No, quel carro non è blasfemo, è antigay!

Che io sia cattolico o protestante; che sia valdese o ateo poco importa. Neppure a me è piaciuto quel carro con le icone esibite di Gesù e la Madonna che milioni di persone amano nel culto spirituale e umano. E mi trovo in disaccordo con l'amico Robo che domanda: "Perché chiedere a noi rispetto quando voi verso di noi non lo avete?". Mi sembra, nella sua formulazione, una domanda troppo facile, anche se utile ad una approfondita discussione . Che la Chiesa abbia le sue arcaiche convinzioni sull'omosessualità è cosa risaputa da tempo; che spesso queste idee odorino di omofobia è cosa certa pur conoscendo una parte importante del clero che ha visioni e pensieri completamente diverse dalla sua gerarchia e persino dei cardinali come Carlo Maria Martini o Tettamanzi che hanno meglio compreso i temi dell'accoglienza parlando di omosessualità non certo in toni dispregiativi. Tutt'altro! Ma se, per dirla terra terra, qualcuno (diciamo il clero, ma sicuri che siano loro i primi e gli unici, tali da farci un carro in un Gay Pride?) osa aggredirci e noi rispondiamo con la stessa arma della delegittimazione, della derisione e pubblicamente dileggiamo quel che per loro è sacro, non stiamo forse diventano come loro se non peggio?

Vi è una strana stura nello svolgere i nostri Gay Pride; strana perché non l'ho mai vista in altri Gay Pride esteri a cui ho partecipato. E vi assicuro ne ho visti tanti. Qui da noi si dileggia la Chiesa che, ripeto, colpevole di occuparsi di omosessualità in malo modo e spesso a sproposito. In cambio, strano ma vero, si accettano politici che magari vengono a fare la loro sfilata prima della sfilata del Pride, rispondono alle domande dei giornalisti, si fanno fotografare, se ne vanno beati, contenti e sicuri che i gay si ricorderanno di loro in tempi di elezioni. In questi giorni, a Milano, a Roma, a Olginate, a Benevento, persone omosessuali sono stati oltraggiati nel corpo e nella dignità perché gay. Le associazioni GLBT tutte emettono comunicati e attenzione verso questi squallidi atti di squadrismo omofobo; ma i politici? Sentite o leggete di qualche politico, o meglio, di qualche partito, che alza la voce per decretare la fine di queste violenze? Se siamo in campagna elettorale, forse, magari, altrimenti è il silenzio dei vinti, il menefreghismo più assurdo e devastante. Ci sono stati a Roma carri contro l'omofobia dei nostri legislatori? Non siamo più dal 1870 sotto il dominio dello Stato pontificio. Siamo seri! Che significa mettere in piazza una rappresentazione che fa male al mondo cattolico, che ce lo rende ancora più inviso e nemico? Cosa ci rappresenta, anche a noi atei, un Gesù e una Madonna fustigati da una trans, in un Gay Pride? Che lettura verso la nostra e altrui omosessualità può darci se non la squisita quanto inutile provocazione? Ci sono comunità GLBT cattoliche, ci sono persone come don Franco Barbero, Pasquale Quaranta, che si battono nella loro fede, per i diritti GLBT. Quella rappresentazione ha leso credo anche loro, finendo per farla apparire antigay. Pochi tra noi possono smentire l'idea che le nostre ragioni, le nostre battaglie devono essere fecondate anche da chi gay non è, anche da quella parte cattolica e credente che non si riconosce nell'ipocrisia di certi prelati e non vuole usare le loro stesse armi della delegittimazione e dello sproloquio, ma continua ad avere nel cuore la fede e il credo. Va da sé che gli omosessuali come individui, come associazioni, in Italia non hanno a tutt'oggi la forza unica di poter raggiungere risultati positivi sulle rivendicazioni che da tempo desideriamo siano leggi dello Stato. Necessitiamo di una buona fetta della società civile; di nuovi padri e nuove madri che ci rispettino e ci aiutino; di una politica che senta il nostro grido e lo senta così forte e corale da rendersi disponibile al dialogo e alla promulgazione di nuovi diritti. E anche di un ceto cattolico, forte, fortissimo in Italia, con cui dialogare e far comprendere le nostre ragioni. Dialogo, mica sproloqui di piazza. Nessuno crede, anche tra coloro che hanno messo in scena la "blasfemia" che due figure come Gesù e la Madonna potessero essere esibite per conquistare diritti civili; siano servite al Gay Pride di Roma. Sono state inutili e controproducenti essendo per sua stessa natura, la politica e non la Chiesa a promulgare leggi nel nostro stato sovrano. Sono i politici i primi responsabili di questi vuoti legislativi per combattere le violenze omofobe, per proteggere le coppie di fatto, per aiutare le transessuali a trovare un lavoro che non sia la strada; che combatta il bullismo nelle scuole; che protegga i giovani. Credo, persino, che Avvenire abbia compreso meglio e più dei fantasisti di quel carro destinato solo a far parlare di sé, lasciando uno strascico di incomprensione per molti, rispetto ad una manifestazione che era altro. Per questo, e non è un caso, la "dura" penna del quotidiano Cei, per una volta non è stata così feroce come è accaduto in passato. Meditate gente, meditate!

  • shares
  • Mail
35 commenti Aggiorna
Ordina: