Francis Turville-Petre, l'archeologo che ispirò Christopher Isherwood

La sua fama è legata al ritrovamento del celebre “Cranio di Galilea” nel 1925, ma in realtà Francis Turville-Petre fu anche un attivsta ante litteram del movimento gay.

Francis Turville-Petre

Dopo i suoi studi di antropologia, Francis Turville-Petre (1901-1941) lasciò la natia Inghilterra per il Medio Oriente. Qui sui pendii del Monte Carmelo, a un passo dal mar di Galilea, l’inglese, insieme alla collega Dorothy Garrod, iniziò una serie di importantissimi scavi che nel 1925 portarono alla luce alcuni resti dell’uomo di Neanderthal, noti fin da subito come il cranio o l’uomo di Galilea. Un ritrovamento che naturalmente fece gran clamore nel mondo scientifico di allora.

All’apice del suo prestigio, Turville-Petre decise di rientrare in Europa, stabilendosi questa volta a Berlino. Nella capitale tedesca, l'inglese divenne membro della celebre Wissenschaftlich-humanitäres Komitee, una commissione (la prima di quella natura) che si adoperava attivamente perché gli omosessuali venissero accettati dalla società. Per il giovane archeologo, amico di Christopher Isherwood and W.H. Auden gli anni berlinesi furono un variopinto carosello di incontri, di notti di baldoria, di amori frettolosi.

Nella prima metà degli anni '30, sospinto da un’inestinguibile sete per l’avventura, Francis Turville-Petre si trasferì con armi e bagagli sulla sua incantata isola di Agios Nikolaos nel cuore del mare Egeo. Qui visse per alcuni anni, ospitando spesso anche Isherwood. Lo scrittore sull'onda dei ricordi (non del tutto piacevoli) scrisse Down There on a Visit (Ritorno all’inferno), un romanzo dominato dalla figura di Ambrose, folle re dell’isola, in cui è possibile riconoscere, senza margine d’errore o di dubbio, l’imprevedibile Francis Turville-Petre.

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