Les Invisibles, il documentario che racconta 70 anni di vita e coppie gay

Les Invisibles di Sébastien Lifshitz è un collage di foto realizzate perlopiù da anonimi, che giocano con i ruoli preordinati e raccontano le nuove coppie che riuscivano a comporsi davanti all’obiettivo e consegnarsi alla storia.

Un lavoro che abbraccia più di 70 anni, e svela i retroscena delle vite di coppie omosessuali, in un periodo, fra il 1900 e il 1970, in cui già la fotografia  e la cinematografia potevano testimoniare e raccontare i cambi di un'epoca attraverso gli scatti, scatti come strumento in grado di bucare una cortina di perbenismo, di bigottismo, di pregiudizi e imprimersi nella memoria.

Les Invisibles è un collage di foto realizzate perlopiù da anonimi, che giocano con i ruoli preordinati e raccontano le nuove coppie che riuscivano a comporsi davanti all'obiettivo e consegnarsi alla storia, una lunga sequela di immagini raccolte da Sébastien Lifshitz che raccontano la difficoltà di integrazione, di riconoscimento, ma anche i momenti di relax, di felicità, di puro divertimento e goliardia di diverse copie gay. Proiettato nell'ambito di una seduta speciale allo scorso Festival di Cannes, Les Invisibles si è aggiudicato quest’anno il César come miglior documentario. Una ricerca che mantiene le forza del ricordo, la carica emotiva che ci investe quando sfogliamo un album personale. Un album che riguarda la vita di intere generazioni. Anni di lotte, di tentativi, di richieste, ma soprattutto di piccole e inarrestabili vittorie.

Così riassume il progetto, una ricerca durata vent'anni, il regista francese Sébastien Lifshitz:

Ho messo su una specie di ipotesi: forse in fondo, la maggior parte degli omosessuali sono riusciti a negoziare con se stessi, con il loro entourage, la famiglia, il lavoro e la società nel suo insieme, sia per discrezione che per una forma d’invisibilità che hanno fatto si che hanno potuto vivere più o meno bene la propria condizione. Si tratta di un’ipotesi. Non ne ero sicuro, ma è ciò che tali immagini mi raccontavano: e cioè che forse queste esistenze sono state vissute con più possibilità, più libertà e magari anche con soddisfazione di quanto si possa immaginare, anche se naturalmente non si tratta di cancellare le sofferenze e i provvedimenti repressivi che sono realmente esistiti.

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 64 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO