Milano: il Policlinico di Milano non vuole sangue gay

Non è la prima volta che succede e probabilmente, purtroppo, non sarà neppure l'ultima. Ancora una volta però a Milano un giovane uomo si è visto rifiutare la propria offerta di donare il sangue: perché? Perché è gay.

Non importa che Lorenzo Masili, a 38 anni, abbia valori ematici nella norma, che conduca una vita sana e che faccia sport. Non importa neppure che viva da 8 (otto!) anni con il proprio compagno, con cui ha una vita sessuale monogamica. Non importa. È gay e dunque, secondo il Policlinico, non può donare il sangue.

Ancora più scandalosa del fatto in sé è la risposta del Centro trasfusionale, commentata da Giovanni Dall'Orto sul suo sito. I vertici del Policlinico - per vietare le trasfusioni ai gay indipendentemente dal numero di partner - citano una direttiva europea, la 2004/33/EC.

In questo testo, però, non si parla di maschi omosessuali, ma di "comportamenti sessuali" (sexual behaviours), che potrebbero mettere una persona - etero o gay che sia - ad alto rischio di contrarre infezioni e malattie trasmissibili con il sangue.

Come scrive giustamente Dall'Orto, qui non si tratta di scienza, ma di pregiudizio e di manipolazione della scienza. Il pericolo non arriva dall'essere omosessuali o eterosessuali, ma dal condurre uno stile di vita più o meno rischioso. In parole povere: se un uomo ha rapporti solo con un partner ha scarse probabilità di aver contratto l'Hiv, sia se il partner è una donna sia se è un uomo.

Al contrario, chi ha molti rapporti e molti compagni sessuali, allora è a rischio: sia se va con molte donne sia se va con molti uomini. Questa è logica e scienza; il resto è solo superstizione e discriminazione.

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