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La carnevalata del Gay Pride

Pubblicato: 03 apr 2009 da Robo

Logo del Genova Pride 2009Davide Scarfì su Nichelino online – giornale online di stampo cattolico – parla dell’orgoglio gay domandandosi a cosa servano le carnevalate. Dopo il post del nostro Desperate Gay Guy dal titolo Gay Pride: Qualcosa di cui essere ancora orgogliosi? ci sembra interessante continuare il discorso sul pride guardandolo da un punto di vista che non coincide con il nostro.

Scarfì, quindi, dopo aver affermato, bontà sua, che ognuno ha il diritto di essere com’è e di avanzare le proprie ragioni, è perplesso in merito alle modalità con cui si portano avanti i propri diritti.

Oggi vanno molto di moda profonde domande trabocchetto come “ti piacerebbe avere un figlio gay”? Oppure: “saresti contento se un giorno tuo figlio ti confidasse di essere gay”? Dico trabocchetto perché bisogna fare attenzione alle risposte che si danno. Se non si vuole essere bollati come fascisti o peggio ancora come razzisti bisogna rispondere ipocritamente “perché no”, “non fa nessuna differenza”, “i miei migliori amici sono gay”. È assurdo! È forse una colpa essere fautori dell’eterosessualità non solo verso i propri figli, ma anche in senso generale?

Fa poi un esempio di un’altra categoria che ha pochi diritti: quella delle persone diversamente abili. Afferma:

Prendiamo ad esempio le persone diversamente abili, intese proprio come individui con delle diversità rispetto ad uno standard comune prevalente, non mi pare che per far valere i proprio diritti - e ne avrebbero motivo, eccome - sfilino per le strade insultando quel ministro piuttosto che quell’assessore, né tantomeno ostentino orgoglio della loro condizione. In quelle poche occasioni in cui hanno una visibilità mediatica da un lato espongono con pacatezza difficoltà ed aspettative, dall’altro propongono con assoluta serenità la loro situazione spesso anche con pungente autoironia, cosa che manca proprio a chi si fregia di difendere o di rappresentare le ragioni degli omosessuali.

Quindi conclude:

In sostanza non credo che attraverso una strategia arrogante e prevaricatrice si possano affermare aspirazioni e diritti non solo dei gay, ma di qualsiasi altra categoria. Anzi in tal modo si corre il rischio di ottenere l’esatto contrario; se già esistono dei pregiudizi di fondo, di fronte ad atteggiamenti così provocatori vengono solo forniti dei pretesti a chi non aspetta altro che fomentare odio ed intolleranza.

Nell’esprimere i vostri commenti su tale articolo vi chiederei di assumere uno spirito di confronto e non di denigrazione: Scarfì e il giornale per il quale scrive fanno parte di una vasta fetta di società con la quale, volenti o nolenti, siamo chiamati a confrontarci. Se è giusto far valere le nostre ragioni è altrettanto giusto farlo con cognizione di causa, senza insultare e inveire contro nessuno. Perché, come dice la saggezza popolare, l’educazione è di chi la usa.

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21 commenti

Commenti dei lettori

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  • Rickmints

    03 apr 2009 - 08:47 - #1
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    Sicuramente un punto di vista, rispettabile quanto quello di chiunque altro. Sono d’accordo sul fatto che ormai non abbiamo più bisogno di mostrarci così “allegri” e colorati nei gay pride, perchè ci torna solo contro, ma disapprovo in assoluto rigurdo la confessione dei figli di essere omosessuali. Come si può dichiararsi cattolici, e dire assurdità di tale rilievo? Dov’è la tolleranza? L’ amore non và oltre a qualsiasi etichetta? Perchè ostinarsi dinnanzi alla felicità altrui?

    Per molti gay quello che scrivo può essere banale ma sembra non sia così per la maggior parte degli eterosessuali, di conseguenza espicito il mio punto di vista sperando di movimentare un barlume di intelligenza.

    Comprendo le ragioni ideologiche, ma cercando di essere razionali per un momento: se mio figlio mi viene a confessare col cuore in mano che è gay e si sente felice per questo, ché inizio a dirgli che etero è meglio? Ma per favore! Come se al sign. Scarfi piaccia il Blues, e io gli dico che invece è meglio la musica classica, poiché tutta la società la pensa come me e quindi si deve adeguare e farsi piacere una musica anziché un’ altra. Perdonatemi lo spiacevole accostamento, so bene che son due cose distanti musica e sessualità.

    Sign. Scarfi, certo ha ragione a pensare che andare contro la tendenza di essere tolleranti e aperti possa essere più “originale”, ma le ricordo come le vostre argomentazioni non tolleranti abbiano creato pregiudizi che oggi crediamo infondati (neri, ebrei). Una “svecchiata” è ora di darla no?

  • Profilo di Gatto Nero

    Gatto Nero

    03 apr 2009 - 09:21 - #2
    1 punto
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    Consigli per i prossimi pezzi:
    * Il parrucchiere di Buccinasco e le sue opinioni sui trans
    * In piazza a San Pietro a Maida pensano che i gay vestano male
    * C’è omofobia nelle parole di Mario Papario, operatore ecologico di Matraia?

    Perché mi sembrano cose della stessa gravità.

  • Simonros

    03 apr 2009 - 09:35 - #3
    1 punto
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    Il vero problema non è tanto l’articolo (patetico e razzista) di questo Scarfi, degno rappresentante del mondo catto-talebano del quale fa parte, ma l’idea che bisogna dialogare con queste persone. Per ottenere cosa? Il loro consenso? Non me ne può fregare di meno e non vedo per quale motivo io debba mettermi a confronto con una persona che non conosce nulla del Pride, della sua storia, delle violenze che continuano ad esserci nei confronti di chi vive la propria vita secondo natura, delle difficoltà di chi instaura in questo Paese una relazione omosessuale (un pò come se io mi azzardassi ad esprimere pareri nei confronti della storia della Chiesa che di certo non conosco a perfezione).
    Io mi sono stancato di discutere, i diritti non si ottengono di certo cercando un confronto con chi palesemente non lo vuole; in più va detto che questi presunti argomenti da loro professati sono ridicoli (basta leggere questo profluvio di baggianate, questo autentico bignamino del razzismo a la page, mascherato dal tipico buonismo cattolico, della serie “Mi fai senso, ma te lo dico con la carità cristiana che mi contraddistingue, perchè sono una brava personcina”).
    Siamo noi che dobbiamo smetterla di discutere con loro, siamo noi che dobbiamo continuare a protestare, a muoverci, a unirci, a ribellarci come meglio crediamo, senza vincoli di nessun tipo, senza decaloghi sui “vestiti e modi del buon manifestante”. Ho interrotto amicizie secolari per questo motivo; non posso permettere a nessuno di venire davanti a me, con la faccia da santino, a dirmi che il mio rapporto non vale niente e che non ho diritto ad alcunchè. Vogliono farci credere che se ci mettiamo in fila e facciamo i bravi un giorno qualcuno ci ascolterà; peccato che la storia insegni che soltanto protestando, combattendo giorno per giorno, informando i cittadini che si ottiene qualcosa, non certo aspettando le briciole da chi ha il potere (in questo caso la chiesa e i politici italiani).
    P.S. Ve li immaginate i neri d’America a discutere con i razzistoni del Ku Kux klan? O gli antifascisti a colloquio con qualche ras?

  • Cynewulf2

    03 apr 2009 - 09:55 - #4
    0 punti
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    Il paragone coi disabili è scorretto e pernicioso (qualsiasi cosa significhi “pernicioso”).

  • _giuseppe

    03 apr 2009 - 10:25 - #5
    0 punti
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    Se si fosse informato sull’origine del gay pride e cioe’ della polizia (e non solo) che picchiava i gay e dei gay che di conseguenza si sono ribellati.

    Se non avesse una visione limitata al proprio ombelico (vaticano) probabilmente avrebbe scritto lo stesso all’epoca di Rosa Louise Parks: “credo che attraverso una strategia arrogante e prevaricatrice si possano affermare aspirazioni e diritti ecc.” e oggi Obama starebbe lavorando in un campo di cotone forse…

  • Hinzelmann

    03 apr 2009 - 10:25 - #6
    0 punti
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    Ma, sì è evidente…bisogna saper capire chi si parla e perchè.

