistenza balda di tanti giovane. Uno è un 27enne, giocatore di calcio, militante nella squadra Atletico Junior di Barranquilla: nel 2005 aveva vinto un titolo nazionale.

L'altro è un elettricista di 17 anni, supporter della squadra del giocatore. Entrambi sono colombiani, amano ognuno a modo loro il football, come milioni di loro emuli nel mondo. E sono spesso le passioni, quelle più audaci, che ogni tanto si vestono di dolore e tragedia e un destino che si fa amaro e irrisolvibile per chi finisce in mezzo a quelle tragedie.

Secondo quanto riportato dal giornale colombiano online El Espectador, la squadra di Barranquilla aveva perso la doppia finale scudetto del campionato colombiano. Normalmente ci si rassegna, ma non sempre una sconfitta calcistica va di pari passo con la ragione.

Secondo quanto riferisce il quotidiano colombiano, dopo la partita, il giocatore si era recato in un ristorante. Lì un ragazzo 17enne lo insulta, dandogli dell'omosessuale, del frocio. E' un attimo: il calciatore estrae una pistola e fa fuoco sul ragazzo., uccidendolo. Poi si dà alla fuga. Ieri, annuncia El Espectador, il calciatore Javier si è costituito, dopo che la sua macchina era stata distrutta da alcuni presenti al fattaccio e la famiglia del ragazzo ucciso avesse invocato giustizia e vendetta.

Di episodi come questi, forse, ne esistono a centinaia quotidianamente in qualche parte della terra, senza che se ne occupi la cronaca. Il problema della tolleranza, dell'omosessualità che diventa spregio e parolaccia, tanto da armare una mano, è un problema serio, per certi versi irrisolto e irrisolvibile dove i gay sono ancora circondati da disprezzo e contumelie. I due ragazzi, alfine, sono frutto di una certa subcultura che penetra in certe nostre civiltà o inciviltà. Forse, quella vita sarebbe stata salva se l'insulto, il disprezzo fattosi parolaccia sarebbe stato di altra natura e sessualità; o forse sarebbe successo quel che è accaduto. Di certo, anche in casa nostra, vedo più livore quando qualcuno viene accusato di omosessualità o di atti omosessuali negli alterchi tra persone, nelle liti tra amici; capaci di frenare di molto la loro ira se invece che "frocio" l'epiteto diventa "cretino" o sui generis.

Spiace che un essere umano possa armare la sua mano perché un ragazzo poco più che adolescente lo apostrofi di omosessualità. Spiace per quella mano armata, che in un attimo ha cancellato anche la propria vita che non saprà e non potrà più essere la stessa di prima. Spiace per questo mondo che in continua e inarrestabile evoluzione, raccoglie il peggio di sé, avendo a disposizione il meglio di sé.

Foto/L*u*z*a

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