Del documentario sulla genitorialità lesbica Over the rainbow vi abbiamo più volte parlato. Come vi avevamo già detto la prima nazionale verrà proiettata all’interno del programma del Tekfestival. Nel ricordarvi questo interessante appuntamento, abbiamo intervistato le protagoniste del documentario, ovvero Marica Pierdicchi e Daniela Bellisario (insieme nella foto), la coppia che sta tentando da diverso tempo di avere un figlio con l’inseminazione assistita all’estero. Ci hanno spiegato il perché di questo documentario e insieme a loro abbiamo cercato di approfondire questo tema ancora poco dibattuto in Italia.
Se una lesbica italiana vuole un figlio, da sola o in coppia, cosa può fare in un paese dove c’è una totale vacatio legis in proposito?
Il desiderio di maternità è talmente profondo ed intimo che quando lo percepisci non pensi alle difficoltà legate alla sua realizzazione che diventa, quindi, paradossalmente secondaria. La consapevolezza di un figlio che nasce in una situazione diversa, né migliore né peggiore, solo diversa, permette quindi al singolo individuo o alla coppia di cercare il percorso più idoneo e più confacente al proprio sentire, la strada più giusta. La aberrante e totale mancanza di leggi in questo contesto ci ha portato ad organizzarci con dei contratti e quindi a regolamentare tra di noi il nostro sentire, i doveri ed i diritti. Pur sapendo che i nostri accordi non hanno un importante valore legale, questo ci consentirà, in caso di litigi o perdita del genitore non biologico, di dare al nostro “futuro” figlio la continuità affettiva e la sicurezza che, insieme o separate, ci prenderemo cura di lui. Ci siamo rese disponibili a raccontare la nostra storia in un documentario nella speranza di alimentare il dibattito sul tema dell’omogenitorialità e sulla sua mancanza di regole, anche perché crediamo che la visibilità possa aiutare a crescere e convivere meglio tutti insieme.
Quanto è difficile e costoso per due donne italiane ricorrere all’inseminazione artificiale?
I costi sono equivalenti a quelli di una coppia eterosessuale che ha problemi di sterilità (pur non essendo sterile) e quindi deve ricorrere alle tecniche di procreazione assistita. Qui entra in gioco la famigerata legge 40, una legge contro il corpo delle donne, una legge che penalizza le persone sterili e gli omosessuali, una legge che non valorizza i nostri medici e le strutture sanitarie, una legge che aumenta la divisione tra chi è ricco e chi è povero sul desiderio più comune tra gli individui che è quello di procreare.
Come avete scelto la clinica e il paese a cui rivolgervi fra le migliaia in tutta Europa e nel mondo?
Ci siamo affidate un po’ all’istinto e un po’ all’esperienza di altre persone, informandoci tramite i blog, i siti, su consiglio dei medici e confrontandoci con persone che avevano già fatto quest’esperienza.
Cosa rispondete a tutti coloro che, anche all’interno della comunità glbt, sostengono che un figlio debba avere un padre e una madre? E che due donne o due uomini che insistono ad avere un figlio compiono un atto di egoismo?
Che dovrebbero fare un percorso per liberarsi dalla loro omofobia, sia sociale che interiorizzata.
Come è nata l’idea del documentario e come pensate di distribuirlo?
L’idea del documentario è nata casualmente, ci ha contattato una produzione di Bologna che aveva questo progetto, ne abbiamo parlato insieme, ci è sembrata una buona occasione per affrontare questo tema pubblicamente e ci siamo rese disponibili. Sappiamo che Over the rainbow è stato acquistato da Rai3 in una versione ridotta e che andrà in onda questa estate, inoltre la produzione sta pianificando una serie di appuntamenti nei cinema e presso le associazioni GLBT nelle città italiane. La prima nazionale sarà a Roma il 7 maggio alle ore 20.30 al Nuovo Cinema Aquila all’interno del Tekfestival.
Vi sentite supportate dalla comunità glbt?
Ci sentiamo sostenute in gran parte da tutte quelle persone che vivono serenamente la loro identità, dall’associazione Famiglie Arcobaleno e dai nostri più cari amici/e.
L’appuntamento per vedere Over the Rainbow è giovedì 7 maggio alle 20.30 al Nuovo Cinema Aquila di Roma all’interno del Tekfestival. Noi di Queer ci saremo.
Giovanni_Ceroni
29 apr 2009 - 12:39 - #1Carissime,
Credo che per un bambino avere due ‘mamme’ o due ‘padri’ non sia cosa buona. Lo sviluppo di ogni bimbo deve (per quanto possibile) avere contributi da uomini e donne, padri veri, in grado di fornire un modello di esempio di rettitudine di comportamento, madri vere, in grado di amare all’interno di un contesto familiare.
Famiglie vere formate da padri e madri, come natura esige.
Cercare di aggirare le regole della natura porta a menzogna, perversione e morte.
Purtroppo è quello di morte il destino della stragrande maggioranza di embrioni (bambini, figli) prodotti dalle tecniche di fecondazione extracorporea.
