Povia è fuorviante, ma l'omosessualità è uno stato patologico della psiche

Povia e uno dei suoi cartelli di Sanremo 2009Il giornalista Bruno Volpe intervista il professor Francesco Bruno, psichiatra e criminologo (che tempo fa ha affermato che Giuda era traditore, nevrotico e omosessuale), sulla canzone di Povia che è arrivata seconda al Festival di Sanremo 2009. L'intervista è stata pubblicata sul sito Pontifex – un nome, una garanzia – e Volpe chiarisce subito che

“per analizzare certe fregnacce non vi è bisogno di un luminare, ma può aiutare a smascherare giochetti strani”

Ad essere sincero, non ho capito molto da che parte stiano sia l'intervistatore che il professor Bruno: la canzone non va bene, ma l'omosessualità è una malattia, anzi uno stato patologico della psiche; dall'omosessualità non si guarisce (ma non era una malattia?) e Povia, di fatto, con la sua canzone dice stupidaggini dal punto di vista medico e rasenta quasi la truffa; Povia con questa canzone ha superato ogni limite di tollerabilità ma c'è anche chi è gay per moda. Dopo il salto, l'intervista.

Professore, come sta questa storia dell’omosessuale, vessato dalla mamma, che miracolosamente guarisce, va verso una nuova vita e persino si costruisce una famiglia normale?
Guardi, siamo alla frutta e mi dispiace che certi messaggi, francamente fuorvianti ed anche pericolosi, vengano fuori da una ribalta tanto popolare. Ci vuole senso di responsabilità che evidentemente non hanno avuto.

Fuor di metafora, l’omosessualità è una patologia?
Io ne sono convinto, l’omosessualità è uno stato patologico della psiche. Insomma l’omosessuale nato è, banalizzando, malato. I generi sessuali sono uomo e donna, non ne esiste in natura un terzo.

Dunque si tratta di una patologia, esattamente, salvi altri casi. Quali?
Quelli non dovuti a nascita da omosessuale, ma causati da attitudini, comportamenti, difficoltà di rapporto o relazione con gli altri o peggio ancora, mode. In ogni caso, far passare l’omosessualità come una condotta dalla quale quasi si possa risorgere lo trovo insidioso. Lo ripeto, nella generalità dei casi, l’omosessuale è un malato, vittima di una patologia e Povia lo sa bene.

E allora perché ha fatto ed esibito quella canzoncina?
Vorrei rileggere con attenzione il testo, ma effettivamente qui siamo in presenza quasi di un tentativo di raggiro degli spettatori, specie di quelli più sprovveduti. Povia dice autentiche stupidaggini dal punto di vista medico, che andrebbero rettificate e corrette. Dal punto mediatico siamo quasi alla truffa.

Ma si può guarire dalla omosessualità?
Lo ripeto: solo da quella attitudinale e per scelta, ma ciò avviene solo in casi molto rari e non sicuramente dallo scenario di un teatro.

Che cosa manda a dire a Povia?
Intanto che, lo ribadisco, canta una storia che di scientifico ha dell’inverosimile, che l’omosessualità è una malattia, cioè sono dei malati, e che guarire è quasi raro. Lo ripeto, siamo in senso buono alla truffa, perché cercare di ingraziarsi giurie e pubblico impietosendolo con argomenti che andrebbero studiati scientificamente non rende un buon servizio, prima di tutto agli omosessuali. Insomma, lo trovo davvero di mal gusto con un messaggio discutibile e pericoloso, da vergognarsi.

Lei avrebbe ammesso quella canzone al festival?
Fossi matto, certe fregnacce meglio che restino a casa. Poi il Festival va in fascia protetta. Ora sentiamo anche quella dell’omosessuale miracolato, chissà nel futuro che altro ci racconteranno. Mai dire mai e sull’altare degli ascolti si sacrifica tutto, anche la rigorosità scientifica, pazienza. E la smettano di dare lezione alla Chiesa e al Papa.

  • shares
  • Mail
41 commenti Aggiorna
Ordina: