I Fini di Arcigay e i diritti dei gay

fini_omofobiaCronaca di ieri, ore 17.00; il Presidente della Camera, terza carica istituzionale, on. Gianfranco Fini, riceve una delegazione dei movimenti nazionali omosessuali, grazie ai buoni uffici di Paola Concia. Unica a dire: "No, grazie", Arcilesbica: «Preferiamo declinare l'invito - spiega la presidente nazionale Francesca Polo - perché, pur nel rispetto delle cariche istituzionali, non possiamo dimenticare di essere in campagna elettorale e che il presidente della Camera è dirigente di un partito che rifiuta ogni apertura ai diritti GLBT. Siamo disponibili a incontrare i rappresentanti del governo fuori da periodi di elezioni per trattare la non più rinviabile questione dei diritti negati delle persone GLBT e delle coppie di fatto».

All'incontro si presenta Arcigay, GayLib, l'Agedo, Famiglie Arcobaleno. Non c'è ombra di "Certi Diritti", l'organizzazione Radicale voluta da Sergio Rovasio, che in questi anni ha fatto quasi quanto o più di Arcigay (ma sarà ricevuta al Quirinale, lunedì prossimo, in occasione della Giornata mondiale contro l'omo/trans fobia).

Però, se gli invitati posano per la foto di rito, con sorrisi "matrimoniali", accanto a Fini che regge un report sull'omofobia in Italia; altri leaders mugugnano, forse a ragione o forse per non essere del gruppo. La lettura dei "sentimenti" omosessuali, in casi come questi è sempre di difficile interpretazione; e se quei "sentimenti" sono politici, va da sé che vanno anche interpretati.

C'è Vladimir Luxuria che plaude alla «elaborazione culturale» di Fini, ma precisa che i Pacs li ha proposti il centrosinistra (per poi farli diventare DiCo, Cus e successivamente il nulla. Ricordate Cesare Salvi, PD: "Né insabbiamento, né fretta" ndr). Franco Grillini avverte che «Il rischio è che questi incontri servano solo a una reciproca legittimazione, ma la comunità omosessuale cosa porta a casa?». Nichi Vendola, riflette: «Guardo con interesse al suo percorso politico (di Fini, ndr.), ma gli chiedo di essere conseguente sul piano dei comportamenti politici: non basta un ammiccamento progressista».

Prima di capire e ragionare con voi, il vero senso di questo incontro, mi pongo e rivolgo a voi una domanda: "ma la battaglia sulle coppie di fatto, per decenni fulcro di Arcigay, Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno? Proprio mentre cerco una improbabile risposta, squilla il telefonino. E' Daniele Priori, vice presidente di GayLib, l'organizzazione gay di centrodestra: «Il movimento nella sua complessità - mi dice - ha perso una occasione importante parlando solo di omofobia, perché la data è anche storica. Festeggiamo i 40 anni di movimento e non affrontare con Fini il tema delle coppie di fatto è stato un errore». Gli chiedo: "Aurelio Mancuso dice che bisogna fare un passo alla volta; prioritaria pare ora l'omofobia e non più le coppie di fatto. E poi, che significa:"Presidente, sulle unioni non le chiediamo nulla"? Ma non stiamo facendo un po' di confusione, rischiando di non capirci e fare nulla?". Sento l'imbarazzo di Priori, in treno verso Genova dove va a presentare un libro su Dante. Una galleria aiuta entrambi, clic, fine della conversazione.

Una volta, i diritti omosessuali erano di sinistra, vuoi perché il "padre" del movimento, Franco Grillini, era un esponente di sinistra, o perché la credenza era quella che solo la sinistra sarebbe stata capace di dare leggi che ci riguardano. Fecero il guazzabuglio del PD e ci finirono dentro calibri come la ciliciense Paola Binetti, Emanuela Baio, Luigi Bobba, tanto per fare nomi integralisti, lasciando poi gli arguti melensi che fecero "si, no, nì" in tempi elettorali e poi "le priorità sono altre". La verità è che i diritti omosessuali non sono di destra o di sinistra; in Europa sono stati adottati da una destra progressista, da noi serve un coacervo politico trasversale serio e non propagandista. E gli omosessuali si diano una svegliata.

Sull'ultimo numero di Vanity Fair, un altro "padre" del movimento, Angelo Pezzana, spiega perché il movimento gay ha smesso di far politica: «Le nostre associazioni - dice Pezzana - a partire da Arcigay, si occupano prevalentemente del tempo libero e del divertimento. E questo ha fatto sì che il movimento gay non incidesse sul cambiamento del costume sociale, né sulle scelte politiche». Questioni di leadership omo? «Il problema - risponde l'ex leader del "Fuori" - è che in Italia la leadership politica è stata sostituita da una leadership mondana, che nasce dal chiacchiericcio, dal gossip, dall'intrattenimento. E questo vale anche per il movimento gay». Insomma, forse Pezzana ci racconta che tanti hanno in tasca una tessera per entrare in darkroom non certo per battagliare sui diritti. Per me ha ragione!
Il report in mano a Fini, dice cose come 8 omicidi gay (6 nei primi 5 mesi di quest'anno); 45 violenze nel 2008 e 26 nei 5 mesi del 2009; 5 estorsioni nel 2009. Piccoli numeri? No, perché mancano quelli veri, nascosti e sconosciuti per le mille paure di dover mettere in piazza la propria omosessualità. Ma non c'é da preoccuparsi (si fa per dire), la tendenza è verso l'aumento.

In conclusione, nonostante l'incontro di ieri, finché non vedo risultati concreti, resto scettico sulle possibilità che questo Paese diventi europeo in termini di diritti omosessuali, sulle coppie di fatto come per la lotta all'omofobia. Il Vaticano non resterà silente e la politica ha bisogno delle tonache per restare sul trono. Ai movimenti, a volte, basta un Pride o un patrocinio. O una balera! E abbiamo pure dimenticato "Zapatero, santo subito!". Che sia Fini, il nuovo nostro "santo subito"? Mah!

Immagine | Arcygay

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