La famiglia, in particolare quella che si impegna con un matrimonio indissolubile, è l’unico vero strumento che può garantire uno sviluppo sano ai figli e alla società intera.
Un saluto, e un augurio di poter ritrovare una vera via per la vostra vita.
Giovanni Ceroni
egizia mondini
29 apr 2009 - 13:33 - #2Ha parlato Mahmud Ahmadinejad
egizia mondini
29 apr 2009 - 13:34 - #3tanto per smentire giovanni: presto su queerblog altre interviste di coppie di gay e lesbiche che sono già genitori, proprio con l’inseminazione. x cui tutti sti aborti sono solo sogni, tuoi. e sognare o augurare un aborto è tutt’altro che una retta via
The Ant
29 apr 2009 - 14:26 - #4Al Cinema Aquila ci saremo anche io e la mia compagna. Che stiamo da qualche mese vivendo la ‘fase iniziale’ della nostra futura maternità: l’annuncio.
Abbiamo infatti detto a tutti quelli che abbiamo vicini, famiglia e amici, che c’è un/a bimbo/a nel nostro futuro insieme.
Accoglienza? Positiva oltre ogni nostra ottimistica previsione. Ma gli ostacoli non finiscono qua… si capisce! Saremmo ben incoscienti a non saperlo.
E proprio per iniziare a confrontarci con coppie con il nostro stesso desiderio abbiamo deciso di saltare in auto e arrivare fino a Roma dalla provincia profonda, per assistere alla proiezione di ‘Over the Rainbow’.
Per il signor Ceroni ho solo due parole: si rassegni.
Noi però - ci può giurare - non faremo altrettanto: rivendichiamo oggi e per sempre il diritto ad essere felici nonostante e contro l’omofobia manifesta e strisciante che imperversa in questo Paese.
egizia mondini
29 apr 2009 - 14:37 - #5in bocca al lupo the ant, le famiglie arcobaleno, e tantissimi casi negli altri paesi, ci dimostrano ogni giorno, impreziosendo le statistiche, che le nuove famiglie sono felici, serene e sempre + numerose. auguri e non rassegniamoci, mai. vi auguro di realizzare presto il vs sogno. l’amore è l’unica via retta
Daniela Bellisario
29 apr 2009 - 15:54 - #6Caro Giovanni,
la vera MORTE è quella di impedire alle persone di potersi esprimere per quello che sono e quindi anche di procreare.
Ti auguro una vita di libertà dai dogmi e di convivenza pacifica.
Daniela Bellisario
P.s. Vi aspettiamo! ;-)
Fibux
29 apr 2009 - 20:43 - #7Pur essendo in disaccordo con Giovanni su molti aspetti (che forse dovrebbe smettere di giudicare le persone e le loro scelte…) non so se io farei personalmente una scelta del genere… perché comunque penso che anche il bambino abbia diritto ad avere un padre ed una madre come li ho avuti (e grazie al cielo ho tuttora) io… poi è vero niente di più facile che queste due donne siano migliori di molti altri genitori etero perché la sessualità di una persona ha poco a che fare penso con la sua capacità di essere genitore… però appunto… prima della mia voglia di paternità per adesso penso più al diritto del bambino di avere le mie stesse opportunità almeno in fatto di avere una mamma e un papà…
cadmo
29 apr 2009 - 22:22 - #8La serenità e l’amore con cui Marica Pierdicchi e Daniela Bellisario affrontano il loro naturale desiderio di maternità e il tema dell’omogenitorialità si contrappone alle atmosfere cupe e di morte prospettate da Giovanni Ceroni nel suo commento. Se si affrontasse con onestà intellettuale e serietà scientifica, liberandosi da tutti i “dogmi” e gli assunti ideologici e religiosi, cadrebbero molti veli e si darebbe a tutti la possibilità di aprire gli occhi e fare scelte consapevoli.
Giovanni Ceroni ha scritto “La famiglia, in particolare quella che si impegna con un matrimonio indissolubile, è l’unico vero strumento che può garantire uno sviluppo sano ai figli e alla società intera”. La Storia smentisce questo assunto.
Rossovivo
29 apr 2009 - 23:40 - #9X Giovanni: è triste come quel che ci viene insegnato da altri come “giusto” ci offuschi la mente. Anni fa era considerato peccato quando una persona di colore si sposava con un “bianco” e procreava e la maggior parte della gente la pensava così, oggi per fortuna i tempi son cambiati, questo per dire cosa? Che non importa ne la razza, ne il sesso ne il colore della pelle quando si ama, ed è l’amore che i bambini percepiscono non se han due mamme, due papà o i genitori di razze differenti. Il “disagio” e la “diversità” in queste famiglie lo crea chi è chiuso di mente e direi anche Cattivo con la C maiuscola perché come ho detto in passato i bambini di famiglie “diverse” soffrono disagi e le tipiche prese in giro a scuola perché sono i genitori degli altri bambini che insegnano l’intolleranza, i bambini non conoscono l’omofobia e il razzismo… gli adulti si.
Marica Pierdicchi e Daniela Bellisario vi auguro ogni bene! E’ grazie a donne come voi che le giovani come me sperano in un futuro migliore!
Non ho modo di venire a Roma per la prima ma cercherò in tutti i modi di vedere il documentario! Complimenti e ancora auguri di tutto cuore!
N u t i ni
29 apr 2009 - 23:47 - #10Che bella coppia di donne lesbiche .
N u t i ni
29 apr 2009 - 23:49 - #11La vera morte è quella di vivere in mezzo a persone che ti chiedono solo vi di fingere.
The Ant
30 apr 2009 - 09:25 - #12“i bambini di famiglie “diverse” soffrono disagi e le tipiche prese in giro a scuola”
Ho un ricordo vivissimo del mio amico Antonio e del suo viso triste in classe, quando si rese conto di essere oggetto (da parte degli adulti, mentre noi bambini percepivamo solo che ‘qualcosa non andava’) dei discorsi del nostro maestro e delle sue colleghe, preoccupati per lui, per il suo ’sano’ sviluppo affettivo. Eravamo in seconda elementare, primissimi anni ‘70 e Antonio era il primo bambino nella nostra classe (ma forse anche dell’intera scuola) ad avre… i genitori separati e sulla via del divorzio!!!
Questa storia oggi fa ridere, immagino: guardatevi intorno e capirete perché. Capirete che ci sono in giro tanti adulti sani e felici cresciuti con situazioni familiari diverse. Persino Antonio oggi è felicemente sposato e con prole. La sua infanzia e la sua adolescenza hanno risentito del divorzio dei genitori? Certo. Ma queste sono state le ’sue’ difficoltà. Suoi coetanei ne avranno avute altre.
Famiglie diverse da quelle che (secondo molti) la NATURA avrebbe stabilito hanno comunque reso possibile un’idea di futuro.
Futuro basato sull’amore, non sulla convivenza forzosa di due persone che non si amano più.
E torniamo al punto. Che è quello che più di tutti arrovella me e la mia compagna: stiamo lasciando spazio al nostro egoismo? Faremo soffrire quel/la bambino/a con la nostra scelta di farlo nascere?
No. Io dico che stiamo dando un’opportunità alla vita. Metteremo al mondo un essere che cercherà la sua felicità come ciascuno di noi ha fatto. Vogliamo dare spazio alla nostra idea di futuro.
E guardate che è un’idea sana. Non c’è peccato dove c’è amore e rispetto per gli altri.
Niente fiamme dell’inferno. Solo regole per essere migliori.
Vogliamo un/a figlio/a.
Vogliamo un’opportunità per essere genitori.
E’ giusto così. Non fatevi ingannare dai dogmi. Spogliatevi dell’educazione chiusa che un po’ tutti abbiamo ricevuto.
Veniamo da famiglie tradizionali e cattoliche (praticanti). Ma loro hanno capito: un bambino è gioia e lo sarà comunque. Anche quando tutto intorno ti sembra il mondo vada nella direzione opposta. Le nostre famigie hanno già deciso di amarlo/a.
Non abbiate paura di avere ragione.
Rossovivo
30 apr 2009 - 11:12 - #13The Ant il succo del mio discorso è quello che hai detto tu (ieri notte ero particolarmente stanca e mi rendo conto di esser stata magari poco chiara)
concordo perfettamente su questo “Non fatevi ingannare dai dogmi. Spogliatevi dell’educazione chiusa che un po’ tutti abbiamo ricevuto.”
e auguro anche a te e alla tua compagna tutta la felicità possibile, ripeto, io sono giovane e non ho una compagna con cui per ora poter realizzare tutto questo ma è grazie ai “pionieri” come voi che i giovani come me sperano in un futuro migliore, quel che posso fare dal mio piccolo e supportare tutte le coppie gay che desiderano creare una famiglia. :)
joji
30 apr 2009 - 11:17 - #14Quanto sarà fortunato il vostro futuro figlio ad avere due madri intelligenti, eloquenti, tenaci e innamorate come voi.
The Ant
30 apr 2009 - 11:49 - #15@Rossovivo: non ho usato la tua frase per scrivere qualcosa ‘contro’, ma ‘grazie’ a te (che mi hai fornito lo spunto e sei stata chiara nonostante il sonno!).
Trovo peraltro molto molto importante la cosa che dici riguardo al ‘pionierismo’ di certe coppie.
Io sarò (noi saremo) a Roma anche per dire ‘brave’ a Daniela e Marica, che tanta parte hanno avuto (in positivo e senza saperlo) nei discorsi miei e della mia compagna…
Hai ragione tu: è importante.
E infine: come può esserci egoismo in tutto questo?
egizia mondini
30 apr 2009 - 12:20 - #16è meraviglioso questo scambio tra tutti noi. mi sembra già di essere tutti un po’ + forti, non vi sembra?
grillo70
30 apr 2009 - 15:07 - #17spero tanto di riuscire a vedere il vostro documentario. Che sappiate c’è qualche data in calendario per Bologna?
In bocca al lupo per tutto :D
Elena
cadmo
30 apr 2009 - 15:37 - #18Io APPARTENGO alla TUA FAMIGLIA
Sono lesbica, sono gay, sono trans
sono tua sorella, sono tuo fratello
nasco e vivo nella tua famiglia
che ti piaccia o no
che lo neghi o meno,
io ne faccio parte come te.
