Il "chi è" dei gay che contano in Gran Bretagna. E in Italia?


Qui da noi, sempre più spesso si fa una grande e inutile gazzarra sulla potenza delle lobby gay. Ci si allenano anche i politici e, tempo fa, persino un quotidiano azzardò un ramo genealogico del "Gay power" italico. Se non vado errato, le prime fronde erano quelle del filosofo Vattimo, di Franco Grillini, dell'Arcigay e giù, giù fino quasi a raccontare di avventurieri che tutto erano meno che lobby. Mettiamoci, si fa per dire, il cuore in pace: alla luce della ombrosa realtà nostrana, non esiste una lobby gay, tutt'alpiù potremmo parlare di manager gay, di industrialotti gay, di fancazzisti gay; magari seriamente ci fosse una lobby seriamente gay in Italia.

Il vezzo è molto politico, forse per nascondere qualche omofobia e qualche distrazione sui temi della difesa e dei diritti. A far cadere Buttiglione da commissario Europeo, bastò un dossier, una persona e tanta aggregazione di soggetti. Forse lì, si potrebbe parlare di lobby, ma stiamo a Bruxelles mica a Roma o Milano.

Se dovessi fare una lista lobbista, nel senso più alto del termine, ci metterei dentro Vattimo, Grillini, Zan, ma anche Luxuria, Scalfarotto, Paola Concia. Non so: provate voi a stilare la top ten di chi secondo voi potrebbe fare ed essere lobby gay in Italia.

Intanto, da dieci anni, molto più seriamente, L'Indipendent, giornale britannico stila la sua personale Pink Power, mettendo ai primi posti, personaggi che fanno storcere un po' il naso agli attivisti glbt di Sua Maestà. Il gay numero uno risulta essere il primo Segretario di Stato, Peter Mandelson. A quanto sappiamo è stato lui a salvare Brown dalla crisi e a non farlo cadere. Segue Stephen Fry, scrittore-presentatore televisivo, seguito dall'attore Sir Ian Mckellen e via di nome in nome. La prima donna a piazzarsi al quinto posto è la cantante Beth Ditto, conosciuta anche tra i fashion per il suo look strepitoso nonostante le forme burrose. Beth è per molti un mito e una piacevole icona gay. Io la adoro e se ne hanno parlato tanto i nostri amici di fashionblog! un motivo c'è.

Forse qui da noi dovremmo organizzare le idee prima delle persone, ma è un discorso difficile che forse riguarda altro che non quello di cui parliamo. Cominciamo a pensare ad una ipotetica classifica, mettendo in primo luogo quel che la persona ha fatto per se stessa e tutta la comunità glbt italiana. Per non influenzarvi, la mia sarà l'ultima.

Foto/Ho visto nina volare

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