Vladimir Luxuria: "Non buttatemi nel gossip, ho altro da fare". Intervista all'autrice di favole trans

«Hai visto che bel sole, mi verrebbe da stare qui con te a guardare il cielo di questa Milano che amo, ma non voglio far arrabbiare le signore giù». Vladimir Luxuria, nei tanti anni che la conosco è più bella, saetta come una manequin , ha un bel sorriso che le illuminano gli occhi penetranti e la semplice eleganza di un vestito che le dona sobrietà e fascino. Ci troviamo in un'ampia stanza, disadorna della Fnac di via Torino; nella sezione libri le sedie sono già tutte occupate, per lo più signore che tengono in mano come un reliquiario il libro di favole di Vladimir Le favole non dette, edito da Bompiani e recensite anche qui dalla brava Egizia Mondini. Quando torno in sala sono lì, un po' a rumoreggiare per quel ritardo che non sanno dovuto anche a me, per via di una chiacchierata per i nostri amici lettori di Queerblog.

Allora Vlady, come è nata questa idea di un libro di favole così speciali; alcune poi si rifanno a Pinocchio o a qualche altro personaggio della letteratura favolistica.
Intanto non mi sono voluta discostare dai temi che mi sono cari da sempre: far conoscere le cosiddette diversità; avrei potuto scrivere un libro sul "dietro le quinte di Montecitorio", vizi e virtù dei politici italiani. Avrei potuto scrivere cosa succede sull'Isola, ma tutto questo è un po' fuori dai miei temi. Forse di quel che parlo e scrivo è meno commerciale e anche più scomoda, ma certamente più utile. Quindi ho deciso di scrivere di persone che affrontano il tema del transgender visto con gli occhi del bambino, attraverso la formula della favola.

Una narrazione più piena, perché qui c'è altro.
Sì, certo. In molte storie c'è il personaggio principale che ha dei problemi, lotta contro gli orchi dei pregiudizi per arrivare al lieto fine, ovvero diventare se stesso, di non deglutire la sua diversità ma di mostrarla anche con fierezza e se vogliamo con anche un doppio lieto fine, perché tutto questo avviene dentro la famiglia, avviene anche una ricomposizione parentale visto che spesso questi personaggi sono stati in qualche modo anche allontanati. Questo è un po' il tema che è anche quello della trasformazione, tipico di tante favole, del cambiar corpo che è la caratteristica dei e delle trans che rende loro diversi dai gay, dalle lesbiche o dagli etero.

C'è dentro anche un discorso di tragedia familiare nello svelare questa diversità in famiglia? Spesso è lì che la tragedia della non comprensione è più forte.
Sì, in questo hai ragione. Allora diciamo questo: la nostra unicità, la nostra specificità deve essere manifesta; una trans non è tale se non fa dei cambiamenti, se non si oppone al suo genere anagrafico; quindi costringe, in qualche modo, gli altri ad affrontare questa sua naturale diversità. Il tema della famiglia è molto forte, come tu stesso sottolinei, il rapporto col padre o col fratello, ma c'è anche il rapporto con la scuola dove si registrano parecchi episodi di bullismo; c'è il rapporto con il mondo del lavoro che non esiste. Nella Sirenetta nel cemento che è la mia riscrittura della favola di Andersen, ambientata nel contemporaneo a Milano viene descritta tutta la storia di questa persona che cerca di trovare un lavoro ma trova tutte le porte chiuse. C'è in tutto quello che scrivo, un mondo esterno che, a volte e sempre più perentoriamente fa capire che più che essere nati in un corpo sbagliato, a volte siamo nati in un mondo sbagliato.

Anche perché mi insegnerai, le trasformazioni non sono indubbiamente una passeggiata
No. Sono anche costose fisicamente, spesso inenarrabili. Se poi a questo si aggiunge l'ostracismo della società, diventa la lotta, appunto, contro gli orchi.

In queste "favole" tu cambi i nomi, cosicché la Sicilia diventa Cicilia e via a narrare il divario tra le parti più vive o toste di questa Italia. Esiste ancora la falsa idea di un nord più fresco e tollerante del sud, più omoaffettivo verso i generi?
Sarò forse influenzata dal mio essere transgender, ma non credo mai nelle dicotomie, nei sistemi binari, nelle contrapposizioni tra nord e sud o tra maschi e femmine. Penso che la realtà è più a macchia di leopardo: esiste un profondo sud ma esister anche uno sprofondo nord. I primi spettacoli en travestì sono nati tra Taormina e Catania, anche se ultimamente a Catania non c'è solo la lava. Insomma, dipende molto dalla città, dalla famiglia in cui sei nato, che può essere una prigione o anche un fortino che ti protegge. Se dovessi scegliere sulla visibilità gay tra Napoli e Treviso non avrei alcun dubbio a scegliere la prima. Al nord forse esistono più luoghi di aggregazione, più opportunità e possibilità.

Forse anche noi tutti dormiamo un po' da qualche tempo
Sai che c'è?, bisogna stare attenti a non delegare la questione alle associazioni o ai locali e quindi l'individuo aspettarsi da loro tutto. Da questo punto di vista la cultura mediterranea ci potrebbe essere di insegnamento.