Ma non ho gli stessi tuoi diritti
non posso dire al mondo chi amo
non posso dire la vita che vorrei
non posso parlarti dei miei sogni:
tu non vuoi ascoltarli
perchè devono esistere solo i tuoi
devono essere tutelati solo i tuoi.
Esisto da sempre
dimenticat*, nascost* da sempre
e da sempre mi neghi, mi condanni, mi uccidi
PERCHE’?
Perchè il mio amare
così tanto parte di me
se è privato come il tuo quando nasce
non deve diventare anche pubblico quando cresce
come il tuo?
Perchè
se l’amore è parte di me
come di te?
Perchè
vuoi ricacciare il mio amore
nel buio delle stanze
vuoi farmi ingoiare i miei sogni
tra le lacrime del dolore
di non poter essere come sono?
Dalle fronde dei salici
riprenderò la cetra
per cantare
il diritto ad essere ciò che sono
il diritto ad amare chi amo
il diritto a sfuggire ai cappi
della menzogna, dell’ipocrisia
con cui stringi la mia gola.
Dalle fronde dei salici
per sorridere, un giorno, nelle strade
ad un’epoca di amore.
In quella famiglia
che dici di voler garantire
io ci sono nata.
Allora, garantisci anche me
dammi la speranza, profonda, viva, intensa
in un mondo più giusto
con te, mio fratello, mia sorella,
mio padre, mia madre.
Con te.
Carmela Marea, 7 aprile 2006
farinelli
01 mag 2009 - 01:12 - #19Ecco il mio libero pensiero.
Ognuno è libero di agire la propria sessualità come meglio crede e quindi di andare a letto con persone dello stesso sesso. Sono fatti esclusivamente suoi. Così come ha diritto di crearsi una famiglia come meglio crede ed è congeniale alla sua sensibilità: coppia unita in matrimonio giuridicamente valido, coppia di fatto, coppia di due lui, coppia di due lei e anche nessuna coppia ma famiglia di gruppo. Anche questi sono fatti che stanno esclusivamente nella disponibilità di chi li compie, quando si è adulti consenzienti. In questo caso non viene leso il diritto di alcuno.
Ma nella vicenda di queste due lesbiche e di altre coppie omogenitoriali entra un “terzo” che non potrà esprimere il proprio parere: il bambino.
Può darsi, come alcuni sostengono, che la famiglia tradizionale, come qualsiasi costruzione giuridica, sia una semplice convenzione che può mutare col mutare della società. Ma che un figlio abbia una madre e un padre non è una convenzione giuridica, è un fatto biologico. E se la natura ha voluto così qualche ragione ci deve pur essere. In questa bella festa dove tutti accampano di ritti (alla maternità, alla paternità) c’è sicuramente un diritto che viene leso: ed è il diritto naturale di ogni essere umano ad avere, almeno in partenza, una madre e un padre. Ci si affanna a dire che i figli senza padre o senza madre o con due madri o con due babbi crescono sereni o comunque senza problemi maggiori degli altri. Se mi rifaccio alla mia esperienza vedo che non è così: i figli a cui manca una delle due figure, in genere quella paterna, crescono con particolari problemi, eccome, e spesso anche quando il padre naturale viene sostituito da uno adottivo. Ma queste possono essere opinioni. Quella che non è un’opinione è che nessuno ha diritto di togliere a un terzo i suoi diritti. E cioè, in questo caso, il diritto inalienabile e da nessuno disponibile, di un essere umano ad avere, almeno sulla linea di partenza, un padre e una madre.
In questo bel pasticciaccio tutto moderno, dove a sentimenti nobili se ne mischiano altri molto meno nobili, come l’egoismo e il figlio considerato come possesso e status symbol cui non si può rinunciare, si finisce per imporre a qualcuno – il figlio - qualcosa senza chiedergli il permesso.
egizia mondini
01 mag 2009 - 08:40 - #20@farinelli
non capisco xchè ci preoccupiamo tanto dei figli delle coppie gay che non hanno scelta e nessuno pensa mai che ogni figlio non ha scelta. nasce. poi se la coppia etero è una coppia penosa che manco si ama e fa figli solo xchè sono ormai grandi o x convenzione, nessuno ci bada
non mi pare giusto
agli etero i figli vengono anche senza volerli e spesso vivono situazioni poco piacevoli. allora lì tutto bene.
poi se una coppia di gay o lesbiche vogliono dare amore a un figlio ci preoccupiamo delle loro scelte. ma preoccupiamoci dell’amore, dell’educazione e dei valori.
a ogni genitore dovrebbe essere fatto un test d’ammissione, sarebbe divertente vedere quanti etero verrebbero scartati xchè inadeguati
M. Pierdicchi
01 mag 2009 - 11:19 - #21Cara/o Farinelli
in questo percorso, sia io che la mia compagna sapevamo, scegliendo la visibilità, di
imbatterci in opinioni contrastanti e diverse.
