Uno studio italiano focalizza azioni di Gender apartheid. Quando gli adulti impongono punti di vista

Uno studio italiano focalizza azioni di Gender apartheid. Quando gli adulti impongono punti di vista

Oggi ho letto di uno studio firmato da Emanuela Abbatecola e Luisa Stagi, ricercatrici della Scuola di Scienze Sociali dell’Università di Genova e animatrici della rivista About Gender. Una ricerca svolta osservando giochi e relazioni in due asili d'infanzia genovesi, dal quale è emerso:

un quadro decisamente sessuato, dai colori ai vestiti, dal linguaggio ai giochi [...] gabbie comportamentali», che riflettono le «aspettative di adesione ai modelli di genere.

Uno studio italiano focalizza azioni di Gender apartheid. Quando gli adulti impongono punti di vista

Una volta, in una profumeria, una commessa riprese un bambino che armeggiava con troppo entusiasmo su un espositore di colori "perché li tocchi, che sei, una femminuccia?", il bambino rispose serafico "no, sono curioso". In effetti, un tester di ombretti colorati si presta allo smanazzamento, senza per forza fare divisioni di genere, come aveva giustamente notato il pischellino. I colori attraggono, anche se non pensi di concederti una sfumatura di fard.

Le divisioni nette e mentali, sono nostre, degli adulti, che ci mettono un secondo a proporle, se non a imporle, ai più piccoli. Si comincia dalle nursery, dal corredino rosa per neonata e azzurro per neonato.

D'altronde, come si dice spesso che "sono le donne, le madri, a formare l'identità maschile". Di certo anche i padri, o frasi dette con leggerezza tipo "i maschietti non devono piangere". Le cronache hanno dato ampio spazio al padre, Nils Pickert, che ha indossato la gonna per solidarietà con il figlio, o la storia di Sam, che ha scelto di calzare ballerine rosa zebrate per il suo primo giorno di scuola, scatenando reazioni live e dal web.

Dallo studio ligure - potete leggere l'articolo uscito sulla rubrica la 27ora del Corsera a firma di Federica Seneghini -  si nota una sorta di «gender apartheid». Lo stesso che si prestano a smantellare miti come Harrods e Hamleys che non avranno più scaffali separati per giochi di bimbo e bimba. Già asili "neutri" sono attivi, e ne abbiamo già parlato, in Svezia  si chiama Egalia, e in Francia, Saint-Ouen. Hanno sperimentato nuovi codici, meno "separatisti", in cui i bimbi possono esprimere liberamente le preferenze per colori e giochi.

Secondo uno studio affine, della Binghamton University di New York,

i maschi evitano in misura doppia di sperimentare giochi tipicamente femminili in presenza di altre persone.

Questo non vorrà dire che i bambini dovranno necessariamente giocare con le bambole, e viceversa le bimbe coi soldatini, ma che se ne avranno voglia nessuno ci troverà niente da ridire o penserà che sarà questo a determinare il suo orientamento sessuale, che va scelto, ribadiamo, senza alcuna costrizione. Anzi, un volta cresciuti, come spiega Abbatecola, i bimbi che non hanno subito imposizioni "questo è da femminuccia, questo è da maschiaccio" avranno:

Uno stile di vita più consono al proprio sentire e (nuovi) adulti meno violenti, lontani dagli stereotipi che considerano il “vero maschio” diverso dalle femmine: bullismo, omofobia e violenza di genere partono anche da qui.

Foto | Getty

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 41 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE DONNA DI BLOGO