Un fumetto sugli omosessuali durante il fascismo: ce ne parla l'autore Luca De Santis

All'XI edizione di Comicon, Salone Internazionale del Fumetto svolto a Napoli a fine aprile, vincitore del premio Attilio Micheluzzi-Comicon 2009 come miglior fumetto è stato: In Italia sono tutti maschi, graphic novel sul confino degli omosessuali durante il fascismo, scritto da Luca De Santis e illustrato da Sara Colaone. La giuria composta da: Tanino Liberatore,Vincenzo Cerami (scrittore), Massimo Iovine (musicista), Edoardo Sant'Elia (scrittore e giornalista) e Giorgio Franzaroli (vignettista) ha così motivato la scelta:

Il premio ha evidenziato non solo il lavoro attento di scrittura di Luca de Santis e il tocco lieve ma drammatico del disegno di Sara Colaone, ma ha messo in rilievo l’importanza di riportare alla memoria una vicenda della storia italiana a lungo dimenticata e poco documentata quale la persecuzione e il confino degli omosessuali durante il fascismo.

Nel 1938 l’Italia fascista promulgava le sue leggi razziali, in cui, a differenza di quelle tedesche, non erano menzionati particolari provvedimenti contro gli omosessuali, nonostante si fosse tentato più volte di inserire nel codice penale articoli riguardanti questo tipo di comportamento. «In Italia», infatti, erano «tutti maschi», attivi, virili e poco inclini a tali debolezze. Queste furono le parole con cui Mussolini liquidò ufficialmente la questione. Sappiamo invece che attraverso sanzioni del T.U. di Polizia fu attuata una fitta repressione, infatti tra il 1938 e il 1942 circa 300 omosessuali italiani vennero mandati al confino politico e comune nelle colonie di Ustica, Favignana, Tremiti e altri luoghi. All’entrata in guerra dell’Italia i confinati furono rimandati indietro, ma dovettero scontare in anni di ammonizione la pena loro inflitta. Pochi ex-confinati omosessuali accettarono in seguito di parlare della repressione subita e i pochi che lo fecero preferirono nascondere la propria identità e il proprio volto. La storia raccontata a fumetti prende l’avvio da questi fatti e si ispira alla figura di uno dei testimoni di questa vicenda, la cui intervista è riportata in appendice al libro.

Prendendo spunto da qui abbiamo intervistato Luca De Santis, sceneggiatore, autore teatrale e radiofonico, già collaboratore del circolo Arcigay “Il Cassero” e autore dello spettacolo Burlesque! (di cui vi abbiamo parlato) con il quale ha vinto Premio Troisi 2008. L'intervista, rivelatrice e ricca di spunti, subito dopo il salto.
Come è nata l'idea di una graphic novel sugli omosessuali al confino?
Nel 2003 mi capitò di leggere un’intervista del 1987 fatta da Giovanni Dall’Orto ad un esiliato all’arcipelago delle Tremiti, Giuseppe B, intervista che poi ho voluto fortemente in appendice al libro. Era la prima volta che venivo a conoscenza della storia degli omosessuali durante il Ventennio e la prima reazione fu quella di rabbia: rabbia perché mai nessuno me ne aveva parlato. Tra le tante difficoltà che ho affrontato nello scrivere questo romanzo a fumetti la prima è stata quella dell’assenza di una bibliografia, tutto quello di cui si disponeva erano alcuni articoli di Dall’Orto e il documentario Ricordare di Gabriella Romano. Da queste mille lacune, da questi mille silenzi è nata l’urgenza del racconto.

C'è una particolare attenzione in questo momento ai romanzi illustrati e un ritorno ai fumetti. Secondo te come mai?
Fortunatamente ci si sta accorgendo anche in Italia che il fumetto può raccontare vicende diverse da quelle di Clarabella e Minnie. Penso solo al romanzo a fumetti Maus di Spiegelman, che vinse il Premio Pulitzer raccontando della Shoah, o i reportage a fumetti come Palestina di Joe Sacco con cui vinse l’American Book Awards e Persepolis di Marjane Satrapi, che è diventato anche un bellissimo e premiatissimo film. È la matita che fa da grimaldello alla parola, e ci si ritrova sempre stupefatti davanti a quest’alchimia. Credo che sia il mezzo con il pubblico potenzialmente piú eterogeneo che esista: io alle presentazioni del mio libro incontro dallo studente diciassettenne che studia grafica, al docente universitario dai baffi grigi.