    Non possiamo partire dal presupposto di dover piacere a certa
    gente, che peraltro troverà sempre un motivo valido per darci
    addosso.

    Altrimenti siamo noi a porci su di un piano di subalternità:
    da certe persone noi esigiamo solo il rispetto, se non ce lo
    danno abbiamo il diritto di dargli degli intolleranti, punto e
    basta.

    Aggiungo anche che noi dobbiamo abituarci al conflitto politico
    perchè siamo diventati un elemento politicamente conflittuale
    il chè è sempre meglio del disinteresse o dell’irrilevanza.

    Poi possiamo chiederci cosa possiamo fare attivamente
    per smontare simili baggianate…se riusciamo a far pubblicare
    dei reportage completi sul pride, su tutte le iniziative culturali
    che vengono ignorate dai mass media etc. etc.

    Eventualmente se non sia il caso di dare un rilievo anche esteriore
    alla parte politica della manifestazione e aggiungere delle cose

    Guarda caso tutte queste discussioni partono invece dal presupposto
    che si migliorerebbe togliendo, censurando-si….il chè è perfettamente
    logico sia detto e pensato da chi non vorrebbe vedere il pride, meno
    però se è detto da noi, che dovremmo volere una sua esposizione
    migliore in senso accrescitivo e non minore

  • Profilo di dario 65

    dario 65

    03 apr 2009 - 11:22 - #7
    0 punti
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    “È forse una colpa essere fautori dell’eterosessualità non solo verso i propri figli, ma anche in senso generale?”
    Si, è una colpa.
    Non si può essere FAUTORI di un qualcosa come l’orientamento sessuale.
    La parola “fautore” significa colui che sostiene, incoraggia, protegge qualcuno o qualche cosa. Viene dal latino “fautore(m)”, il quale a sua volta arriva dal verbo “favere”, che significa favorire.

    È quindi razzista essere fautori di un comportamento sessuale piuttosto che di un altro.

  • Emilie Rollandin

    03 apr 2009 - 12:00 - #8
    -1 punto
    Up Down

    …”Anzi in tal modo si corre il rischio di ottenere l’esatto contrario; se già esistono dei pregiudizi di fondo, di fronte ad atteggiamenti così provocatori vengono solo forniti dei pretesti a chi non aspetta altro che fomentare odio ed intolleranza.”….

    beh io questa frase la ritengo veritiera, non pensate?

  • Profilo di manmad

    manmad

    03 apr 2009 - 12:07 - #9
    0 punti
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    beh io credo che per una volta qualcuno “dell’altro lato” si è messo su un piano di vero confronto.

    detto questo, penso anche che gli sia sfuggito un piccolo particolare: noi i diritti non cerchiamo di farli valere ma di averli, perchè oggi come oggi non li abbiamo alla pari degli eterosessuali, ergo forse abbiamo tutto il diritto di essere incazzati!

  • Hinzelmann

    03 apr 2009 - 13:06 - #10
    0 punti
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    Mah…Questa persona rivendica il diritto di essere un fautore della eterosessualità ed istituisce un paragone gay e “diversamente abili” che è un modo educato di dare ai gay dei minorati.

    Ora, non è che per ilfatto che questo signore chiama un cieco non-vedente cambi la sostanza della similitudine…posta. Poi ci dice che al contrario dei diversamente abili noi saremmo arroganti, perchè? perchè loro non “ostentano”…beh voglio dire, cosa dovrebbe mai ostentare un cieco o un paralitico? L’arto amputato?

    Ovviamente un paragone con la FIOM-CGIL o i COBAS non viene preso
    neanche in considerazione, tanto per comparare gli slogan…e vedere
    chi sia ironico e chi sia aggressivo.

    Che poi ai gay manchi l’autoironia…proprio non è vero. Solo che per
    questo signore come la nostra ironia è arroganza così probabilmente la nostra autoironia è una carnevalata.

