Christopher Marlowe, genio e furore

Christopher Marlowe

Se la stella di William Shakespeare brilla da secoli più alta e luminosa di tutte le altre, quella di Christopher Marlowe, poeta maledetto ante litteram (molto prima dei celebrati poète maudit dell’Ottocento francese), le è accanto e continua a pulsare più viva che mai. Drammaturgo e traduttore di gran talento, ma uomo dalle improvvise e furibonde accensioni, Christopher Marlowe morì non ancora trentenne in una zuffa scoppiata forse in una taverna di Londra, forse in una casa privata.

Certo è che venne accoltellato mortalmente ad un occhio. Nel corso dei secoli del resto le supposizioni e le voci sulla sua morte (e sulla sua tumultuosissima vita) si sono rincorse, dilatandosi, creando, nel disordine, miti e leggende.

C’è chi lo vuole spia dei servizi segreti, chi ateo e sobillatore, chi precettore della sventurata Arabella Stuart, troppo prossima al trono per poter vivere liberamente e secondo i propri desideri. Sicuramente però, al di là delle sue temerarie vicende personali e del suo famoso arresto di cui tanto si è scritto, le sue opere sono spesso percorse da una corrente omoerotica, da una tensione vibrata in cui l’amore omosessuale, profondo e sensuale, affiora e finalmente, dopo tanto oblio, si impone, primo fra tutti - impossibile non citarlo - nell'insuperato ed insuperabile "Ero e Leandro".

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