Stefano Fabeni: il 18 dicembre all'Onu il documento sui gay perseguitati


È la prima volta che paesi di tutti e cinque i continenti, comprese Asia e Africa si schierano in difesa delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender che in tutto il mondo sono vittime di leggi anti-omosessuali. "Oltre 60 paesi hanno già sottoscritto il documento preparato dalla Francia a nome dell'intera Unione Europea per la depenalizzazione universale dell'omosessualità", spiega in un'intervista a Queerblog Stefano Fabeni, responsabile del settore Lgbti per l'ong di Washington Global Rights.

Quali sono i tempi e i modi di questa dichiarazione francese all'Onu? Sarà presentata e messa ai voti?

Esistono due tipi di dichiarazione, che è più facile distinguere in lingua inglese: la "declaration" e lo "statement". La prima è un documento sottoposto a votazione e adottato dall'Assemblea Generale: un esempio è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. La "declaration", ancorché non vincolante, ha un valore politico non indifferente.

Il secondo è un documento sottoscritto da uno o più paesi e generalmente letto in una sessione dell'Assemblea Generale, ma non votato e più di natura simbolica (e naturalmente politica, in particolare se il numero degli stati che lo sottoscrive è elevato). La dichiarazione francese appartiene alla seconda categoria, si tratta cioè di uno statement: dovrebbe essere letta durante la sessione dell'Assemblea Generale oggi 18 dicembre.

Inizialmente il governo francese aveva pensato a una dichiarazione del primo tipo, ma il rischio che non sarebbe stata approvata era troppo elevato. Si è pertanto giustamente preferito un documento più "modesto" ma con un impatto significativo: è la prima volta che la questione della discriminazione basata sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere, nonché sulla decriminalizzazione dei rapporti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso sesso, approda all'Assemblea Generale dell'Onu. Due statement erano stati presentati al Consiglio dei diritti umani che ha sede a Ginevra su iniziativa della Norvegia e della Nuova Zelanda, ma mai all'Assemblea Generale.

Quali paesi la sostengono e quali la osteggiano apertamente? Con chi sono aperte trattative?

L'iniziativa di adottare questo documento è venuta dalla Francia, anche in ragione della sua funzione di presidente di turno dell'Unione Europea. Ed in effetti lo statement è stato immediatamente appoggiato dai 27 paesi dell'UE, inclusa l'Italia; e poi da paesi di tutti i continenti, per la prima volta anche africani (cosa che non era accaduta nei precedenti al Consiglio). Al momento sono oltre 60 i paesi firmatari e ancora la diplomazia è al lavoro per ottenere ulteriori adesioni.

Il numero di paesi che hanno aderito rappresenta il terzo elemento di successo. Ci sono tutti i paesi occidentali non membri dell'Ue (Norvegia, Islanda, Svizzera, Liechtenstein, San Marino, Andorra) con l'eccezione di Monaco, i paesi dei Balcani (Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, Macedonia, Albania), un paio dei paesi dell'ex Unione Sovietica (Georgia e Armenia), altri paesi del blocco "occidentale" (Canada, Israele, Australia, Nuova Zelanda), un numero piuttosto nutrito di paesi dell'America Latina (Messico, Argentina, Cile, Brasile, Cuba, Ecuador, Venezuela, Uruguay, Nicaragua, Bolivia), ben cinque paesi africani (una novità assoluta, Gabon, Repubblica Centrafricana, Capo Verde, Sao Tomé e Principe, Mauritius), e solamente due paesi asiatici, Giappone e Nepal.

Esiste inoltre un gruppo di paesi che sono i primi firmatari: Francia, Norvegia, Paesi Bassi, Croazia, Argentina, Brasile, Giappone, Gabon. È molto importante che anche nel gruppo dei paesi chiave vi sia equilibrio tra paesi occidentali e non occidentali. Si sta ancora trattando con alcuni paesi dell'America Latina, con gli Stati Uniti (anche se è plausibile che l'amministrazione corrente non aderira', per fare un ultimo regalo alla destra conservatrice), e con un paio di paesi africani e asiatici.

Per quanto riguarda i paesi apertamente ostili, vi sono la maggioranza dei membri dell'Organizzazione della Conferenza Islamica, con due eccezioni significative, Albania e Gabon che, pur essendo membro dell'organizzazione, è uno dei primi firmatari. La Santa Sede è anche apertamente ostile.

C'è già una bozza definita? si può leggere?

La bozza è quasi nella sua versione finale ma non è ancora pubblica, in quanto è ancora in fase di trattativa (non tanto per quanto riguarda il testo, ma le adesioni). Si tratta di un testo di portata significativa che afferma l'universalità dei diritti umani e del principio di non discriminazione, indipendentemente dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere degli individui, condanna le violazioni dei diritti umani motivate dall'orientamento sessuale e l'identità di genere e invita tutti i paesi a abrogare le norme penali quali, per l'appunto, quelle che criminalizzano i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso.

L'intervento del Vaticano serviva a bloccare tutto, come sostengono alcuni siti cattolici?

Non credo che l'intervento del rappresentante del Vaticano all'Onu avesse come intenzione quella di fermare l'iniziativa, che era già in fase avanzata e con un numero di adesioni vicino a cinquanta paesi. L'intervento voleva dissuadere altri paesi ad aderire. È possibile che l'intervento di Migliore abbia spinto due o tre paesi a non aderire. Nulla più.

Qual è stata la reazione internazionale alla presa di posizione della Santa Sede?

Non ha avuto un impatto significativo: i paesi che stavano considerando l'adesione hanno aderito. Certamente le parole di Migliore sono state davvero infelici: porsi dalla parte di chi viola i diritti umani, persino con il ricorso alla pena di morte, per ragioni ideologiche e assolutamente infondate, per non dire ridicole, non ha certo aiutato il Vaticano ad acquistare credibilità.

Il principio di non discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale fa parte della giurisprudenza del diritto internazionale dei diritti umani, in relazione ad una decisione del Comitato dei Diritti umani. Ma lo stesso Comitato non ha ritenuto che il matrimonio tra persone dello stesso sesso sia un diritto garantito dal Patto. Se solo la Santa Sede non utilizzasse il diritto internazionale in modo strumentale per fini propri...
Tra l'altro, sembra che un gruppo di paesi presenteranno una contro-dichiarazione, che potrebbe anche criticare la questione della decriminalizzazione. E sembra che la Santa Sede sia piuttosto attiva nel sostenere l'iniziativa.

Quali sono le conseguenze pratiche di questa dichiarazione?

Il valore sarà soltanto simbolico, con la speranza che qualche paese accoglierà l'invito a decriminalizzare gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso.

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