Devo dire che, in effetti, era questo il nostro scopo, quello di creare uno spunto di riflessione su un argomento molto delicato.
Quello,però, che trovo aberrante è la ferocia e l’aggressività con cui si giudicano le
persone!!!!!!!
Prima di essere una lesbica io sono un donna e come tale posso provare il desiderio profondo della maternità, almeno in questo dovremmo essere tutti d’accordo.
Nell’essere lesbica e quindi nel non aver neanche un mezzo diritto sociale, io comunque, non mi permetto, nel modo più assoluto, di definire chi la pensa diversamente da me, di essere un egoista,un accentratore,di aver creato un bel pasticcio, di avere sentimenti poco nobili, nè di essere aggrappato ad uno status symbol e neanche di possedere lo “scettro” o l’arroganza di definire ciò che sia giusto o sbagliato socialmente.
Penso, quindi, che se ci fosse più rispetto e più accoglienza verso le diversità non soltanto di genere, ma proprio di pensiero, forse vivremmo tutti in un mondo più libero e meno violento.
Grazie.
Marica
cadmo
01 mag 2009 - 16:31 - #22Farinelli, non sono nato né uomo né donna, eppure, poiché alla nascita, avevo genitali maschili evidenti hanno deciso per me che sarei dovuto essere “maschio”. Questo è aberrante. La Natura ha seguito, però, il suo corso. E già a quattro anni manifestavo comportamenti e desideri femminili. Nulla di grave finché non è arrivato il momento dell’inserimento in società. Erano gli anni Sessanta, e se oggi c’è tanta ignoranza, puoi immaginare allora. Così, dai sei anni ai dieci anni non hanno trovato di meglio, a scuola, di farmi seguire, tutti i giorni, da un’equipe di ben quattro psicopedagoci. Perché rifiutavo la mia identità di genere. Non solo non hanno concluso un c***o ma mi hanno tarpato le ali. Nel libretto sanitario, che mi hanno consegnato solo dopo la licenza media, c’era scritto: “Il bambino soffre di gravi disturbi dell’identità e della sfera sessuo-affettiva che l’equipe psicopedagogica, nonostante i ripetuti interventi, non è riuscita a risolvere. Pensiamo che non riuscirà a inserirsi socialmente e sarà gravemente disadattato”. E’ stato devastante, per me, leggere questo a 13 anni.
All’inizio ho cercato di “cambiarmi”, per “adeguarmi” a ciò che la società si aspettava da me. Con la pubertà mi sono cresciute le mammelle e io ero inevitabilmente attratt@ solo dagli uomini :-D
Poi, a un certo punto, ho capito che non era quella la strada: dovevo iniziare un percorso diverso. Quel percorso che l’equipe psicopedagogica (e la società) non mi aveva neppure prospettato, anzi, me l’aveva negato.
E’ stato un percorso lungo. La scelta omosessuale per me è stata obbligata: ho dovuto scegliere e ho scelto di diventare uomo (attratto dagli uomini, però): poiché questo aspetto della mia natura non era modificabile. Adesso, dopo vent’anni, sono omosessuale: amo il mio compagno come uomo. Prima chiudevo gli occhi ed era la donna ad amarlo. Quella donna non esiste più da tempo.
Sono sterile, Ma ho avuto la fortuna di appagare il mio istinto “materno”. Ho cresciuto una bambina, sin da quando aveva sei mesi, che era stata affidata alla mia famiglia. L’ho cresciuta con amore e nel rispetto di se stessa e del prossimo, lontana dai cappi dell’ipocrisia. Mi è stato consentito di seguirla anche quando è ritornata in seno alla sua famiglia di origine, fino all’università. Per lei sono stat@ madre e padre. Oggi è una donna di tren’t'anni, appagata, fidanzata (con uomo) da tre anni e, soprattutto, equilibrata, consapevole e responsabile delle sue scelte.
Il suo migliore amico è omosessuale ed è venuto, con il suo compagno (con cui ha una relazione da otto anni) alla cerimonia in cui io e il mio compagno ci siamo “sposati” dopo vent’anni di amore :-P
L’equipe psicopedagogica aveva anche sentenziato che non avrei terminato neppure conseguito la licenza media. Non solo l’ho conseguita, mi sono anche diplomato e ho studiato all’università medicina e psicologia. Anche se poi non ho esercitato. Negli ultimi anni mi occupo soprattutto delle persone che amo e che mi amano: sto dedicando la mia vita a loro perché sia per loro più “leggera” :-P
Siamo innanzitutto persone, Farinelli. E ciò che gli esseri umani credono che abbia deciso la Natura l’hanno in realtà deciso essi. Bisogna studiarla, la natura, invece di chiudersi in assunti e tesi che non si ha il coraggio neppure di verificare. E allora la Natura si mostrerà.
Ciao :-)
N u t i ni
02 mag 2009 - 00:19 - #23Cadmo la tua storia è davvero commovente.
Ce n’è da esserne fieri.
In “Queer as folk Usa” Brian dice al suo compagno ” Ce l’hai fatta a diventare il migliore omosessuale che potessi immaginare”.
