Aggressione omofobica: un giorno di ordinaria follia a Milano

violenza_gay Spesso, purtroppo, leggiamo di aggressioni contro gay in vari parti del mondo: ironia della sorte, ieri si è saputo di quella coppia di amici pestati a Roma, a Campo de' Fiori, il giorno prima della violenza a Fiume. Potremmo stilare un elenco infinito di azioni omofobiche e ogni volte si tende ad essere indignati e a manifestare uno sdegno in merito a quello che sentiamo. Ma, come in molte notizie di cronaca, a volte si pensa, ingenuamente, che sia qualcosa che a noi non possa accadere, si legge quasi sempre di nomi che non conosciamo e volti di persone che vediamo per la prima volta online, su un sito internet o su un foglio cartaceo. E la "conosciamo" con il volto pieno di lividi, labbra tagliate e sguardo spento. Vittime di una violenza senza senso e di una crudeltà che non riusciamo a comprendere.

Ciò di cui sto per parlarvi, invece, è successo ad un mio amico. Probabilmente farà discutere, farà indignare, sembrerà assurdo nel leggerlo. Parlandone, spesso venivo interrotto da frasi come " Ma non ci credo, ma dai!" o da esclamazioni tipo " Ma stai scherzando?!!?". No, non sto scherzando, quello che sto per raccontarvi è vero, ho tra le mani la copia della denuncia che Fabio ha fatto, una settimana fa. E' successo in pieno centro a Milano, in zona San Babila. Nessuno ne ha parlato, nessun sito lo riporta. Io voglio farlo, per dovere di cronaca, senza alcun conflitto di interessi, solo perchè è successo ad una persona che conosco: l'avrei fatto in ogni caso.

Venerdì 5 giugno 2009 Fabio, insieme ad un suo collega di lavoro, durante la pausa pranzo, cammina per piazza San Babila, accanto ad alcuni stand di propaganda politica del Popolo delle Libertà ( Pdl) in merito alle elezioni imminenti dei giorni successivi. Stanno ridendo e scherzando e, ingenuamente, 'osano' fare qualche metro a braccetto. Un ragazzo dello stand consegna un volantino all'amico di Fabio, che lo osserva, distratto. Accanto a lui, Fabio lo prende per leggere anche lui quello che c'è scritto. Forse per il forte vento che c'era a Milano quel giorno, forse per distrazione, il foglio scivola a terra. E' un attimo, è un gesto senza importanza. E' ciò che ha provocato tutto il resto.

"Che cazzo stai facendo?? Non ti permette di buttare il nostro volantino!!!" Fabio si volta nel sentire quelle parole e lo stesso giovane che le ha pronunciate lo colpisce con una manata al petto, violentemente. Fabio è incredulo, lo guarda con aria interdetta, per l'assurdità di quello che è successo in quei secondi: un volantino cade per terra, volano insulti e accuse, addirittura viene spintonato... Fabio commette un secondo "grave" errore: risponde alla provocazione, chiedendo cosa gli stia prendendo e che, sebbene il volantino gli sia caduto, che lui è libero di farne quello che vuole. Ne nasce una discussione e il tizio dello stand, furioso, inizia a spintonarlo nuovamente e lo prende a schiaffi, insultandolo. Interviene un passante che separa i due e allontana il ragazzo dello stand, che continua ad accusarlo e insultarlo. Fabio, incredulo e sotto shock, lo avverte che intende agire per vie legali. " Non ti azzardare a farlo!" è la risposta.

Fabio si allontana di pochi metri, per entrare a lavorare nel negozio poco distante dallo stand. Gli insulti continuano, senza sosta. Alla richiesta di smettere di insultarlo, il giovane continua a gridare, fuori dal negozio: " Vieni fuori che ti ammazzo, ti uccido!!! Brutto frocio di merda!!! Ricchione del cazzo!!!" Dopo un po' di tempo, il ragazzo si allontana e Fabio vede alcuni poliziotti in abiti civili, poco distanti, e chiede informazioni su cosa può fare. Rientra quindi a lavorare, e, con il cellulare, chiama il 113, aspettando l'arrivo della pattuglia. Fabio attende davanti al negozio e vede un altro ragazzo avvicinarsi a lui. " Che cosa stai facendo? Che fai con il cellulare in mano eh?". Si presenta come il fratello del ragazzo dello stand. " Aspetto la polizia." è la replica. Parole non gradite che provocano altre minacce aperte: " Io ti ammazzo, hai capito? Ti ammazzo! Tu devi avere paura! Io so dove lavori, hai capito? Io e i miei amici ti veniamo ad uccidere!" Poi si allontana. Passano pochi minuti e Fabio vede arrivare il ragazzo dello stand che, informato dal fratello di quello che aveva 'osato' fare, gli va incontro e, gridando come un ossesso, gli sferra un pugno in pieno viso, spintonandolo e colpendolo più volte alla fronte.

Fabio crolla a terra per i colpi ricevuti, mentre viene soccorso da una collega di lavoro. Si reca negli spogliatoi del posto di lavoro quando, finalmente, viene raggiunto da alcuni poliziotti che lo informano di avere i nominativi delle persone presenti allo stand. Fabio poco dopo viene fatto salire sull'ambulanza e ancora adesso non sa se la pattuglia dei carabinieri, che ha chiamato, sia mai arrivata. Sul posto, 4 poliziotti in servizio e due in abiti civili. Ma purtroppo tutto è già accaduto. All'ospedale viene medicato. La diagnosi riscontrata è un trauma cranico facciale non commotivo e concussione con nessuna perdita di conoscenza.

Questo è il racconto, queste sono le parole riportate sulla denuncia che ho letto. Ora è in malattia, prende ancora qualche antidolorifico per il dolore alla mascella. Ha sporto denuncia ovviamente contro i due ragazzi e ora ha tutto in mano un avvocato. Fabio confida nella giustizia. Ma l'assurdità di quello che è successo non ha prezzo, non ha valore, è inspiegabile. Una violenza scaturita senza un senso, senza una giustificazione. Sembra la trama di un film di serie B sulla quale i critici avrebbero probabilmente bocciato la storia: troppo esagerata e assurda, forse avrebbero accusato lo sceneggiatore di violenza gratuita. Ma tutto questo è accaduto. Purtroppo nessuno era un attore, ma tutte persone qualsiasi, che camminano per Milano, per tante altre città, che si confondono tra la folla. Persone che magari hai avuto accanto sul tram, in metropolitana, accanto a te a fare la spesa, che hai appena guardato un attimo e il cui volto hai già dimenticato pochi minuti dopo. Volti e facce che Fabio invece non dimenticherà mai. Individui che l'hanno chiamato " Frocio di merda, ricchione del cazzo", che l'hanno spintonato, colpito con schiaffi, tramortito a pugni e manate. Tutto questo per un volantino che scivola a terra, per distrazione, per il vento... E non appena si adagia sul marciapiede, fa scattare una insana e folle furia cieca...

Foto | Tabbouleh Breath

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