L'India dà un figlio a una coppia gay israeliana

In Israele due persone dello stesso sesso non si possono sposare né adottare figli né ricorrere alla maternità surrogata (quella che viene chiamata con disprezzo "utero in affitto"); ma se si sposano all'estero il loro matrimonio viene riconosciuto e comunque in alcune città il loro legame viene riconosciuto civilmente. Ma questo non impedisce loro di formare una famiglia e così due uomini israeliani, Yonathan Gher (30 anni, direttore dell'associazione lgbt Jerusalem Open House) e il suo compagno Omer (31), sono andati fino in India per avere un figlio, grazie all'inseminazione artificiale, e adesso tengono in braccio il loro Evyatar.

Il piccolo, concepito grazie all'ovulo di una donatrice e tenuto nel proprio utero da una mamma surrogata, è nato il 12 ottobre nella clinica Rotunda (provincia di Bandra) ed è il 40esimo figlio di una coppia di uomini nato nella struttura. Da poco la famiglia è tornata in Israele, dove potranno riconoscere il bambino grazie alla prova del Dna. I due uomini hanno scelto l'India perché, a differenza di altri paesi come gli Stati Uniti e il Canada (dove anche è possibile la surrogata), è più vicina a Israele e i costi sono molto più bassi.

In ogni caso è un paradosso che New Dheli consenta alle coppie dello stesso sesso di ricorrere alla fecondazione assistita, mentre mantiene in vigore una legge, la Section 377, che punisce l'omosessualità anche con il carcere. Un retaggio del passato coloniale britannico che ancora non è stato cancellato. Anche se, a quanto raccontano i medici, sono numerose le coppie gay straniere che chiedono di ricorrere alla madre surrogata, ma non arrivano mai gay indiani.

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