Io la rivolgo a te.
farinelli
02 mag 2009 - 09:54 - #24Cadmo,
ho il massimo rispetto per per la tua vicenda personale e l’equilibrio che dimostri di aver trovato, nonostante tutto e tutti, ti rende onore. Però, scusami, so benissimo che siamo “persone” e so altrettanto bene che la realtà è varia, che non esistono solo il bianco e il nero ma una serie di sfumature intermedie nella sessualità e nella vita affettiva….Insomma, condivido tutto quello che dici. Ma io ho forse detto il contrario? No, ho solo detto che la legge deve mettere dei paletti e che, dal mio punto di vista, bisogna dare a tutti i bambini le stesse opportunità almeno in partenza. Poi la vita è complicata e si incarica di scompaginare tante situazioni. Di fatto sono sempre esistiti bambini che crescono con un solo genitore, o con due figure femminili ecc….e da sempre esistono coppie uomo-donna che sono genitori snaturati e indegni.
Ma, ripeto, dal mio punto di vista è comprensibile che ci siano dei punti fermi dal punto di vista giuridico. Poi credo che la maternità e la partenità non siano un diritto, mentre un bambino - sempre in linea di principio - abbia diritto ad avere due genitori: un padre e una madre. Non ti sto dicendo che considero questo un dogma, una verità assoluta. Ho molti dubbi a riguardo e infatti sono qui proprio per sentire e stimolare altri pareri. Devo anche dire che i commenti che sono seguiti al mio intervento mi rincuorano perché sono civili e rispettosi e nulla hanno a che vedere con quelli di altri frequentatori del blog, intolleranti e offensivi, con cui mi sono scontrato in passato.
cadmo
02 mag 2009 - 10:32 - #25Sono convinto che il mondo abbia bisogno di famiglie omogenitoriali. Che il mondo abbia bisogno di pluralità. Ne sono convinto davvero. I bambini vengono a contatto con molte figure di riferimento e ciò che è davvero importante, per la loro crescita, è il contesto affettivo, i valori reali che vengono trasmessi, il rispetto per se stessi e gli altri, la coerenza. Non credo che la famiglia cosiddetta “tradizionale” (formata rigidamente da padre, madre e figli) abbia reso più stabile la società nei secoli. Anzi, spesso ha veicolato valori di morte. Se un nucleo familiare ha vinto la sfida nei confronti della vita i motivi sono stati altri.
Io sono convinto che una coppia omogenitoriale può essere in grado di crescere, educare, aprire alla vita una bambina o un bambino, così come una coppia eterogenitoriale. Uso il condizionale, ma per tutti. I gravi disordini paventati nascono solo da ignoranza. Anche in campo psicopedagogico. Quanti studi sono stati fatti per poterlo affermare categoricamente? Pochi. E quei pochi dimostrano il contrario. Ma i risultati alla società (o chi detiene il potere di essa) non interessano.
Termino con una considerazione di Marica Pierdicchi, che ritengo valida:
“Penso, quindi, che se ci fosse più rispetto e più accoglienza verso le diversità non soltanto di genere, ma proprio di pensiero, forse vivremmo tutti in un mondo più libero e meno violento”.
farinelli
02 mag 2009 - 11:49 - #26Buona parte dei terapeuti, degli psichiatri e degli antropologi la pensano diversamente ed esprimono i dubbi che ho anche io. Non credo si possano considerare tutti ignoranti, in malafede o oscurantisti. La questione è delicata e tuttora aperta. E nessuno può dire di avere la verità in mano.
Sono d’accordo sull’accoglienza verso le diversità, ma anche qui esistono giocoforza dei limiti. Pure i pedofili e gli incestuosi sono “diversi” ed esistono culture, società e periodi storici in cui queste “diversità” venivano e vengono accettate. Non per questo mi sento di sdoganarle.
cadmo
02 mag 2009 - 12:53 - #27“La questione è delicata e tuttora aperta. E nessuno può dire di avere la verità in mano”.
Ecco, appunto, nessuno può dire di avere la verità in mano.
egizia mondini
02 mag 2009 - 20:39 - #28caro farinelli, x carità non paragoniamo i gay ai pedofili eh. xchè i primi potranno essere considerati diversi in quanto minoranza, ma i pedofili sono deviati e malati. mi pare una bella differenza.
sugli psichiatri ti correggo: in italia non hanno ancora una letteratura o casistica da studiare x questo vanno avanti a opinioni xsonali. ma all’estero dove i casi di famiglie arcobaleno hanno già una storia di almeno 25 anni i testi ci sono e sono anche positivi. andrebbero studiati, come fanno alcuni, per aggiornarsi.
in italia siamo ancora pionieri.
egizia mondini
02 mag 2009 - 20:46 - #29e ora dico grazie a cadmo x aver condiviso con noi la sua storia. grazie
farinelli
02 mag 2009 - 22:32 - #30Cara egizia,
ho fatto un esempio non un paragone. Certo noi ora consideriamo i pedofili deviati e malati, ma non è sempre stato così. Anche a tralasciare le pratiche sessuali degli antichi Greci, per cui la pederastia rappresentava niente meno che una fase dell’educazione psicologica e sentimentale del ragazzo, anche da noi fino a qualche anno fa se un adulto maschio stava con una tredicenne e poi se la sposava non era affatto considerato un pedofilo (il caso di Claudio Villa, per esempio, fu un argomento da cronaca rosa, non giudiziaria). Ora sì. Ma qui si entra in un campo minato e, soprattutto, andiamo fuori tema.
