Insieme alla Shoah, la Memoria gay dei triangoli rosa

pubblicato: mercoledì 28 gennaio 2009 da aelred in: Triangoli rosa Arte e cultura

Come il 27 gennaio di ogni anno, anche ieri si è celebrata la Giornata della Memoria per non dimenticare l’orrore della Shoah, la “soluzione finale” con cui i nazisti e i loro alleati fascisti tentarono di cancellare l’intero popolo ebraico.

Furono uccisi circa 6 milioni di ebrei e mai come quest’anno è necessario ricordare questo genocidio, mentre la chiesa cattolica di Ratzinger libera dalla scomunica e riaccoglie i vescovi seguaci dello scismatico monsignor Lefebvre, compreso monsignor Williamson, che nega lo sterminio del popolo ebraico e minimizza la portata della strage.

In misura minore, ma con uguale ferocia, i nazisti perseguitarono e uccisero anche altre categorie di persone: zingari, malati di mente, testimoni di Geova, anarchici e omosessuali. Sono questi ultimi i “triangoli rosa“, così chiamati dal pezzo di tessuto che dovevano portare indosso per mostrare a tutti la vergogna della loro condizione. Se gli ebrei erano umiliati e maltrattati, gli omosessuali erano evitati da tutti e considerati il grado più basso di umanità nei campi di concentramenti.

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La loro persecuzione fu così violenta e condivisa anche dalla società che anche dopo la fine della guerra molti si vergognarono di raccontare ciò che avevano subito, perché non erano riconosciuti come vittime né sarebbero stati risarciti, ma rischiavano l’esclusione sociale e, in alcuni paesi come la Germania, potevano essere arrestati per la stessa legge usata dai nazisti contro di loro.

Per questo motivo è ancora più importante che coltiviamo e trasmettiamo la memoria di questi uomini perseguitati e uccisi (circa 15mila furono le vittime omosessuali, più tutti quelli che vennero internati, ma sopravvissero) per il fatto di amare persone dello stesso sesso. Per saperne di più vi consiglio il prezioso documentario Paragraph 175 (lo potete comprare qui) e il film Bent; relativamente all’Italia, un ottimo libro firmato da Gianfranco Goretti e Tommaso Giartosio, La città e l’isola.
Per non dimenticare.

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di manmad

    manmad

    28 gen 2009 - 16:14 - #1
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    altro passo falso della chiesa…ma ancora non lo buttano fuori a calci a questo pagliaccio vestito da gremlin??

  • Profilo di Manno

    Manno

    28 gen 2009 - 19:00 - #2
    1 punto
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    Per non dimenticare…..
    purtroppo molti hanno dimenticato cosa è accaduto…

  • nutini

    29 gen 2009 - 00:26 - #3
    0 punti
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    LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE NON SA KE ANKE “QUELLI COME NOI” ERANO DEPORTATI .

    pER NON DIMENTICARE……

  • Profilo di malidan

    malidan

    29 gen 2009 - 02:11 - #4
    0 punti
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    Già , l’immagine di quell’inferno in terra dovrebbe essere scolpito nella memoria dell’umanità per i secoli a venire.
    Di chi lo nega invece , bisognerebbe decretare la morte civile. Non ci può essere tolleranza per l’intollerabile.

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