Iva Zanicchi: se uno nasce omosessuale lo è per tutta la vita

Iva ZanicchiIntervistata da Libero in merito alla sua partecipazione al prossimo Festival di Sanremo Iva Zanicchi parla anche della “questione Povia”:

Che ne pensa del caso Povia e delle polemiche, molto aspre, seguite all’annuncio del suo brano sulla “guaribilità degli omosessuali”?
La canzone non l’ho sentita e non so come è nato questo caso. Se da un ufficio stampa, complimenti, bravissimi: lui Sanremo l’ha già vinto. Se invece è nato per caso, come il mio piccolo caso, mi fa venire in mente l’adagio del “purché se ne parli”. Io sono dell’avviso che dall’omosessualità non si può “guarire” perché non è mica una malattia. Se uno nasce omosessuale, non è una malattia, è una condizione e uno rimane omosessuale tutta la vita, e va bene. Io sono attorniata da omosessuali e mi trovo benissimo. Se invece uno “guarisce”, beh, vuol dire che non era omosessuale, che era un debole che non capiva bene da che parte andare o non lo so. Ci sono anche dei viziosi che amano tanto sperimentare... ma parlare di malattia mi pare davvero eccessivo.

L'Aquila di Ligonchio, poi, parla del suo rapporto con gli omosessuali:

Ha mai conosciuto un gay “ravveduto”?
Ne ho conosciuto uno dichiarato che improvvisamente si è innamorato di una ragazza e l’ha sposata. Io gli ho detto: “Ma che cacchio fai?”. E poi, in effetti, la prima scappatella che ha avuto, con un ragazzo, la moglie l’ha scoperto, hanno divorziato e lui è tornato omosessuale. A volte le famiglie e le mamme fanno pressioni, ma se uno cede è lì che va contro la sua natura, andando con una donna.

Ha mai tentato di “guarirne” uno lei stessa?
(ride) No, questo mai! Ma da ragazzina mi piaceva uno molto sensibile, dolce, volevo fidanzarmi con lui, poi mi hanno detto che... e io sono cascata dal pero. E pensavo: “Lo salverò”, ma è finita lì. Sa, noi donne siamo attratte dalla gentilezza, dalla carineria, dalla disponibilità e dal feeling con gli omosessuali… anche se poi bisogna distinguere tra gli omosessuali e le checche, occhio! Sono due mondi diversi.

Però, sempre con questi luoghi comuni che noi gay siamo “gentili”, “carini”, “disponibili” (in che senso?)... Che ne pensate della frase finale dell'intervista? “Bisogna distinguere tra omosessuali e checche”.

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