Ivy.
03 mag 2009 - 20:39 - #31sinceramente io sono d’accordo con l’adozione da parte di due lesbiche di un bambino, anche perchè sono secoli che alle donne è stato relegato il ruolo di nutrici e allevatrici, meno se è una coppia gay di uomini a farlo. Non penso che siano in grado per intenderci e penso che tra le due figure quella strattamente necessaria sia quella materna, quella paterna può avanzare che col transfert si risolve tutto. Quindi no no no.
cadmo
03 mag 2009 - 21:24 - #32egizia, grazie a voi di queer|blog per esserci :-)
Come hai scritto tu “è meraviglioso questo scambio tra tutti noi. mi sembra già di essere tutti un po’ + forti, non vi sembra?”
Il commento di Giovanni Ceroni e di “farinelli” mi hanno portato a raccontare la mia storia. Io sono cresciuto in una famiglia cattolica praticante e devota, che ha sempre vissuto nel rispetto degli insegnamenti della Chiesa. E che a un certo punto si è dovuta confrontare con un figlio prima transgender e poi omosessuale. I miei fratelli hanno saputo della mia relazione di coppia solo due anni fa, sei mesi prima della celebrazione, pubblica, del ventennale. Eppure, io e il mio compagno vivevamo la nostra relazione senza nasconderci, convivendo ormai da vent’anni. Ed era invitato a tutte le feste di famiglia, dai matrimoni ai battesimi, dalle comunioni ai compleanni. Finché non abbiamo detto chiaramente che eravamo una coppia ed eravamo intenzionati a sposarci in occasione del ventennale. Perché sai, per i cattolici che seguono gli insegnamenti della Chiesa, tra due uomini e due donne non può esserci l’amore di coppia, quello è, per loro, esclusiva della coppia formata da un uomo e da una donna. Né tanto meno può esserci una relazione sessuo-affettiva. Non riescono proprio a concepirlo. Concepiscono il sesso, questo sì, ma come malattia o vizio o devianza. Questa, purtroppo, è la realtà.
All’inizio avevo pensato a un matrimonio con un prete cattolico, in chiesa, in seno a una comunità cristiana di base. Ma le reazioni in famiglia sono state di grande sofferenza. Così ho riflettuto molto nei mesi precedenti e alla fine ho capito che sposarmi in chiesa non era poi così importante. Inoltre il mio compagno è ateo. E noi ci siamo uniti, dinnanzi a noi e a Dio, vent’anni fa.
E’ stata una cerimonia laica. Nessuno dei miei familiari è venuto, né quelli di lui, pur essendo stati invitati. Sono venuti solo i figli di mia sorella. Ma sono venuti tanti amici, molte famiglie cattoliche con i figli piccoli. Amici da tanti parti d’Italia e dall’estero. E’ stato bello. Sono state lette poesie di poeti omosessuali, ma anche cristiani e atei.
Passata la crisi, la mia famiglia è ritornata a invitarci alle feste di famiglia e sono sicuro che per i 25 anni verranno all’anniversario :-)
Certo, è difficile liberarsi dalle pastoie di un certo pensiero cattolico e tuttora i miei familiari sono contrari al matrimonio tra persone dello stesso sesso, alla possibilità che una coppia omogenitoriale possa avere figli naturali o con la fecondazione assistita o adottarli. Ma in cuor loro hanno capito che non togliamo nulla né siamo una minaccia all’ordine morale della società.
Se fossimo più giovani e desiderassimo un figlio, se in passato avrei optato per l’adozione (se fosse stata possibile), oggi io e il mio compagno ricorreremmo alla fecondazione assistita. Credo, però, che lo direi alla mia famiglia a fatto compiuto e credo che, dopo le prime reazioni di sgomento e costernazione, accetterebbero consapevoli che lo cresceremmo con amore e responsabilità. Anche perché, se da una parte io non mi sogno di modificare le loro convinzioni religiose (né ho mai fatto pressione a riguardo) dall’altra non consento a loro di impormi il loro credo. Se ne può parlare, se ne può discutere, magari ci possono anche essere scenate, ma il rispetto reciproco non deve mai mancare. Ognuno di noi deve essere testimone di se stesso, con il comportamento piuttosto che con le parole.
Scusate questo lung(hissim)o commento :-9
Nutini, grazie… mi hai commosso tu. E’ uno dei più bei pensieri che abbia mai ricevuto nella mia vita :-) L’ho salvato: quando sarò triste, a causa dell’omofobia che c’è in Italia (e nel mondo), lo leggerò e mi riscalderà il cuore :-)
cadmo
04 mag 2009 - 08:17 - #33Ho riletto il mio ultimo commento prima di andare a letto e, riflettendoci, non ho formulato coerentemente con il mio pensiero il passo sulla fecondazione assistita. Lo riformulo :-)
Se fossi più giovane, se in passato avrei optato SOLTANTO per l’adozione o l’affido (se fosse stata possibile), oggi penserei ANCHE alla possibilità della fecondazione assistita. Senza, però, rinunciare ad affiancare l’adozione a distanza per aiutare bambini nei paesi in via di sviluppo, come già facciamo da oltre dieci anni.
