Marco Alemanno a Sanremo: ecco chi è

Marco Alemanno a Sanremo: ecco chi è

Il Festival di Sanremo si apre stasera. In scaletta è prevista la partecipazione di Stefano e Federico, coppia di fidanzati, che si sposerà a New York il giorno di San Valentino. Un modo per far concentrare l’attenzione sulla questione dei diritti umani e sul fatto che in Italia ci sono cittadini di serie A e di serie B.

Ci sarà anche il ricordo di Lucio Dalla. Questo momento è affidato a Marco Alemanno ed è un po’ il riconoscimento pubblico di una realtà che tutti sapevano e tutti hanno preferito tacere: Marco e Lucio erano compagni di vita.

Sul sito di Marco Alemanno così inizia la sua biografia:

Marco Alemanno nato a Nardò (Lecce) nel 1980, si è diplomato alla Scuola di Recitazione presso il Teatro del Navile di Bologna. Nel 2004 ha inizio una fortunata collaborazione con Lucio Dalla che lo porta a interpretare ruoli di primo piano negli spettacoli "Pierino e il lupo" e "Arlecchino". Interprete del film "Quijote" di Mimmo Paladino, produttore artistico, nonché coautore di alcuni testi dell'album di Dalla, "Il contrario di me" (2007).

Alemanno è attore, cantante e fotografo. Tutti lo ricordiamo per il suo saluto a Lucio Dalla in occasione dei funerali del cantante a Bologna, a marzo 2012:

Da diverso tempo ormai ho il piacere, l’onore e il privilegio di crescere al fianco di Lucio, il cantante, il musicista, il regista ma soprattutto l’uomo eterno bambino a cui devo già tanto.

Fece molto scalpore tutto quello che successe, come ricorderete: c’era chi accusava i gay di voler tirare Dalla per la giacchetta e chi accusava la chiesa di ipocrisia. Disse, per esempio, Lucia Annunziata:

I funerali di Lucio Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico, basta che non dici di essere gay. È il simbolo di quello che siamo, c'è il permissivismo purché ci si volti dall'altra parte.

Marco Travaglio così commentava:

Lucio Dalla fa miracoli anche da morto. Il funerale proprio il 4 marzo nella sua Piazza Grande. L’abbraccio di tutta Bologna e di un bel pezzo d’Italia dentro e fuori San Petronio, dopo due giorni interi passati ad ascoltare le sue note sparse nell’aria della sua città. E soprattutto il saluto finale di Marco Alemanno, il suo giovane innamorato, che ha straziato ma anche rinfrescato l’atmosfera della vecchia basilica, strappando l’unico applauso non stonato (per il resto, gli applausi in chiesa sono sempre stonati): l’applauso liberatorio per un gesto che ha squarciato il velo di tanta ipocrisia e anche, diciamolo pure, di tanta omofobia. […]Quel che è accaduto in San Petronio, anche se non voluto fino in fondo, fa bene alla Chiesa: le scrolla di dosso un’immagine sessuofobica e omofoba che tanti dolori ha provocato a molti credenti omosessuali e soprattutto ai loro famigliari e che ancora, al funerale di domenica, è echeggiata nelle parole di monsignor Gabriele Cavina, numero tre della Curia bolognese, che ha presentato Alemanno come “collaboratore” di Dalla e ha rammentato il dovere della confessione e della penitenza per non “accostarsi all’Eucarestia in peccato mortale”. Un precetto che molti han trovato superfluo e soprattutto stonato, in quel contesto. Ma il piccolo miracolo di San Petronio fa bene anche al mondo dell’informazione che, se possibile, riesce talvolta a essere più ipocrita e omofobo persino di certe gerarchie ecclesiastiche, ossessionate dal sesso e digiune d’amore.

Foto | Getty

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