Minacciata Marialuisa; aggrediti transex a Bologna; Gay Village a rischio. Siamo ancora in Europa?


Credetemi, è difficile continuare a raccontare violenze, si rischia persino che noi stessi non leggiamo più queste notizie, avviene una certa rassegnazione mista ad assuefazione e ad una idea che oramai questa è l'Italia che ci propongono e il massimo che possiamo fare è invidiare l'Europa dei diritti e l'America di Obama a cena con 300 gay. Non stiamo affatto bene, perché vorrei come lo desiderate voi, raccontare altro che non episodi di violenza e di odio; di meschinità e di disperazioni. L'Italia di questi giorni è anche quella di tre episodi poco edificanti.

Il primo riguarda la ragazza di cui abbiamo già tanto parlato, Maria Luisa, la nobile studentessa che ha difeso un gay dalle pesanti derisioni di teste rasate. Maria Luisa, a quanto lei stessa dice, ha subito dopo l'aggressione minacce, addirittura nell'ospedale dove le sono state date le cure. Pare che sia stata avvicinata da uno degli aggressori che, dopo averla "salutata" se l'è data a gambe.

Nei giorni precedenti, altri due le avevano suggerito di non farsi vedere in giro e di non tornare in piazza Bellini. La ragazza dice di essere sicura che fossero tra gli aggressori. Dice anche di non sentirsi sicura e di desiderare protezione; di uscire da casa camuffata per paura di incontrare i suoi aguzzini. Mi sembra che Maria Luisa debba avere sì la medaglia, ma certamente andrebbe assolutamente protetta.

Il secondo caso è l'aggressione di due transessuali, avvenuta a Bologna. La denuncia arriva da Arcilesbica Bologna e dal Cassero, storica sede del movimento gay. Qualche notte fa, due finti clienti hanno pensato bene di "divertirsi" contro di loro investendoli col getto di due estintori. I presidenti delle due organizzazioni glbt hanno puntato l'indice contro un articolo di "Bologna Sette", il settimanale curiale bolognese distribuito con Avvenire che si diceva contrario alla campagna contro la transfobia voluta dalla Regione Emilia Romagna.

«Ci chiediamo se in tempi di forte e trasversale preoccupazione educativa sia giusto proporre alle nuove generazioni un modello di vita che non tiene conto della famiglia e delle nostre radici cristiane – sottolinea il settimanale diocesano “Bologna Sette” –. È una domanda che la Regione si dovrebbe fare».

Siamo ancora alle domande bislacche, ai luoghi comuni che dando diritti a chi non ne ha si fascia quel che c'è, dimentichi che molti, tantissimi di noi sono famiglia o vivono in famiglia. E forse anche quello 'zerovirgola', citato nell'articolo, ha armato la mano degli stupidi aggressori.

Terzo e ultimo: il solito, ripetitivo, stancante rito delle burocrazie per non far partire in buona lena il Gay Village di Roma. "Manca il nullaostra"; "No, quella sede non va bene"; "Questo luogo è sotto la protezione dei Beni Culturali" e così via ad estenuare il DiGay Project che organizza tutti gli anni l'estate gay romana. Pare, ogni volta che i gay vogliono organizzare qualcosa, che le leggi si mettano tutte di traverso contro di loro, e se non ci sono leggi arrivano i cavilli burocratici. Oggi ci dovrebbe essere la conferenza stampa di presentazione dell'evento e, crediamo, qualcosa si muoverà per dare diritto anche ai gay di avere un luogo di sano divertimento per loro, i loro amici e i tantissimi turisti gayfriendly della capitale. E che festa sia! Speriamo!

Foto | Alessio85

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