Alessio De Giorgi: "Il Movimento guardi oltre il suo steccato"


Contiuiamo le nostre interviste con gli esponenti del movimento LGBT italiano scambiando oggi due chiacchiere con Alessio de Giorgi. Molti lo ricorderanno principalmente come il direttore di Gay.it ma per chi lo avesse conosciuto solo attraverso la recente inchiesta del portale su Arcigay e le sue recenti considerazioni sulla presidenza di Aurelio Mancuso, c'è da ricordare che De Giorgi, oltre ad essere un imprenditore ed uno dei pionieri in Italia del tentativo di utilizzare internet come mezzo di confronto all'interno del movimento, dall'inizio degli anni '90 ha militato in Arcigay prima a Genova, poi a Pisa, dove ha lavorato come presidente, fino a diventare tesoriere nella Segreteria Nazionale. Sotto i riflettori nel 2002 per esser stato il primo, col compagno, a pacsarsi in Italia, prima del suo recente impegno nel PD è stato fino al 2006 Presidente Regionale Arcigay in Toscana.

Certo è che, accusato di lavorare per dare una pesante spallata ai vertici di quella che lui stesso definisce la "sua" associazione alla vigilia del Pride nazionale, De Giorgi, con i suoi editoriali, ha comunque portato alla luce qualche importante questione mai discussa o forse da sempre lasciata da parte dal movimento italiano su cui cercheremo di conoscere il suo parere.


Imprenditore, comunicatore, attivista gay, politico. Ci racconti chi è Alessio De Giorgi e come coniuga e concilia questi ruoli in parte diversi e talvolta in conflitto fra loro?

Alessio De Giorgi è un imprenditore che per molti anni è stato anche militante e dirigente nazionale del movimento lgbt dentro Arcigay. Faccio parte dell'Assemblea Nazionale del PD, ma del mio partito non sono militante, fosse solo che l'entusiasmo della sua nascita si è decisamente spento, almeno per me. Non mi sono mai candidato a delle elezioni, per intenderci, e non ho intenzione di farlo almeno finchè non avrò una età da pensione.Quale dovrebbe essere il conflitto? Solo in Italia, guarda, abbiamo questa idea che gli attori del cosiddetto "mercato gay" non sono parte del movimento lgbt, perchè non sarebbero "puri". Ho partecipato qualche settimana fa ad uno splendido Gay Pride a Tel Aviv, dove uno dei dirigenti più alti di quel movimento mi spiegava che ogni anno viene coinvolto tutto il movimento, e in questo lui dava per scontato di includere anche le imprese lgbt. Perchè in Italia non può essere così? Perchè il Pride è appannaggio solo delle associazioni? Non è che risentiamo ancora di una certa cultura un po' sessantottina per cui tutto ciò che è commerciale è "sporco", non puro per l'appunto. E poi, se proprio questa regola dovesse valere, sarebbe così "puro" questo movimento quando alcuni suoi circoli in città ad esempio come Milano, Bologna o Roma fanno fatturati da un milione di euro gestendo discoteche?

Dopo il grande Pride nazionale di Roma del 2007 la partecipazione alle manifestazioni LGBT sembra essere sensibilmente diminuita, sintomo forse di un movimento stanco e dal quale gran parte del popolo omo e transessuale non si sene rappresentato. Come pensi che il movimento possa uscire da questo momento di stallo?

La comunità lgbt non si sente più rappresentata dal movimento per diverse ragioni: perché non ha portato nulla a casa in questi anni in termini di risultati concreti, specie legislativi; perché è troppo politicizzato e guarda quasi esclusivamente a sinistra, specie quella radicale; infine perché i suoi esponenti, in troppe occasioni, hanno dimostrato di utilizzarlo spietatamente come trampolino di lancio per proprie carriere politiche. Questo movimento va riformulato, culturalmente e organizzativamente. Dal punto di vista culturale, va fatta entrare e promossa a dirigente una nuova generazione di ragazze e ragazzi che siano figlie di quest'Italia, e non dell'Italia del PCI e del movimento lgbt come cinghia di trasmissione di voti a sinistra: solo così avremo un movimento che localmente avrà le carte per parlare con tutti, nessuno escluso. Se l'obiettivo è di portare risultati a casa in termini di qualità della vita delle persone omosessuali, perché dovremo selezionare i nostri interlocutori? Come farlo organizzativamente? Semplice, con le primarie. Facciamo scegliere con primarie i dirigenti di una nuova federazione lgbt italiana, in cui ci siano TUTTI e non ci sia l'egemonia di nessuno, e vedrai che le cose cambieranno radicalmente.

