Le Iene e le Famiglie Arcobaleno, le storie di Luciano e Davide e Cecilia e Federica

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Questa sera le Iene (qui il liveblogging di TvBlog) hanno mostrato un servizio soll'omogenitorialità. Al centro del racconto, due coppie di omosessuali. I primi a raccontare la propria vicenda sono Luciano e Davide, toscani e padri di due gemelli. Sono coscienti di essere quasi "una rarità" per molti ma sottolineano anche l'assoluta normalità della loro vita:

Ci pensano come dei marziani, i nostri figli sono normali. Siamo i primi, i pionieri, dobbiamo aspettarci certe cose. Le nostre quotidianità sono normali come tutte quelle degli altri. Abbiamo comprato a casa insieme e paghiamo il mutuo assieme.

Inoltre raccontano come hanno potuto avere i due bambini:

Avremmo voluto adottare, ma siccome non è possibile è stato più semplice avere loro. Siamo andati in California, un'agenzia ti mette in contatto con la donatrice. La donatrice dona ovulo, poi l'agenzia trova la portatrice ed è colei che tiene in grembo il piccolo.

Preferiscono non rispondere al costo di questa lunga operazione ma la cifra si aggirerebbe intorno ai 100.000 euro con agenzia, aereo, accordi e avvocati. E, proprio quel giorno, sperano di poter dare il battesimo ai loro bimbi, grazie a Don Santoro che accoglie omosessuali e battezza i loro figli. Hanno fatto un corso prematrimoniale di otto mesi e ovviamente il religioso non è ben visto dalla Chiesa.

E a chi dice che non hanno una mamma?

La figura madre è una cosa fisica. Io posso dare le stesse cose di una mamma. La figura femminile non manca, c'è mia madre, sua madre, mia sorella. Io non voglio prendere niente a nessuno voglio stare bene e vivere la mia vita. Noi ci sentiamo una famiglia. Non una famiglia diversa dalle altre. Amiamo i nostri figli. Io ho mia madre che ha 81 anni. Se Dio mi da la salute vengo in aereo con voi per veder nascere i miei nipoti.

In Italia non sono poche le famiglie Arcobaleno ed ecco Cecilia e Federica mamme di Emma e Valerio, gemelli di un anno. Solo una è la madre per lo Stato italiano. Racconta i disagi proprio la sua compagna:

Era consentito ingresso solo alla madre o al padre. Io non potevo entrare.

La donna conferma:

All'inizio se io stavo male non poteva entrare nessuno. La mamma Federica non poteva fare la mamma. Siamo una famiglia, io lei e i nostri bambini. La società è pronta, manca solo una tutela che protegge una coppia omosessuale. Se io non faccio una delega a lei non può prendere i bambini. Posso decidere solo io per i bambini.

I diritti sono reali. E se la madre biologica dovesse venire a mancare... sarebbero guai. E, come ricorda Nadia Toffa, è ora che lo Stato affronti questa situazione e faccia qualcosa per regolarizzare e riconoscere le famiglie con genitori omosessuali.

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