Una risposta a Zeffirelli: "Maestro, i demoni sono altri, non il Movimento gay"


Dopo il post di Robo, sono andato a leggere l'intervista rilasciata dal maestro Franco Zeffirelli al Giornale dove le risposte del regista e scenografo lasciano sconcerto e smarrimento. Parla della sua splendida villa romana, di Veronica Lario: "E' furbissima e arida"; delle sue due adozioni, Luciano e Pippo e parla, ahinoi, di quel che Robo riporta di quell'intervista: "Il movimento gay mi ha sempre fatto schifo". Forse, i movimenti, conoscendo "l'ammirazione" di Zeffirelli per la sua e altrui sessualità, hanno lasciato perdere; o forse, e giustamente, hanno altro da fare e pensare che replicare alle sibilline esternazioni del maestro. Peccato però che un uomo di cultura e sapienza come Zeffirelli si lasci andare in così malo modo verso la comunità gay italiana. Ma credo sia un vezzo che riguarda tutti coloro - con qualche lodevole eccezione - che hanno avuto dalla vita fortuna e ingegno e che non sono dannati come altri, come noi, a dover difendere la propria dignità e la propria sessualità. Mi chiedo cosa ci sia di schifoso nel movimento gay, gentile maestro; in cosa ci sia di abominevole nell'omosessuale che sculetta e si trucca. Forse che il suo amar gli uomini sia più sacrale e sacro del nostro amar gli uomini?

Il problema non è poi tanto se al maestro Zeffirelli faccia schifo il movimento gay perché non è greco-romano o non ha una "Virilità creativa". La questione è che l'omosessualità per molti e molte non è quella passeggiata o quel desiderio epico di farsi emuli eroi di un passato lontano; qui da noi l'omosessualità è ancora vista e vissuta come antisociale e trattata con violenza e derisione. Se un uomo di cultura come Zeffirelli usa parlare di "schifo", mette altra paura a chi ha già paura di vivere serenamente la propria sessualità. Purtroppo è questo e altro che il maestro non vede, non vuol vedere, circondato dalle sue sicurezze, dagli splendori della sua esistenza, dalla bravura che lo accompagna nel suo mestiere che gli tributa - giustamente - onori e agiatezza. Il problema è che il maestro Zeffirelli, con quelle sue dichiarazioni offende profondamente il movimento gay che è fatto di persone, non di vessilli o di bambole di pezza. Che cuore cristiano-cattolico ha, dimentico di quel che lui stesso ha vissuto nei confronti dei suoi rapporti con altri uomini?

Negli anni se ne sono raccontate tante sulle vicende sessuali e amorose del regista. Lui, puntuale, smentiva in patria quel che in patria e all'estero sapevano, riempiendo i salotti di storie e gossip e a tutt'oggi ostentando, anche con queste sue ultime dichiarazioni, un perbenismo religioso che non incanta più neppure la Curia romana. Ha un sapore davvero salato, greve, indigesto l'omofobia che viene fuori da un gay più o meno dichiarato, incapace di nascondere i propri segreti e le proprie pulsioni sessuali per via che le cose si sanno, sono pubbliche; e riesce invece a dar fendenti atroci e velenosi verso la comunità gay. Non è il primo attacco che il maestro Zeffirelli fa verso i gay e speriamo sia l'ultimo. Due anni fa si schierò a fianco del leghista trevisano Giancarlo Gentilini che chiedeva la "pulizia etnica dei culattoni". Si disse contrario al matrimonio tra gay cercando la stima dell'attuale Papa. Credo che se oggi fosse ancora in vita l'uomo che lo ha lanciato nella cinematografia, che lo ha amato, non certo di filiale amore, il grande Luchino Visconti, gli chiederebbe con la grazia di un uomo raffinato quale era, del perché di tanto astio e tanta insofferenza verso l'altrui omosessualità, tanto da definirla "schifo".

C'è un episodio che il maestro Zeffirelli, ha raccontato in una intervista a "Libero": Racconta che la sua prima volta fu durante la guerra «quando ero asserragliato con i partigiani sulle montagne di Firenze. Successe con un contadinotto, che si chiamava Vieri ed era nascosto in quei boschi. (...) La ricordo come una esperienza bella, perché eravamo talmente giovani... ci attaccammo l'uno all'altro, mentre il pericolo incombeva da tutte le parti. Intorno a noi c'erano i tedeschi che ci avrebbero impiccati se ci beccavano». Forse il maestro oggi dimentica di quanti "tedeschi" in Italia e altrove, detestano così tanto l'omosessualità da volerne fare carne da macello. E c'è un gay in Italia - ma non il solo - a cui il movimento gay che difende i diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, fa "schifo". Poveri noi!

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