Eva Herzigova: "I modelli non sono gay. Magari bisex"


Quando si parla di bisessualità, che si tratti di uomini o di donne, che riguardi il mondo del fashion o quello del tubo catodico o al plasma, c'è sempre una sensazione che la risposta venga data a metà. Una specie di salvacondotto per traghettare tranquillamente da una parte all'altra. Non che si voglia negare l'esistenza bisessuale, sarebbe sbagliato, visto che lo esibiamo nel nostro acronimo di movimento; ma resta sempre un margine di dubbio se quella bisessualità è votata all'omoerotismo o all'eterosessualità; se è un frizzante gioco giovanile o se serve ad aprire la mente e/o magari un successo tra gli amici o nella vita privata e di lavoro. Forse, a ben guardare, le sessualità, anche nel nostro caso, sono così tante che riesce ridicolo e inutile il gioco delle appartenenze. O forse necessitiamo così tanto di appartenere ad una sessualità precisa e concreta da screditare il valore delle altre. E così, il dubbio si è riproposto oggi, leggendo una bella intervista che Vanity Fair ha fatto alla prescelta per la nuova campagna Dolce & Gabbana, Eva Herzigova.

Alla fatidica domanda se "Modello uguale a omosessuale", la Herzigova non ha dubbi: crede di averne conosciuto uno, un paio al massimo, di modelli gay. No, non ridete per favore! Eva continua affermando che è più probabile che i modelli di oggi siano bisex, "più aperti alle esperienze. Giocano con questa loro bellezza quasi femminile e si lasciano trascinare. Ma è sempre stato così anche nel passato, no?". No, madame, perché non riusciamo a capire da cosa lei desuma che i modelli odierni siano bisex e quelli di ieri anche. Immagino esistano modelli con diversi desideri sessuali, che hanno un corpo così bello da interessare la moda. Però, se Eva si facesse un giro nello showroom di un mio ex, potrebbe alzare la quota di modelli che amano lo stesso sesso. Suvvia, uno, un paio al massimo... nella moda... suvvia! Però quello della bisessualità nella moda è certamente qualcosa che emerge non da oggi, anche se non si comprende del perché riguardi e debba riguardare solo gli uomini.

Sullo stesso numero di Vanity Fair c'è un'altra stella del jet set internazionale, Maria Sole Brivio Sforza, che parla di bisessualità, visto che un certo gossip la chiacchiera su una spiccata predilezione verso altre donne. Lei risponde con charme; come solo una donna sa rispondere su argomenti così intimi: "Metto un piedino nell'acqua, ma poi non mi tuffo" e poi, dico, con un marito come Max Maggi resta un bel navigare, no? Strano, ma non troppo, poi che siano le donne ad essere più puritane di noi maschietti, anche nel racconto delle doppie sessualità e forse, anche lì, come afferma la marchesa, c'è sempre la paura di tuffarsi, di innamorarsi, che poi con quel doppio come agire?, cosa fare? Vorrei davvero vedere cosa succederebbe se un modello bisex si innamorasse perdutamente di un altro modello o di un benzinaio o del proprio datore di lavoro. Passa la sponda o continua a narrare la propria bisessualità? Nell'incertezza, lasciamo la "b" nell'acronimo GLBT.

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