Il Papa dimissiona un vescovo gay. A Stoccolma una lesbica è capo della chiesa luterana


Il pontificato di Benedetto XVI, credo, sarà ricordato per una rigidità preconciliare e per come la Chiesa ha continuato a infierire sulle debolezze di certi preti senza, ad esempio, affrontare e punire esemplarmente le tante diocesi che si son macchiate del peccato di pedofilia. Mi spiace, ma continua a farmi una certa impressione, vedere il Papa che parla di povertà, intabarrato in paramenti di luccicante oro filigrana, di mitrie e stole ricche di pietre preziose in un trionfo di ambienti marmorei fastosi.

Spiace che il Papa non contempli il perdono ad un vescovo uruguaiano che, nella sua fragilità umana, non è riuscito a compiere fino in fondo il sacrificio della castità, finito poi per essere ricattato da due uomini che hanno intrattenuto rapporti sessuali con lui, messo sotto scacco da telefonini che riprendevano gli incontri.

Spiace che questa Chiesa della redenzione continui ad emettere editti contro i gay fuori e dentro la sua comunità, perdendo di vista il messaggio apostolico per cui era stata costruita dal suo fondatore Pietro. Da decenni vediamo uscire dalle mura leonine, sacerdoti che difendono l'omosessualità; che difendono i più indifesi e che dicono che questa Chiesa è troppo ricca per parlare di umana comprensione e di vita al servizio degli altri.

Monsignor Barbosa Da Silveira, così si chiama il vescovo dimesso dal Papa, dopo quegli incontri era stato ricattato dai due figuri e, accortosi dello sbaglio, aveva pubblicamente chiesto il perdono dei suoi fedeli. Ma il papa no, non l'ha perdonato chiedendo le sue dimissioni e ottenendole.

Inutile pensare alla Chiesa cattolica di oggi come ad una religione che si apre alla società e alle debolezze umane. Proprio in questi giorni, una donna, Eva Brunne, vescova luterana lesbica, madre di un bambino, è stata eletta capo della chiesa di Stoccolma. Come sempre, tante inutili polemiche tra i porporati e tanta e più accoglienza dei suoi fedeli. Uno dei preti luterani gay, padre di due gemelli, ha commentato: «La Chiesa non può permettersi di negare i sacramenti a queste famiglie», intendendo le omoparentali.

La nostra Chiesa è diversa. Nega, nega e non se ne ravvede!

Foto/rbtraveller

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