Per Casini i gay sono egoisti, mentre monsignor Paglia ribadisce il fermo no alle nozze gay

Pier Ferdinando CasiniDurante un incontro elettorale a Roma, Pier Ferdinando Casini se ne è uscito con una delle sue frasi:

Si sente spesso parlare in merito ai matrimoni fra persone dello stesso sesso di un nuovo vento di diritti proveniente dall’Europa che prima o poi debba investire anche il nostro Paese. Io non vedo nessuna novità nell’egoismo di due omosessuali che vogliono avere un figlio che la natura non ha dato loro.

Quindi, secondo Casini, sono egoiste anche quelle coppie eterosessuali che non possono avere figli e ne adottano uno? In questo periodo Pier Ferdinando Casini sta rispolverando tutto l’arsenale omofobico di cui è capace: da queste dichiarazioni alquanto senza senso all’equiparare omosessualità e pedofilia.

Una strategia sperimentata, comunque, e che, a giudicare dalla situazione in cui viviamo in Italia, dà i suoi frutti.

Sì ai diritti individuali, no alle nozze gay

Nel frattempo monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha messo i puntini sulle i a proposito di alcune sue affermazioni. Nei giorni scorsi, infatti, i media avevano interpretato come un’apertura alle nozze gay alcune parole del presule e ne avevano fatto un caso. Monsignor Paglia, invece, ribadisce di non aver mai avuto intenzione di legittimare il matrimonio tra persone dello stesso sesso:

La legge naturale e quella del Vangelo non la può cambiare nessuno. Per quanto riguarda le “unioni civili” parlare di matrimonio, di nozze, di famiglia, è soltanto assurdo e fuori luogo. La morale cattolica non segue le mode e i venti di stagione. Diritti civili e diritti sociali certamente, ma equiparare la loro “unione” alla famiglia e alla coppia “maschio e femmina li creò” è non solo contro la natura, ma anche contro il buon senso. Le situazioni personali non possono diventare norma e legge di vita. Non discriminazione, ma comprensione e attenzione pastorale nei loro riguardi. Questo, però, non vuol dire “equiparare” i diritti individuali con i diritti della coppia unita in matrimonio.

Non discriminazione, ma comprensione e attenzione pastorale nei loro riguardi: cioè finché i gay si riconoscono come persone da curare e da seguire hanno tutta la comprensione di Santa Madre Chiesa; se invece dicono di non avere nulla di sbagliato in sé e chiedono di essere rispettati, allora ssbagliano.

Foto | Getty

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