Dalla Cina il gay pride. Con una mezza benedizione cattolica

Logo del Pride di ShangaiIl giornale online Pontifex istituisce una sorta di paragone tra il gay pride svoltosi in Cina e quelli che si svolgono in Italia. Chiaramente il paragone è fatto di sottintesi e non esplicitamente. Mi pare significativo, però, che ci sia una sorta di benedizione per un pride, seppur dev'essere sobrio e silenzioso. Ecco il testo di Rita Occidente Lupo, del cui modo di scrivere ormai sono un fan sfegatato:

Dalla Cina, di tutto un po'. Oltre il boom economico, inflazionante a prezzi concorrenziali il nostro mercato, l'emulazione dei diritti. Il gay pride. Senza trasgressività. Per la prima volta, Shangai s'attrezza a dar voce al 10% degli occhi a mandorla. Una settimana tra convegni, proiezioni e discussioni, sulle dinamiche omosessuali. In riserbo, senza sfilare. Il ricavato, agli orfani della sieropositività.

Da notare: in riserbo, senza sfilare espressione che, più o meno, ritornerà più avanti (Non ostenta, ma urla il diritto ad esistere nella diversità omo). Continua poi l'autrice:

Un modo per far valere i propri diritti anche nel Paese che fino a qualche tempo fa, non sapeva neanche che potessero venir fuori. Il regime, imponeva l'austerity. La piazza, protesta silente. Tian'anmen: i martiri studenteschi. Soffocati, dalla strenue lotta col regime. 1989: un cumulo d'ardimentosi, pone fine alla primavera di Pechino. Il rosso di una vita, alabardo per vivere. Shangai non dimentica: oggi si coalizza. Prende coraggio sul resto del mondo. Stavolta può farlo. I tempi sono maturi. Non ostenta, ma urla il diritto ad esistere nella diversità omo. In quanto allo spessore, in seno alla società, asiatica, tutto da vedere. Il sasso nello stagno crea comunque un gorgo.

  • shares
  • Mail
11 commenti Aggiorna
Ordina: