Il Vaticano ha sostenuto, a difesa del proprio No alla depenalizzazione dell’omosessualità, che molti altri paesi condividono la stessa opinione, dimenticando di specificare quali sono questi paesi. Noti difensori dei diritti umani come l’Iran, l’Arabia Saudita o la Nigeria.
In realtà sono 53 i paesi che hanno firmato la proposta europea, compresi Andorra, Argentina, Armenia, Bosnia, Brasile, Capo Verde, Cile, Croazia, Ecuador, Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia (FYROM), Gabon, Georgia, Guinea Bissau, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Montenegro, Norvegia, Nuova Zelanda, San Marino, Serbia, Svizzera, Ucraina, Uruguay e Venezuela.
Per smascherare la pretestuosità delle argomentazioni vaticane (”questa proposta porterebbe nuove discriminazioni”) ecco il testo che la Francia a nome dell’intera Unione Europea presenterà all’Onu in occasione del 60esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Dopo il salto, il testo della proposta europea all’Onu.
Proposta dell’Unione Europea per una dichiarazione ONU che condanni formalmente le discriminazioni contro gli omosessuali
Abbiamo l’onore di presentare questa dichiarazione sui diritti umani realtivamente all’orientamento sessuale e all’identità di genere […]
1. Riaffermiamo il principio di universalità dei diritti umani, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo di cui quest’anno si celebra il 60esimo anniversario e che all’articolo 1 proclama che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”;
2. Riaffermiamo che ogni individuo ha diritto a godere dei diritti umani senza distinzioni di alcun tipo, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione, così come stabilito nell’Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nell’articolo 2 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e nell’articolo 26 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici;
3. Riaffermiamo il principio di non-discriminazione che richiede che i diritti umani siano estesi a tutti gli esseri umani indipendentemente dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere;
4. Siamo profondamente preoccupati per le violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;
5. Siamo anche preoccupati che le persone di tutti i paesi del mondo siano oggetto di violenze, persecuzioni, discriminazioni, esclusioni, stigmatizzationi e pregiudizi a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere e che queste pratiche minino la loro integrità e dignità;
6. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere ovunque avvengano ed in particolare la loro penalizzazione attraverso la pena di morte, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, la pratica della tortura, altre pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, l’arresto o la detenzione arbitrarie e la privazione dei diritti economici, sociali e culturali, compreso il diritto alla salute;
7. Richiamiamo la dichiarazione del 2006 emessa di fronte al Consiglio per i Diritti Umani da 54 paesi, per richiedere al presidente del Consiglio di fornire un’occasione per discutere di queste violazioni durante un’appropriata futura sessione del Consiglio;
8. Accogliamo con favore l’attenzione conferita attraverso speciali procedure a questi temi dal Consiglio dei Diritti Umani e dai soggetti del trattato e li incoraggiamo a continuare a considerare, nell’esercizio dei loro mandati, le violazioni dei diritti umani basate sull’orientamento sessuale;
9. Accogliamo l’adozione della Risoluzione AG/RES. 2435 (XXXVIII-O/08) su “Diritti umani, Orientamento Sessuale e Identità di Genere” dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, emessa durante la 38esima sessione, il 3 giugno 2008;
10. Richiamiamo tutti gli stati e i maggiori organismi per la protezione dei diritti umani ad impegnarsi a promuovere e proteggere i diritti umani di tutte le persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere;
11. Esortiamo gli Stati a prendere tutte le misure necessarie, in particolare legislative o amministrative, per assicurare che l’orientamento sessuale o l’identità di genere non possano essere, in nessuna circostanza, la base per l’attuazione di pene criminali, in particolare di esecuzioni, arresti o detenzioni;
12. Esortiamo gli Stati ad assicurare che le violazioni dei diritti umani legate all’ orientamento sessuale o all’identità di genere siano investigate e che gli autori siano perseguiti e tenuti a renderne conto in termini giudiziari;
13. Esortiamo gli Stati ad assicurare un’adeguata protezione ai difensori dei diritti umani e a rimuovere gli ostacoli che impediscono loro di portare avanti il loro lavoro relativamente alla tutela dei diritti umani e alla lotta alle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
Emilie Rollandin
05 dic 2008 - 11:31 - #1Ma scusate, su quale punto una persona dotata di intelligenza potrebbe non concordare???
vale.o
05 dic 2008 - 11:44 - #2appunto, dotate di intelligenza…
Sjultz
05 dic 2008 - 12:33 - #3Non si tratta di intelligenza, ma di Potere. Cosa che il Vaticano non intende perdere.
La vita di qualche frocio è un “danno collaterale” assolutamente accettabile.
Scendiamo tutti/e in piazza contro questi str0nzi.
mizake74
05 dic 2008 - 15:21 - #4Sjultz ha ragione (purtroppo…)
erox06
05 dic 2008 - 17:02 - #5Non c’è da nessuna parte alcun riferimento alle unioni o altri diritti civili, per vederci secondi fini bisogna proprio avere la coscienza sporca e anzi forse essere i primi a mascherare dietro i propri intenti sempre secondi fini
Think
11 dic 2008 - 19:15 - #6Analisi della dichiarazione stoppata dal vaticano
Ecco svelato lo scherzetto mascherato da depenalizzazione dell’omosessualità
di Tempi
La Santa Sede ha ragione e la Francia ha torto (e ha torto anche Yasha Reibman che su queste stesse pagine scrive di un fantomatico “autogol” della Chiesa a questo proposito).
Al contrario di quanto sostiene il portavoce del ministro degli Esteri francese, la Dichiarazione sull’orientamento sessuale e l’identità di genere proposta da Parigi al voto dell’Assemblea delle Nazioni Unite non si limita a creare una dinamica a favore della depenalizzazione dell’omosessualità a livello mondiale, ma istituisce una nuova regola di diritto che costringerebbe tutti gli Stati del mondo a cambiare le proprie leggi in materia di diritto familiare e matrimoniale.
La richiesta di rimuovere tutte le sanzioni penali contro omosessuali e tran-sessuali compare solo al punto 11 (il terzultimo) della Dichiarazione.
Al punto 3 invece si afferma «il principio di non discriminazione, che esige che i diritti umani si applichino allo stesso modo ad ogni essere umano senza considerazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere».
Ora, si dà il caso che fra i diritti affermati dalla Dichiarazione universale dei diritti umani ci sia, all’articolo 16, quello «di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione». Come si può notare, l’articolo ammette implicitamente limitazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Il testo della Dichiarazione francese, se approvato, impone l’estensione del diritto al matrimonio, in quanto diritto umano, a omosessuali e transessuali.
In nome della non discriminazione. Ma nel fatto che il matrimonio sia riservato agli eterosessuali non c’è discriminazione nei confronti di nessuno.
Semplicemente, cose diverse si trattano in maniera differente. Chi pensa di far fessi i diplomatici della Santa Sede, fra i meglio preparati del mondo, o è un ingenuo o è un presuntuoso.
© Copyright Tempi, 10 dicembre 2008
jvc
16 dic 2008 - 19:53 - #7io sono a favore dell’ONU perché tutti hanno eguali diritti e le intolleranze sessiste devono essere combattute