Di queste sei favole, una finisce non proprio come terminano normalmente le favole.
È la Sirenetta e finisce male. Ho cercato di seguire la fine originale della favola di Andersen, con lei che si restituisce come schiuma marina. Credo che la follia del mio personaggio sia dovuta al fatto che lei non ha fatto una scelta dettata dall'autodeterminazione, in questo senso è l'unico personaggio tragico. lei non ha trasformato il suo corpo, facendo l'operazione genitale, perché sentiva di farlo, ma perché pensava che questo era un mezzo per conquistare un uomo e poi.... insomma, la storia vale la pena leggerla più che narrarla io. Le pazzie potrebbero essere due: o deglutire dentro la tua interiorità, quindi non esprimerti e reprimerti che porta alla follia o almeno alla schizofrenia, oppure piegare le proprie scelte su quello che uno si aspetta dagli altri, cioé più per piacere agli altri che a te stessa.

Un problema questo.
Sì, perché sempre più spesso porta le trans ad accentuare in maniera un po' troppo esagerata le caratteristiche femminili. Insomma, più sei bomba sexy, più guadagni, e quindi più ti realizzi. È un principio dell'autodeterminazione del corpo che così come è stato fatto proprio dal movimento femminista, credo dovrebbe essere rivalutato molto dal movimento transgender.

Insomma, ad un transessuale non basta e non deve bastare avere un corpo da donna per essere felice.
Forse ci sono cose che non si sanno, come io non so tante cose del mondo etero. Dobbiamo continuare a conoscerci noi trans, gay, etero, lesbiche. Quando si parla di orientamento sessuale e di identità di genere, non sono cose difficili da capire. Orientamento sessuale vuol dire, preferenze affettive e sessuali rivolte ad una persona, quindi c'è un orientamento di tipo eterosessuale e un orientamento di tipo omosessuale, con anche ovviamente qualche excursus di etero da una parte all'altra. L'identità di genere è tutta un'altra cosa. C'è anche il fatto che esistono tanti modi di essere donna, tanti modi di essere etero e tanti modi di essere gay. Ci sono uomini che ostentano tantissimo, altro che le ostentazioni ai Gay Pride.

Questo libro, in qualche modo, hai detto era dedicato agli etero. Qualche ripensamento?
No guarda, già c'è Povia a confondere. Questo libro deve servire anche a chi è nata donna e si sente donna, che è bello essere e diventare donna. Anzi, favoloso!

Si chiacchiera di te, come di altre a sostituire la Ventura a X Factor o magari altre trasmissioni TV.
Ne stanno dicendo davvero tante su questa cosa. Sai che ricevo delle telefonate "Vlady, Vlady, so cantare"; vi prego, non è vero, la notizia è destituita di ogni fondamento. Sai, mi telefonano anche in radio, chiedendomi cosa ne penso di X Factor, e rispondo che è una bella trasmissione, mi piace, ci sono persone capaci. Ma non mollano il colpo: "ma se te lo chiedessero, lo faresti?".

Già, lo faresti?
Certo, io rispondo: magari! e immediatamente lanci di agenzia: "Luxuria si autocandida". Guarda, ci vediamo il 16 luglio, tutti a Sarzana, quello sì, ma lasciamo stare, al momento TV e X Factor. Una cosa che farò, ma ancora è presto per parlarne, verrò molto, molto, molto spesso a Milano. Intanto promuovo il libro in giro per l'Italia e poi penso senza ombra di dubbio che queste favole finiranno anche in teatro. E poi, non dimentichiamolo, ci sono i Gay Pride che, con l'aria che tira, è meglio non sottrarsi, anche dando una bella svegliata a gay, trans e lesbiche che ultimamente vedo un po' troppo alla finestra a guardare l'effetto che fa.

Nel libro c'è una dedica: "a Enoque, che qualcuno che ti voglia bene possa augurarti la buonanotte prima di addormentarti."
Quella dedica sono riuscita a farla inserire mentre il libro era già in stampa e ringrazio la Bompiani. Il libro lo dedico a Enoque, questo bambino di 8 anni che ho conosciuto in Africa; un incontro che mi ha cambiato la vita. Ho conosciuto tanti bambini, orfani di genitori morti di aids, ce ne sono 500 mila bambini così, che vivono da soli, proprio soli in villaggi senza elettricità, senza acqua con stracci addosso. Enoque mi ha colpito, ho capito subito che quel bambino si aspettava che lo portassi via con me; rispondeva con diligenza alle mie domande e al momento dei saluti ho visto negli occhi di questo bambino la delusione. Mi ha fatto stare parecchio male questa cosa, ma so che la legge non me lo consentirebbe. Tutto quello che posso fare è chiedere di lui alle organizzazioni e mandargli dei soldi.»

Penso e sono convinto che hai fatto un magnifico gesto di amore dando 100 mila euro di vincita dell'Isola, a questi bambini sfortunatissimi rispetto alle nostre opulenze.
(Vladimir sorride imbarazzata, china il capo commossa e felice. Ti vogliamo molto bene, Vlady!)

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