Carol Ann Duffy, lesbica, poeta ufficiale del Regno Unito

La poetessa Carol Ann Duffy

La cinquantatreenne poetessa Carol Ann Duffy (in foto), lesbica dichiarata, è stata scelta dalla regina Elisabetta II come poeta ufficiale del Regno Unito. Si tratta della prima volta da quanto è stato istituito da Carlo II nel 1668 che una donna viene nominata poeta del regno. Il primo ministro inglese Gordon Brown ha reso omaggio “al primo poeta laureato del ventunesimo secolo e quindi alla prima donna ad occupare questo incarico”. La neo-poetessa reale ha commentato:

“Sono felicissima e credo che questa nomina riconosca il modo in cui le donne hanno cambiato il mondo della poesia nel corso degli ultimi quarant'anni. È per questo motivo che ho accettato”.

Ai poeti reali spetta un assegno annuale di cinquemila sterline e una botte di vino (l'equivalente di seicento bottiglie di sherry). Carol Ann Duffy dal 1996 insegna poesia alla Metropolitan University di Manchester e nel 2006 2005 ha vinto il prestigioso T.S. Eliot Prize per la poesia. Dopo il salto una poesia della poet laureate dalla raccolta La moglie del mondo.

Penelope

All’inizio, guardavo la strada
sperando di vederlo arrivare
camminando disinvolto tra gli ulivi,
un fischio al cane
che lo piangeva col muso caldo sulle mie ginocchia.
Sei mesi di questa storia
poi ho capito che passavano giornate intere
senza che me ne rendessi conto.
Presi ago e filo, forbici e tela;

pensando di distrarmi,
invece mi ritrovai l’industria di una vita.
Ricamai una ragazza
sotto una sola stella – punto a croce, seta argento –
che rincorre la palla saltellante dell’infanzia.
Per l’erba scelsi tre toni di verde;
un rosa antico, un grigio ombra
per mostrare una bocca di leone che gargarizza un’ape.
L’albero lo ricamai col filo nocciola,

il mio ditale come una ghianda
spuntava dalla terra bruna.
Nell’ombra
avvolsi una fanciulla in un profondo abbraccio
col ragazzo-eroe
e mi smarrii del tutto
in un folle ricamo d’amore, desiderio, perdita e rimpianto;
poi guardai lui salpare
nei lenti punti d’oro del sole.

E quando gli altri vennero a prenderne il posto,
a disturbare la mia pace,
presi tempo.
Misi su una faccia da vedova, tenni la testa bassa,
facevo il lavoro di giorno e lo disfacevo di notte.
Sapevo a che ora della sera la luna
cominciava a sfilacciarsi,
la rammendai.

Fili grigi e marroni
inseguivano il pesce guizzante del mio ago
a formare un fiume che mai avrebbe raggiunto il mare.
Lo ingannai. Mi stavo disegnando
il sorriso di una donna al centro
del mondo, indipendente, intenta, soddisfatta,
e certamente non in attesa,
quando fuori dalla porta – troppo tardi – udii un passo ben noto.
Inumidii il mio filo scarlatto
e ancora una volta infilai il centro della cruna.

traduzione di Andrea Sirotti

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