Palermo aderisce all'iniziativa No all'omofobia! Sit in davanti al consolato della Federazione Russa

Palermo dice no alla legge omofoba della Russia

Sulle prime, intorno alle 10, non si fa che ripetere: "Siamo pochi, ma è importante esserci". Esserci significa mantenere il diritto di parola, a dirlo Daniela Tomasino, presidente dell'Arcigay di Palermo, mentre apre lo zainetto e ne estrae megafono e bandiera rainbow, tutto l'occorrente dell'attivista pacifico.

Poi la domanda è: "Vuoi essere rainbonizzato?" ovvero passare i colori del movimento sulla faccia. Espletati i rapporti con la polizia di scorta – "sapete quali sono le regole", – il sit in, civile per diritti civile, davanti al consolato della Federazione Russa a Palermo, prende forma.

Palermo aderisce all\'iniziativa No all\'omofobia! Sit in davanti al consolato della Federazione Russa
Daniela Tomasino e Fulvio Boatta
Palermo dice no alla legge omofoba della Russia

Arrivano anche altri ragazzi e rappresentanti delle varie anime che hanno organizzato l'incontro, molti sono giovanissimi "hanno preso l'autobus", frequentano l'università: il gruppo è fatto, si scattano le foto, si scandiscono gli slogan, mentre un sole timido finisce col graziare attivisti, scorte militari e giornalisti compresi, dopo previsioni di pioggia. Anche Palermo, con una certa dose di creatività – maschere e una piccola gabbia di cartone – aderisce alla protesta internazionale contro la legge della Federazione Russa che vieta la "propaganda gay". Si legge dall'invito promulgato su Facebook:

Con una larga maggioranza (con 388 voti favorevoli su un totale di 450 deputati) il Parlamento russo ha approvato pochi giorni fa l'estensione a tutto il territorio nazionale di una legge già in vigore a livello regionale a San Pietroburgo, Kaliningrad ed altre grandi città russe: il divieto di "propaganda omosessuale", ovvero il divieto di manifestare, protestare, richiedere diritti per le persone LGBT all'interno della Federazione Russa. Se la legge sarà promulgata, sarà vietato persino organizzare eventi e concerti. Di fronte alla protesta di numerosi esponenti politici europei, il ministero degli esteri ed il governo italiano non hanno rilasciato nessuna dichiarazione

Oltre a non garantire un diritto fondamentale, quello di espressione, se si viola la legge si rischiano anni di carcere e multe salate. Daniela Tomasino afferma:

Era importante partecipare, per tre motivi: primo l'omofobia va combattuta ovunque, poi bisognava manifestare solidarietà alla comunità LGBT russa, il dissenso per una legge che va contro ogni ideale di democrazia, non si può fare finta di niente, sui diritti non si scherza. Terzo al contrario di altri paesi d'Europa che hanno espresso la loro opinione, il governo italiano - qualsiasi esso sia - non ha preso una posizione. Il silenzio è colpevole, complice di questa vergognosa ingiustizia sociale. Vogliamo che si prenda una posizione, senza se e senza ma, i diritti civili non sono negoziabili.

Solo le città di Milano e Venezia, come Queerblog ha già segnalato, hanno interrotto il loro gemellaggio con San Pietroburgo in segno di protesta.

Fra le associazioni organizzatrici del sit in palermitano: Gruppo Attiva, Coordinamento UniAttiva, Arcigay Palermo, Coordinamento Palermo Pride, Articolo Tre, Patchwork Udu, Certi Diritti.

Roberta Crisafulli, di UniAttiva (che si occupa di diritti degli studenti, compresa l'assistenza nelle pratiche burocratiche) e Fabrizio Pitarresi che si occupa di pari Opportunità all'interno del Gruppo attiva (che opera sul territorio attraverso la politica, la formazione e il volontariato), frequentano entrambi la facoltà di Lettere dell'Università di Palermo. Roberta spiega:

L'idea è partita da noi, abbiamo contattato le altre associazioni perché volevamo che l'incontro riguardasse e sensibilizzasse, tutta la comunità LGBT di Palermo.

Dello stesso avviso Fabrizio:

La manifestazione è internazionale, il simbolo è la matrioska censurata. L'Università è un luogo di alta formazione, è importante offire anche uno sguardo critico sul mondo. Il sit-in vuole essere un monito per la politica italiana sui diritti civili.

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