    Dopo aver fatto un discorso del genere dice che siamo noi e non lui a fomentare
    l’intolleranza. E noi dovremmo confrontarci con questo signore???

  • Profilo di tycooko

    tycooko

    03 apr 2009 - 14:03 - #11
    1 punto
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    Queer Blog dev’essere affetto dal “dialoghismo” di Veltroni. Parliamo con tutti, facciamoci volere bene da tutti, siamo diplomatici anche quando dall’altra parte non lo sono. Signora casalinga di Voghera, perché mi odia? No, la prego, non se ne vada! Dialoghiamo!
    Sono d’accordo con Gatto Nero, cosa che ho notato (in giro per il web) accade spesso. :)

  • Profilo di cadmo

    cadmo

    03 apr 2009 - 15:04 - #12
    1 punto
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    Personalmente, ai Gay Pride a cui ho partecipato io non ho mai percepito una strategia arrogante e prevaricatrice. L’ho sempre vissuti come una festa in cui, in un clima di gioia (”gayezza”, appunto) si lanciava il messaggio: “In questa società, volenti o nolenti, ci siamo anche noi”. Detto questo, nella mia quotidianità non mi esibisco né mi nascondo. Noi siamo innanzitutto persone, indipendentemente dal nostro orientamento sessuale. Ed è da qui che bisogna partire.

  • Profilo di N u t i ni

    N u t i ni

    03 apr 2009 - 16:09 - #13
    0 punti
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    Sempre i soliti triti e ritriti ragionamenti.

    Festeggiamo quei giorni di giugno di tanti anni fa , quando è nato il movimento che ci permette di dire al mondo che ci odia che esistiamo anche noi.

    E’una festa ,la giornata dell’orgoglio omosex,e non mi risulta che alle feste si vada vestiti indossando la giacca e la cravatta .

    Non mi risulta che quando si balla si stia seduti ,composti.

    Ci vestiamo con i colori dell’arcobaleno , la nostra bandiera , e visto che è giugno non ci mettiamo certo il cappotto o il giaccone.

    Se i media mostrassero di più coppie gay /lesbo vestiti “normalmente” ,felici mano nella mano , senza indugiare su parrucconi e boa di struzzo ,sono sicuro che la cosa li spiazzzerebbe.

  • miradapositiva

    03 apr 2009 - 20:11 - #14
    1 punto
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    Va bene non insultare, ma perchè dobbiamo confrontarci con gente come questa??
    Che si sente di avere il diritto di guardarvi dall’alto verso il basso??
    Questa gente deve essere solo subissata da un mare di indignazione, perchè con il fare ipocrita da “brava personcina” incita all’odio e alla discriminazione!
    Prima di parlare di carnevalate, perchè non pensa a tutte quelle di stampo cattolico?? Processioni, giubilei, santificazioni, beatificazioni ecc ecc.
    Io se mio figlio mi dicesse che è omosessuale non ci vedrei assolutamente nulla di male, sarei invece preoccupato se mio figlio mi dicesse che vuole farsi prete.
    Ma non sarei affatto fautore del suo ateismo, per me l’importante è che non imponga nulla agli altri.

  • Profilo di Wiser

    Wiser

    03 apr 2009 - 20:31 - #15
    2 punti
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    Quoto Nutini e Simonros. Il problema non è il Gay Pride in sé (seppur perfettibile qui in Italia, lo riconosco anch’io), bensì l’esposizione che ne danno i media.

    Concordo con Simonros quando parla dell’accettazione, mediazione etc. Noi non dobbiamo farci accettare piegando la testa e censurandoci, apparire come la gente intollerante e razzista ci vorrebbe vedere … perché tanto questa gente non ci accetterebbe nemmeno se fossimo tutti composti e carini, ci vorrebbero tutti etero, è questo il punto. Il lavoro da fare è invece farci conoscere per COME SIAMO, e non per COME LORO VORREBBERO CHE FOSSIMO!

    Onestamente, non ho bisogno di dialogare con un cattolico per ottenere dei diritti: non chiedo qualcosa in più, chiedo qualcosa che mi spetta di diritto per essere parificato a tutti gli altri cittadini eterosessuali italiani, il che è diverso!

