La vita pop raccontata da Massimiliano Palmese

Di Massimiliano Palmese abbiamo già diffusamente parlato tempo addietro. Ad esempio quando è stato tra i giurati del Festival del cinema Gay e Lesbico di Torino nel 2007. Oppure quando ha curato la rassegna cinematografica Omovies a Napoli nel 2008. Ma poco, devo ammettere, ne abbiamo parlato nella sua veste principale, ovvero quella di scrittore.

Con il suo poetico e malinconico romanzo d'esordio L'amante Proibita è stato finalista al Premio Strega nel 2006. In questi giorni è uscito il suo secondo lavoro Pop Life dove l'autore volta radicalmente pagina. Un romanzo sull'amicizia fra uno scrittore, che cerca di sbarcare il lunario vivendo della sua arte, e un'aspirante attrice/velina, disposta a tutto pur di diventare famosa nel minor tempo possibile.

Un affresco cinico e dissacrante sul circo del mondo dello spettacolo, animato da vecchi produttori (etero e gay) e giovani sognatori (etero e gay), dove la merce di scambio sono il successo e il sesso. Una storia autobiografica, o comunque vissuta molto da vicino, raccontata con lo stomaco disgustato e lo sguardo sprezzante di chi a compromessi non è voluto scendere. Ma molto ha visto. Chi ne sa una più del diavolo potrà divertirsi a riconoscere personaggi oggi molto noti del mondo del cinema fra le pagine di Pop Life. L'intervista di QueerBlog a Massimiliano Palmese subito dopo il salto.

Finalmente qualcuno che non descrive i gay come i migliori amici, come persone di gusto, sensibili e di classe. Nel tuo libro i gay sono viscidi, bastardi e squallidi come tutti gli altri...
Certamente non ho scritto un romanzo per parlare male dei gay; ho scritto un romanzo sul mondo del cinema, dove molti gay non si comportano troppo bene. Un attore mi ha raccontato questa storia: lui e un amico si presentano a un agente cinematografico per farsi rappresentare; quello li prende in agenzia, ma dopo un po’ chiede di fare sesso; lui rifiuta e se ne va dall’agenzia, l’amico invece resta. Oggi lui ha mollato, l’amico invece lavora in tv.

Descriverli per quello che sono è però un elemento nuovo, ne sei consapevole?
Altrove hanno già superato la fase del politicamente corretto, e i gay cominciano a usare ironia e autoironia. L’Italia è su posizioni più conservatrici, per non dire di retroguardia. Paese mediterraneo e caliente, poteva essere culturalmente molto diverso, purtroppo non abbiamo saputo sbarazzarci del Vaticano. Però nel privato gli italiani hanno molti vizi, altrimenti le strade non sarebbero così piene di prostituzione: e la importiamo anche, perché quella locale non basta.

Perché secondo te siamo in questa fase in cui i gay per essere accettati devono essere edulcorati, imbelliti, buonizzati?
Perché devono o far ridere o fare pena. Penso a larga parte del cinema italiano, dove si è passati dalle caricature anni ’70 e ‘80 al personaggio gay che, assassinato o di Aids, deve per forza morire. Da vivo non fa abbastanza pietà.

E in tv?
In tv circola un solo tipo di gay, la checca.

Secondo te il Luca di Povia e l'amico della Tatangelo che effetto hanno avuto sul pubblico nazional-popolare?
La ragazza fu molto attaccata perché la sua canzone era in odore di marketing, invece secondo me era sincera e ha avuto il merito di lanciare un messaggio al suo pubblico. Per quanto riguarda Povia, poverino: con una sola canzone si è reso odioso ai gay e ridicolo agli etero.

Quante avance "mirate" da parte di uomini potenti hai ricevuto nella tua vita con la promessa di qualcosa in cambio?
Se ci fosse un contratto che cautelasse la parte debole… Invece quelli ti dicono, tu comincia a spogliarti poi - forse - ti aiuto. Si meritano giusto il gesto dell’ombrello.

Perché, se nel mondo dello spettacolo c'è tanta omosessualità, regna ancora tanta omertà?
Chissà, forse pensano di “guarire”?

Tanti gay di spettacolo importanti e noti si sposano per non dover fare coming out...
Già la famiglia tradizionale è un inferno, chissà che dev’essere la loro...

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