Durante l'Italia fascista Mussolini diceva che in Italia sono tutti maschi, attivi, virili e poco inclini a tali debolezze. 60 anni dopo credi che gli italiani abbiano smesso di pensare all'omosessualità come a una debolezza?
L’Italia affrontò la questione omosessuale durante il Fascismo con la negazione, con la reticenza, e ne paghiamo ancora oggi le conseguenze, che poi sono diventate retaggio. Per assurdo la persecuzione negli altri paesi, più feroce della nostra, ha creato reazione, resistenza, coesione e rivendicazione, ovvero le basi per un movimento politico omosessuale vincente, tanto in Germania, quanto in Spagna, in Francia, in Inghilterra, eccetera. In Italia abbiamo preferito il compromesso. Ho conoscenti che si lamentano della situazione dei diritti civili nel nostro paese e poi non hanno mai detto alle loro famiglie di essere gay. Il silenzio e la rimozione ci scorrono nelle vene quanto gli spaghetti e la pizza.

Il vostro libro si basa su testimonianze vere. Come le avete raccolte e come siete venuti a contatto con questo vissuto?
Molta di quella rabbia di cui ti parlavo prima, del non aver mai sentito tali storie, era dettata dall’impossibilità di avere testimonianze dirette: quasi tutti gli esiliati erano ormai morti e quei pochi ancora in vita non avevano nessuna intenzione di raccontare la propria esperienza. Questa difficoltà del raccontare anche dopo molti anni è stato un aspetto importantissimo che ho voluto avesse molto rilievo nel romanzo; perché se tutto inizia con la negazione dell’esistenza degli omosessuali in Italia, tutto finisce con la negazione di aver mai vissuto l’esperienza del confino. Gli esuli omosessuali non hanno mai avuto il loro riscatto, non hanno mai oltrepassato quella linea che porta le vittime a diventare testimoni, come diceva Levi. Quando uscì il bellissimo libro di Gertosio e Goretti La città e l’isola, Sara Colaone aveva appena iniziato il lungo lavoro d’illustrazione, quindi la mia bibliografia essendo antecedente a quel libro, era totalmente nulla. Il mio studio è stato di archivio, da quello di Sato a quello dell’ANPPIA, l’associazione nazionale perseguitati politici antifascisti. Essendo io a digiuno di una qualsivoglia preparazione storiografica mi aspettavo di lavorare su freddi documenti d’ufficio, invece con mia enorme sorpresa ho avuto tra le mani lettere d’amore, di supplica, di amicizia, di denuncia e non solo scritte dagli esiliati ma anche dalle loro famiglie. Ho cercato di inserire nella storia quelle che piú mi hanno commosso.

Facendo un parallelo con il periodo fascista, come rappresenteresti in un nuovo romanzo oggi l'omosessuale in Italia, che non sarà mandato al confino ma di certo non gode di alcun diritto?
Riprenderei la storia di quel meraviglioso film che è stato Una giornata particolare di Ettore Scola, con una novella Sofia Loren intenta a collezionare un album di ritagli del nostro Presidente del Consiglio e la fuga di Marcello Mastroianni verso una città della Spagna. Nel mezzo, quella quotidianità di soprusi e di desiderio che da allora non è cambiata di una virgola. Ma per fortuna ho quel minimo di decenza che mi permette di non bestemmiare piú di tanto.

Cortometraggi e burlesque: come prosegue la tua attività?
In questi mesi sono impegnato nella messinscena della commedia Le Madri, che ha vinto l’anno scorso il Premio Massimo Troisi come Miglior scritto di teatro. Subito dopo si ritorna a studiare per il prossimo romanzo a fumetti.

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