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La silenziosa chiusura della libreria Babele

Pubblicato: 11 nov 2008 da andrew

Ha chiuso i battenti silenziosamente, esattamente come un anno fa se n’era andato Gianni delle Foglie uno dei suoi due fondatori. Il mese scorso ha cessato la sua attività uno degli storici esercizi LGBT italiani: la libreria Babele di Milano.

La libreria, situata in pieno centro nel capoluogo lombardo, sin dalla sua fondazione nel 1987 é stata un punto di ritrovo di lettori gay, lesbiche e trans e LGBT friendly ma anche la prima occasione per molti giovani scrittori di farsi strada in anni in cui la grande distribuzione era ancora ben lontana dallo scoprire la letteratura queer.

Quel che però stupisce della chiusura della Babele, avvenuta effettivamente già da un mese ma della quale si hanno solo ora timide notizie, non sono tanto i fogli bianchi che coprono le prima vivaci vetrine del locale milanese, quanto il fatto che la chiusura dello storico locale sembra essere avvenuta nella più totale indifferenza della comunità LGBT di cui quel sogno di due ragazzi degli anni ‘80 era diventato senza dubio un patrimonio da difendere. Ancora più sorprendente è che a dare l’amara notizia non è un’associzione, non è un giornale nè portale gay ma è dal Canada, attraverso le pagine del suo blog, Sciltian Gastaldi, uno dei tanti scrittori che in questi anni hanno trovato spazio nella libreria ed anche grazie ad essa hanno avuto la possibilità di farsi conoscere.

La Babele, alla morte di Gianni delle Foglie, era passata sotto la gestione di Rolando Canzano, che aveva già lavorato per tre anni con lo storico proprietario e che in una breve lettera inviataci precisa che il silenzio sotto il quale si è svolta la vicenda sarebbe imputabile ad alcune testate LGBT che, preventivamente avvertite dell’imminente chiusura della libreria, avrebbero ignorato l’informazione.

Canzano, senza nascondere che certamente l’attività non era delle più redditizie, smentisce anche le leggende sulla presunta crisi che avrebbe portato alla chiusura del locale:

Babele era cresciuta, sia economicamente che “strutturalmente” con l’avvio di concetti come la produzione video sotto il marchio Babele Movie e l’editoria come Babele Books…

Allora perchè la libreria il primo settembre ha chiuso i battenti? I successori di Delle Foglie avevano deciso di cedere l’attività e, per l’occasione, disposta a rilevarla si sarebbe fatta avanti CIG Arcigay Milano. Settimane di trattative, accordi, questioni burocratiche fanno slittare la data del cambio di gestione fino a Settembre ma la leggerezza di due mesi di affitto non pagati son costati cari. Al momento dello sfratto Arcigay avrebbe, secondo quanto raccontato Canzano, cambiato i termini di trattativa chiedendo di poter acquisire gestione, marchio, sito, catalogo ad un prezzo minore di quello precedentemente pattuito.

Al rifiuto della proposta da parte dei gestori sarebbe seguito il tentativo di spargere la voce dell’imminente chiusura e della ricerca di un nuovo gestore all’interno della comunità attraverso giornali e riviste LGBT ma il silenzio di rimando avrebbe condannato la libreria alla chiusura. Ultima possibilità di riavere Babele rimarrebbe nell’interesse manifestato da alcuni privati di riaprire l’esercizio nei pressi di corso Buenos Aires.

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16 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di RoboQueer

    RoboQueer

    11 nov 2008 - 09:29 - #1
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    Che tristezza quando chiude una libreria!

  • Profilo di Mr Green

    Mr Green

    11 nov 2008 - 11:46 - #2
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    mi spiace x la chiusura della Babele, vi era possibile trovare pubblicazioni che nella grande distribuzione libraria italiana restano invisibili…milano sta sprofondando nell’abisso, nel medioevo fasci-liberista e catto-oscurantista e cn lei tt italia…la società si è venduta al Demonio Capitalista…E’ LA FINEEE!!!