    Tralasciando poi il paragone con i disabili che è veramente fuorviante…

  • Profilo di tommybear

    tommybear

    03 apr 2009 - 21:06 - #16
    0 punti
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    Mi trovo completamente d’accordo con Miradapositiva.
    Infatti: ma come si permettono di parlare di carnevalate i preti e monsignori che se ne vanno in giro in gonna e pizzi e copricapi che nemmeno nelle tribune ad Ascot!

  • Profilo di cadmo

    cadmo

    03 apr 2009 - 21:35 - #17
    0 punti
    Up Down

    “Se è giusto far valere le nostre ragioni è altrettanto giusto farlo con cognizione di causa, senza insultare e inveire contro nessuno. Perché, come dice la saggezza popolare, l’educazione è di chi la usa.”

    Robo, mi è piaciuta molto questa frase. Condivido. Credo che questa sia la “chiave” per aprire molte porte, apparentemente sigillate. Il che non significa “abbassare la testa”. Anzi, si procede a “testa alta” e con dignità.

  • Profilo di loran

    loran

    05 apr 2009 - 11:13 - #18
    1 punto
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    Anni fa uno dei fondatori della libreria Babele di Milano intervistato da Maurizio Costanzo disse che il GayPride è anche una festa e non solo una manifestazione politica, quindi è giusto che ci sia un pò di colore e anche qualche ecesso.

    Sulla modalità arrogante di cui parla il giornalista, mi vengono in mente le strategie della Lega Nord che all’inizio chiedeva arrogantemente la secessione e oggi ha ottenuto l’autonomia fiscale per le regioni, quindi mi sembra che chiedere a gran voce 10000 per poi ottenere 100 sia redditizio.

    Penso che ormai convenga chiedere il matrimonio per poi cercare di ottenere le unioni civili, certo dietro a tutto ci deve essere un peso politico altrimenti non si ottiene nulla e questo se lo devono domandare le associazioni glbt come fare e se lo devono chiedere i singoli quando vanno a votare.

  • Profilo di loran

    loran

    05 apr 2009 - 11:16 - #19
    0 punti
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    Per parlare dell’articolo il giornalista evidentemente è poco informato su quello che scrive ma si sa su internet scrivono in molti.

  • Profilo di Wiser

    Wiser

    05 apr 2009 - 15:28 - #20
    0 punti
    Up Down

    #18

    “Penso che ormai convenga chiedere il matrimonio per poi cercare di ottenere le unioni civili, certo dietro a tutto ci deve essere un peso politico altrimenti non si ottiene nulla e questo se lo devono domandare le associazioni glbt come fare e se lo devono chiedere i singoli quando vanno a votare.”

    Esatto: unione delle associazione glbt e necessità di un peso politico nella scena italiana. Senza queste due cose possiamo prepararci per le unioni civili verso il 2030.

  • Luisa67

    18 apr 2009 - 11:57 - #21
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    Ho letto i vari commenti relativi all’articolo apparso sul giornale di stampo cattolico della periferia torinese e, pur aderendovi in una certa qual misura, devo anche, ad onor del vero, spezzare una lancia in favore di colui che ha scritto il pezzo: a parte il titolo, una sorta di boomerang per il giornale cattolico, lo scritto rivendica una posizione, un atteggiamento coerente con gli ambienti cattolici che l’autore sicuramente frequenta. Ma non vi ho trovato nulla di volontariamente offensivo, ed il supposto paragone con i disabili paragone non è. Forse è un esempio come dire, infelice, o strumentalizzabile, ma non certo un accostamento del tipo: omosessuale=disabile.
    Fra l’altro l’articolo e i vostri commenti sono rimbalzati anche su un blog che trovo molto interessante, un blog che tratta della nostra storia recente, e che ha ripreso il pezzo “incriminato” e ha fatto riferimento al vostro blog. Riporto di seguito il suo indirizzo: http://dialogoitaliano.blogspot.com/
    Questo può estendere il confronto, almeno questo è quello che penso. Grazie.

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