Russia: una coppia lesbica tenta di sposarsi mentre le autorità moscovite promettono di bloccare il Pride

In questi giorni si parla molto dei problemi che coordinamenti delle associazioni LGBT che organizzano i Pride italiani hanno spesso con le autorità. Non ultimo il caso romano che si ripete inspiegabilmente per il secondo anno di fila.

C'è però chi, a due passi dall'Europa, ha da anni problemi ancor più grandi per poter manifestare liberamente. Ancora una volta, dopo le accuse di un mese fa, le autorità russe alzano un muro nei confronti dei manifestanti LGBT annunciando che reprimeranno qualsiasi manifestazione che si terrà, com'è invece stato annunciato dalle associazioni, il prossimo 16 maggio. Al di là delle posizioni istituzionali e del fatto che l'omosessualità in Russia sia stata depenalizzato solo nel vicinissimo 1993 dopo il crollo dell'URSS, è comunque chiaro che la società non esprime ancora, soprattutto nel campo se vogliamo anche più generico dei diritti civili e non solo quello dei diritti per le persone LGBT, un clima tale da poterla definire pronta per dare il via libera a forti rivendicazioni come quelle rappresentate dai Pride, esempio ancora fresco è l'episodio che solo due anni fa coinvolse l'allora deputata Vladimir Luxuria e una delegazione dei radicali.

E mentre Nikolai Alexeyev, uno dei leader del movimento russo, promette che la marcia andrà avanti ad oltranza e dice di aspettarsi oltre 500 partecipanti, un numero non piccolo come semprerebbe dal momento che durante la prima marcia moscovita del 2006 furono arrestate 120 persone e lo Slavic Pride, rimane a tutti gli effetti una manifestazione non autorizzata, qualcuno ipotizza che in merito al futuro di manifestazioni di questo tipo nella capitale, il cui sindaco definì in passato senza mezzi termini la Pride Parade satanica, sia passata la lunga mano della Chiesa ortodossa. Insomma: mettete la Russia vicino l'Italia ed iniziate a trovare le differenze sempre più sottili e non certo perchè nel primo dei due paesi la situazione stia migliorando. Ma proprio da una delle organizzatrici dello Slavic Pride sembra arrivare una buona speranza sulla battaglia per i diritti delle persone omo e transessuali in Russia.

Secondo quanto riportato dal sito GayRussia.ru Irina Fet e la compagna saranno la prim coppia omosessuale a tentare di sposarsi nel paese. Le due coraggiose pioniere, nonostante il rifiuto quasi certo di celebraione delle nozze, hanno già deciso che non demorderanno, viaggeranno in un paese estero, probabilmente il Canada, dove sarà per loro legale sposarsi e combatteranno per veder riconosciuta la loro unione nel loro paese.

Ma tornando al gioco delle differenze, per iniziare provo a suggerirvene una io. Quello russo sembra, almeno esternamente, un Movimento forte ed unito, fatto di persone pronte a fronteggiare con forza ed ostinazione i mille ostacoli che le istituzioni, la disinformazione e la lontananza della società dai temi dei diritti delle persone LGBT sembrano portare continuamente sul loro percorso. Un'ostinazione, una forza ed una determinazione che, almeno a mio parere, è quella che da qualche anno è venuta a mancare ai loro omologhi italiani, relegati a ruoli istituzionali dietro una scrivania dalla quale assumono pose e posizioni tramite asettici comunicati stampa, persino dopo soprusi inspiegabili e, difatti, tutt'ora rimasti inspiegati.

Foto | _alberto_

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