Stereotipi, la stampella dell'omofobia?

Ormai grazie ad internet ed alla sua diffusione i temi riguardanti il mondo LGBT sono largamente sdoganati. Non parlo solo di portali e blog specializzati ma anche di sezioni di siti generalisti dedicati ai temi del mondo queer. Uno di questi è certamente il discusso ma sempre più celebre Yahoo Answers che ha dedicato all'area LGBT una sezione apposita e che spesso più di altri mezzi quali chat, forum ed i blog stessi, la cui partecipazione è per lo più limitata a persone gay e lesbiche, sembra essere un servizio grazie al quale il mondo etero e quello omo riescono ad interagire.

In particolare, sfogliando la sezione, mi sono imbattuto in una domanda ricorrente che spesso si sente pronunciare agli etero ma che è altrettanto spesso motivo di inizio di lunghe discussione anche fra gay e lesbiche:

Ma perché i gay si lamentano degli stereotipi e poi li rispecchiano tutti?

La domanda porta ovviamente una doppia riflessione: perchè gran parte delle persone pensano che gay e lesbiche siano necessariamente legati a degli stereotipi e cosa fare per "dimostrare", anche solo per il semplice amore della verità, che questo non corrisponde del tutto la realtà? Ma soprattutto, cosa ben più importante, perchè, come queste domande da parte degli etero e alcune risposte ed argomentazioni da parte degli stessi gay, una persona che aderisce completamente ad uno stereotipo, che pur diverte in Tv e nel mondo dello spettacolo persino i più pruriginosi benpensanti, sarebbe più biasimabile di una persona cosidetta "normale"?

La risposta alla prima domanda sembra essere molto semplice, almeno a parole, anche se richiede un discreto sforzo di immaginazione visti i tempi che corrono: chissà che shock per la gente scoprire d'improvviso che il proprio medico, che il proprio fornaio, che il bancario al quale paga il mutuo, la propria farmacista, la fioraia sotto casa, il meccanico al quale affida la propria auto o il proprio insospettabilissimo cordiale vicino di casa hanno come compagno o come compagna una persona dello stesso sesso pur non avendo ciuffi di capelli color ginger e senza necessariamente uscire di casa avvolti da boa rosa. In fondo continuo a credere che smontare, là dove sia possibile, questi stereotipi striscianti che portano dietro gran parte della violenza verbale, fisica e psicologica che ci viene in dosi diverse giornalmente inflitta, attraverso un sereno coming out resti la più alta forma di militanza esistente.

Probabilmente è anche vero che il ribaltamento di questi stereotipi,così come quello dei più correnti insulti, è utilizzato da molti per esorcizzare e respingere l'imbarazzo e, perchè no, anche il dolore che ogni discriminazione infligge, ma ovviamente non tutti siamo ugualmente forti, risolti ed accettati allo stesso livello e molti, anche all'interno della stessa comunità LGBT, stentano a capirlo.

Tutto questo non deve però far dimenticare qualcosa di apparentemente molto banale ma evidentemente molto difficile da metabolizzare: aderire ad uno stereotipo non sempre è una scelta e, anche qualora lo fosse, non può assolutamente giustificare un'emarginazione o una violenza come spesso, secondo le cronache, accade. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate in merito, se conoscete persone "stereotipate" e non, se vi ci rapportate in modo diverso, quali modelli di riferimento usate per individuarle e dove collochereste voi stessi.

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