Togliamoci il dente e veniamo alla questione hot del momento: questa scalata ad Arcigay si fa o no? ;)

Non ci penso neppure. Ho rifiutato una candidatura alle Europee, secondo te mi sono messo in testa di rientrare in Arcigay e diventarne Presidente? Possibile che in questo paese così corrotto uno che fa una battaglia la deve fare solo per propri interessi e non perché, più banalmente, "ci crede"? Ti dico di più: qui, oggi, mi impegno formalmente a non appoggiare nessuno dei pretendenti al trono di Aurelio Mancuso nonostante che, da re vacillante quale è ormai, ce ne siano già almeno quattro in pole position, pronti a partire dopo i Pride. Ormai Mancuso, dentro l'associazione, non ha più una maggioranza che lo appoggia e questo è chiaro a tutti. Sennò perchè gli editoriali di un solo sito internet (Gay.it) creerebbero così tanto clamore? Sennò perché in questi giorni neppure un dirigente nazionale di Arcigay è intervenuto a sua difesa?

Tornando seri ,una delle questioni di punta del "Dossier Arcigay" è la correlazione fra l'associazione ed i cosidetti "circoli ricreativi". Dopo l'unificazione delle due tessere, se si confrontano il numero degli iscritti, tanti da poter fondare un partito, ed il numero di persone che sanno anche solo dove si trovi la sede Arcigay nella propria città, per non parlare del numero di coloro che partecipano attivamente alla vita dell'associazione ed ai congressi, si nota una differenza numerica agghiacciante. Questa situazione non è però una novità degli ultimi due anni, dunque perchè una persona che per tanto tempo ha militato in Arcigay porta, almeno pubblicamente, alla luce solo oggi il fatto che per entrare in un Cruising Bar sono obbligato a sottoscrivere la linea politica di un'associazione?

Perchè quello schema andava bene dieci, venti anni fa quando i circoli ricreativi non erano così tanti, l'associazione era giovane e i soldi che giravano intorno al mondo gay erano pochissimi. Siamo cresciuti, è cresciuta la comunità lgbt, ed è ora che Arcigay separi definitivamente il circuito ricreativo da quello politico. Stride troppo entrare in un circolo dell'associazione che lotta per i tuoi diritti, per la visibilità e la tua salute, e vedere in vendita un profilattico a un euro, o trovare un cartello "è vietato l'uso del GHB" - come se in quella dark le altre droghe fossero permesse -, o assistere a serate disco dove il 90% del pubblico è eterosessuale (perchè fa incasso...). Per carità, nulla di illecito, ma queste cose lasciamole a chi fa impresa, senza che utilizzi il nome della principale associazione nazionale di gay e lesbiche.

A qualcuno ha dato fastidio ed ha generato qualche sospetto la pubblicazione dell'inchiesta su Arcigay poco tempo prima del Pride. Notiziegay.com, chiamandoti ironicamente Madame Royale, ha messo in evidenza una contraddizione fra quanto dichiarato nel tuo ultimo editoriale, dove dici che l'inchiesta sarebbe stata pubblicata immediatamente per l'ennesimo errore di Aurelio Mancuso che avrebbe deciso di sbattere fuori Fabrizio Marrazzo dalla segreteria nazionale, e quanto scritto da Daniele Nardini che diceva che altrimenti per lo stesso Mancuso sarebbero state chieste le dimissioni. Una volta per tutte chiariamo la correlazione fra l'inizio della vostra inchiesta, il Genova Pride e la vicenda Marrazzo?

Questa ultima ondata di polemiche non l'ho creata io, ma Aurelio Mancuso. Io, come tanti altri del resto, me ne stavo tranquillo tranquillo, in una sorta di tregua per la stagione dei Pride, dopo le durissime puntate della nostra inchiesta, l'ultima delle quali risaliva di aprile. Non sono stato io a violare questa tregua, ma Mancuso, decidendo di compiere un gesto a mia memoria mai accaduto nella storia di Arcigay, e cioè quello di dimissionare dalla segreteria nazionale un suo dirigente di primo piano, presidente di Arcigay a Roma, il giorno dopo lo straordinario successo del Pride di Roma e a tredici giorni da quello di Genova. I motivi non sono stati ancora resi noti alla stampa. Ma dove siamo? Cos'è questo clima sovietico, da Mosca degli anni '70? Ma dov'è l'associazione trasparente che Mancuso voleva creare? Quella raccolta da Nardini poi era una indiscrezione che Mancuso non ci ha confermato. Che sia stato costretto o no, comunque, Mancuso era il primo firmatario della lettera di espulsione dalla segreteria nazionale: se era così convinto di tenere Marrazzo in segreteria, poteva davvero sfidare gli altri a dimissionare lui.


Hai militato in Arcigay per 17 anni. Se un domani potessi, cosa cambieresti ed in che modo miglioreresti l'associazione?

Ribadito che non mi voglio candidare, sposterei la sede a Roma: è a Bologna solo perchè Arcigay è figlia del PCI, e non è un caso che Mancuso l'abbia lasciata lì. Staccherei il circuito ricreativo da quello politico, lasciando però che il primo finanzi le attività del secondo, e comunque sarei decisamente più drastico nella selezione dei locali che vi aderiscono, premiando qualità e servizi. Promuoverei una nuova generazione di dirigenti, facendola eleggere con le primarie. Metterei la totale incompatibilità tra le cariche nell'associazione e gli incarichi politici, per evitare che Arcigay venga usata come trampolino di lancio per proprie carriere. Spenderei un po' meno soldi nella struttura, specie in consulenze e rimborsi spese, e li investirei in campagne sulla salute, per i diritti, contro l'omofobia.

In passato hai dimostrato di esser capace di intercettare le nuove tendenze e di essere molto aperto alle novità: hai mai pensato che uno dei problemi del movimento possa essere che in un'era in cui la comunicazione, l'informazione, il modo di contattarsi, di conoscersi e di confrontarsi sono radicalmente cambiati, l'associazionismo classicamente inteso e come l'abbiamo conosciuto fino ad ora, a meno di una sua rapida evoluzione, possa essere percepito come una forma agonizzante di attivismo?

Non credo, sinceramente. Non buttiamo via il bambino con l'acqua sporca. Mancuso è stato un pessimo dirigente di questa associazione, ma Arcigay ha ancora tanto, tantissimo da fare. I social network, internet non è tutto. La gente continua ad andare al cinema, a leggere il giornale e pure a fare tanto volontariato, nonostante l'egoismo trionfi ovunque. Anzi, questo modo di vivere il proprio orientamento sessuale, con responsabilità e altruismo, andrebbe rilanciato e promosso con campagne di comunicazione, che un sito come Gay.it appoggerebbe più che volentieri. Certo, il volontariato non può senitrsi usato, motivo per cui in Italia, e specie in Arcigay, è in crisi: perchè anche noi non possiamo essere come le grandi associazioni nazionali di altri paesi, dove il presidente e la struttura politica non sono retribuiti, ma lo sono - ovviamente - il direttore e la macchina organizzativa che da lui dipende?

Il popolo Lgbt italiano è smarrito ed avvilito dal fatto che, in maniera del tutto evidente e del tutto atipica rispetto al resto d'Europa, sembra non riuscire a trovare una valida rappresentanza all'interno dei partiti di entrambi gli schieramenti. Secondo te c'è un modo per ricucire questo grande strappo fra la politica e di diritti delle minoranze?

Sì. Semplicemente smettendo di pensare che il movimento debba esprimere direttamente propri rappresentanti in Parlamento, e iniziando a creare alleanze con tutti coloro che, eterosessuali o omosessuali poco importa, hanno a cuore i nostri diritti e la battaglia per la piena parità delle nostre coppie. Prendi Paola Concia, lesbica dichiarata: non veniva dal movimento e per questo nessuno la voleva, tant'è che Mancuso irresponsabilmente ne ha criticato fortemente la candidatura (ed è uno degli errori più gravi tra i tanti che ha fatto), e ora si sta dimostrando una buona, ottima deputata. Lo strappo - come giustamente lo chiami tu - è dovuto anche al fatto che il movimento lgbt non ha minimamente interiorizzato la rivoluzione nella politica italiana di questi ultimi due anni: continua a parlare coi Diliberto, coi Pecoraro Scanio, senza accorgersi che i partiti in Parlamento sono cinque ed è con tutti questi che occorre dialogare. Anche con quelli che ci piacciono poco, molto poco, e con cui il dialogo sarà difficile, difficilissimo.

