Regno Unito, un quarto dei sieropositivi non sa di esserlo

Ancora 7mila nuove infezioni da Hiv l'anno scorso in Gran Bretagna, dove ben il 41% dei nuovi casi è rappresentato da uomini - gay, etero o bisex - che hanno avuto rapporti sessuali con altri maschi, secondo le stime della Health Protection Agency. Tra la popolazione eterosessuale, specie nella minoranza nera, le nuove infezioni sono in aumento.

Il problema più grave, per i maschi gay e bisex, è che quasi un quarto dei nuovi sieropositivi - secondo le proiezioni dell'Agenzia - non sa di aver contratto il virus e pensa di essere perfettamente sano. Non solo: dei 3.160 nuovi casi "gay" ben 499 hanno ricevuto la diagnosi in uno stadio in cui le cure sarebbero dovute già cominciare. Ciò significa che hanno lasciato trascorrere troppo tempo fra l'infezione e il test con due importanti conseguenze: hanno potuto trasmettere inconsapevolmente il virus e non hanno avviato una terapia d'anticipo, che riduce le conseguenze e aumenta le aspettative di vita per i sieropositivi.

Il messaggio che arriva dalle autorità è usare sempre il profilattico nelle relazioni sessuali occasionali e continuare a usarlo finché entrambi i partner non hanno fatto il test, calcolando anche i periodi-finestra. Troppi gay pensano di essere sani e non lo sono, per cui è necessario sottoporsi al test almeno una volta all'anno, specie se si conduce una vita sessuale promiscua.

Secono la National AIDS Trust, comunque, l'alto numero di casi diagnosticati fra i maschi gay dipende anche dal fatto che in molti si sottopongono al test, mentre lo stesso non si può dire della popolazione eterosessuale, che in genere sottovaluta il problema. E questo si può registrare anche empiricamente. Quanti gay conoscete che fanno regolarmente il test? E quanti etero?

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