The Ant
04 mag 2009 - 10:42 - #34“Sinceramente io sono d’accordo con l’adozione da parte di due lesbiche di un bambino”
Ivy… però qui si parla d’altro. Non di adozione. Sembra poi che tu voglia quasi sottolineare che il “ruolo di nutrici e allevatrici” assegnato alle donne sia il semplice risultato di secoli di oppressione. Io dico che nutrici e allevatrici le donne POSSONO esserlo (se lo scelgono) per un fatto biologico. E che quando si parla di RUOLI si fa il percorso inverso di quello fatto dalle donne negli ultimi decenni della storia dell’occidente… si porge il fianco ai tanti attacchi di un presente oscurantista che non vede l’ora di rinchiuderci nuovamente - appunto - in RUOLI (quali che siano: mamma buona, manager rampante, compagna devota, ecc.).
Non voglio (e con me la mia compagna) fare altri percorsi che non siano quelli in un certo senso racchiusi dentro quello slogan che dice ‘decidono le donne’. Buttiamo via gli stereotipi. Se serve, anche quelli ‘in positivo’.
Perché? Perché quegli stessi stereotipi (questo deduco dal tuo intervento) SOTTRAGGONO libertà a persone con cui ho praticamente niente in comune, ma i cui diritti mi stanno tanto a cuore quanto i miei: le coppie di gay (maschi, per intenderci).
Con quanta veemenza affermi “no no no” e con quanta sicurezza tagli giudizi tipo “non penso siano in grando (di allevare un figlio)” o “la figura strettamente necessaria è quella materna”
Allora… una volta per tutte vale la pena dire che le figure strettamente necessarie per un bambino sono quelle di persone che sappiano dare cure, amore, sostegno, regole, sicurezza, ecc. ad un bambino. Maschile e femminile hanno la loro importanza nella vita di tutti noi. Maschile e femminile avranno importanza anche nella vita dei bambini delle coppie omogenitoriali. E’ naturale (!!) che sia così.
Ma per favore: non mettiamoci a fare discriminazioni tra i discriminati!
ali1981
24 lug 2009 - 12:25 - #35Ciao ragazze, ieri ho guardato casualmente il vostro documentario ed è capitato a pennello!
Io e la mia compagna vorremmo avere un figlio…ma ci fermiamo sempre al solito problema che anche voi avete affrontato: “se venisse a mancare la madre biologica che ne sarebbe del piccolo?”.
Per il resto credo, come voi, che sia necessario l’amore, solo l’amore ed ogni problema potrà essere superato con serenità.
Himeko
24 lug 2009 - 16:53 - #36Ieri sera io e la mia compagna abbiamo visto in tv il documentario su rai 3…
Anche noi vorremmo avere un bambino o una bambina, ne parliamo già da qualche anno e finalmente abbiamo deciso di darci una data (o meglio un periodo) in cui proveremo a concretizzare questo nostro desiderio: la prossima estate.
Ora davanti a noi si prospetta un anno di decisioni e ricerche, per organizzarci in tutto e riuscire ad arrivare preparate (psicologicamente, economicamente, ecc.) al momento tanto atteso del tentativo di fecondazione assistita.
A me non spaventa l’idea di avere un figlio con l’amore della mia vita, a cui daremo tutte noi stesse per farlo crescere bene e felice, ma naturalmente ci sono diverse cose da prendere in considerazione, anche per cercare di tutelarci un pò in questo nostro paese che a quanto sembra purtroppo non ha desiderio di aprire gli occhi e ragionare con il cervello accompagnato dal cuore…
Vorrei ringraziare Marica e Daniela per aver dato voce e visibilità alla loro storia.
Ogni tentativo di farci conoscere, da parte di ogni famiglia omosessuale (per quello che si può fare nel proprio piccolo) spero che possa con il tempo fare chiarezza su ciò che siamo… Una realtà già presente molto concretamente anche nel nostro paese, delle famiglie a tutti gli effetti che come ogni altra può dare il meglio di sé o meno per i propri figli, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dalla sessualità stessa che ci distingue tra esseri umani.
Ogni genitore dovrebbe avere dei figli esclusivamente se è disposto a mettere il bambino (o la bambina) davanti a tutto, prima di sè stesso, perchè dopo avergli dato la vita dovrà dargli un immenso amore e la felicità che merita.
Il male che può fare la società al bambino è un’altra questione… E se l’Italia non è disposta a dare anche ai figli di genitori omosessuali la serenità che meritano, porterà solo le famiglie come noi a cercare il bene per i nostri bambini in un altro paese.
Arthemisia
25 lug 2009 - 16:03 - #37L’altro ieri ho visto il documentario. E’ bellismo. Grazie ragazze.