Tu lavori all'interno del PD dove esiste piccolo gruppo di persone dichiaratamente gay e lesbiche che affermano di poter lavorare per far sì che il partito torni ad occuparsi anche dei nostri diritti. Realisticamente: non significa continuare a tirare una coperta troppo corta?

Io non faccio parte di nessun tavolo del PD. Ne sono uscito, senza fare polemica alcuna, quando otto mesi fa ho ravvisato un tentativo maldestro di Arcigay di impossessarsi di quel tavolo, condizionando l'esito della discussione. Dentro ci sono persone ottime, come la stessa Paola Concia, ma la cultura che domina quel tavolo - peraltro agonizzante - non c'entra nulla con quella del PD, ma di nuovo col PCI-DS. La mia idea era di creare invece un gruppo di persone, omosessuali ed eterosessuali, che condividevano la necessità di portare avanti le nostre battaglie in un partito che vede insieme laici e cattolici e che questi ultimi non vuole che siano ospiti scomodi, ma persone con cui il dialogo è non solo necessario ma pure fecondo, per portarli lentamente sulle nostre posizioni. Del resto, "this is Italy": mi pare evidente che non avremo mai nessuna legge a nostro favore se non riusciamo a portare dalla nostra anche qualcuno che sta oltre lo steccato.

Durante la querelle con Mancuso hai colto la palla al balzo per portare alla luce un problema reale e molto importante, quello della necessità di un'informazione di qualità e libera all'interno del mondo LGBT che mi sembra tu rivendicassi con una certa forza. Guardandoci intorno sembra però che non siano molte le testate LGBT realmente libere, se non altro perchè in gran parte gestite e scritte dalle persone che fanno parte delle associazioni stesse. La scena è ancora più desolante se si guarda ad internet, fatta eccezione per i blog che però per loro natura non necessariamente fanno informazione, dove Gay.it dopo anni è ancora il leader indiscusso e senza reali concorrenti, dell'infomazione LGBT via web per numero di contatti. Insomma: qualcuno sostiene che sia curioso che questa rivendicazione venga da chi è a capo di una sorta di piccolo monopolio. Cosa rispondi?

Monopolio? Ma se fioriscono i siti internet di notizie, ne nasce uno nuovo ogni giorno... e poi ci sono Gay.tv, che svolge bene il suo ruolo di competitor, e voi blog, che siete sempre così interessanti da leggere - e di questi, alcuni sono vere e proprie testate giornalistiche, ormai -. Certa è una cosa: finalmente siamo riusciti a sfatare quel pezzo di "ideologismo omosessuale" che imponeva alla stampa lgbt, fino a qualche anno fa, di "pompare" sempre e comunque per il movimento, senza mai criticare, dire la propria, svelare retroscena, facendo insomma giornalismo. Quell'epoca, grazie al cielo, è finita e devo dire che voi blog ci avete dato una grande mano.


La tua attività di imprenditore non ha riguardato solo Gay.it ma anche le attività relative al cosidetto "turismo gay", che genera sempre un fervente dibattito, in particolare Friendly Versilia ed ora crociera "Revuelta!" riguardo la quale qui da noi era già nato un piccolo scambio divedute fra i nostri lettori. Qual è il limite oltre il quale un luogo di aggregazione, un locale, una serata, una vacanza dedicata ad un pubblico specifico si trasformano da occasioni di aggregazione a, come li definiscono i detrattori, ghetti e cosa fare per evitarlo?

Io credo che ci sono momenti in cui è bello e opportuno stare tra di noi, e momenti in cui è bello e opportuno mescolarsi. Friendly Versilia - di cui però ora non mi occupo più - è stata per anni uno straordinario esempio di turismo gay, ma Torre del Lago era ed è ancor oggi frequentata da tantissimi etero-friendly, in un modello di integrazione e contaminazione che in Italia è difficile vedere. La crociera che stiamo organizzando, invece, sarà di fatto organizzata solo per gay e lesbiche, ma è normale che sia così: una nave, che è un luogo circoscritto, è ben difficile pensarla a un luogo di "contaminazione". E poi, c'è sempre dietro un po' di omofobia dietro a questi discorsi: perchè un raduno di giocatori di ... non è un ghetto e una crociera gay lo è? E perchè chi fa business sopra questo è uno che sfrutta i gay, mentre un libraio è uno che non lucra sulla nostra sete di cultura?

Grazie ad Alessio De Giorgi per aver risposto alle nostre domande!
Andrew per Queerblog

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