  • fabio nolli

    11 nov 2008 - 12:18 - #3
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    non ho capito la storia delle trattative (evidentemente fallite) con arcigay. Potreste spiegarmela meglio? Grazie

  • Profilo di Sjultz

    Sjultz

    11 nov 2008 - 13:47 - #4
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    Io invece non ho capito perché i gestori hanno deliberatamente deciso di non pagare l’affitto, pur sapendo che i proprietari non apprezzavano i gay…

  • popKillerM

    11 nov 2008 - 14:19 - #5
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    Chissà se arresi, per la triste sorte che sta facendo il nostro Paese. Di certo è che se non pagavano l’affitto a causa dei proprietari intolleranti potevano almeno sbattersi per trovarsi un altro alloggio…

  • u6575567

    11 nov 2008 - 17:06 - #6
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    Scusate, ma che c’entrano quelle bruttissime scritte sui muri?? c’entrano qlcs cn qsta storia?

  • Paolo Ferigo

    11 nov 2008 - 17:08 - #7
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    Intervengo per evitare fraintendimenti che potrebbero generarsi da un resoconto giornalisticamente sintetico della faccenda.
    L’interesse a rilevare la libreria da parte del C.I.G. Arcigay Milano nasceva da una serie di considerazioni, principalmente: la volontà di salvataggio di un “monumento” storico della comunità LGBT milanese, se non italiana che sembrava destinato a perdersi senza il nostro intervento; l’intenzione di incrementare le attività culturali dell’Associazione; l’avere sul territorio un secondo punto di accesso all’Associazione e dicontatto con la comunità, in particolare quella più difficilmente raggiungibile che non frequenta la sede ufficiale o le discoteche; il dare all’Associazione una fonte alternativa di reperimento fondi; ecc.
    Le trattative, che si erano concluse positivamente, tanto che era stata già fissata la data dell’atto di acquisto. I tempi si erano allungati a causa di problemi burocratici legati alle leggi a sul volontariato che richiedevano una trasformazione da ONLUS (che non può detenere attività commerciali) ad Associazione di Promozione Sociale (APS, che può, entro certi termini, detenerne), di cui la controparte era a conoscenza e che si erano risolti nel mese di settembre.
    I tempi lunghi erano stati causati anche perché, nella valutazione dell’investimento, soprattutto a garanzia di tutti i soci essendo il patrimonio dell’Associazione un bene comune, erano state effettuate anche una lunga serie di esami sotto l’aspetto contabile/finanziario/fiscale.
    Nella discussione finale avvenuta all’interno degli organi dirigenti del C.I.G. fu chiaro che non sarebbe stato assolutamente un investimento “speculativo”, anzi. Seppur l’attività della libreria, come dice Canzano, fosse cresciuta dal loro ingresso due anni prima, gli introiti riuscivano giusto a coprire i costi. L’Associazione però valutò come suo compito intervenire nella preservazione di una importante risorsa culturale della comunità. Venne quindi inoltrata l’offerta che dopo breve trattativa e minimi aggiustamenti venne accettata.
    Se non che, due giorni prima dalla firma del preliminare, col notaio già preavvisato per la firma dell’atto definitivo, ci venne comunicato che era stato decretato dal Tribunale lo sfratto esecutivo e irrevocabile a causa di alcuni canoni di locazione non versati.
    Ci trovammo quindi davanti a tutto un altro scenario. Non avendo a disposizioni un’altra sede dove poter proseguire l’attività e non potendo valutare i tempi in cui fosse possibile reperirne una, dove e a quali costi, considerando la perdita dell’avviamento commerciale, gli ulteriori costi necessari per rilanciare la libreria, il rischio di obsolescenza del magazzino, ecc. venne proposto al proprietari l’acquisizione del marchio al fine di preservarlo, a valori, è intuibile, nettamente inferiori, con l’idea di utilizzare la restante parte della cifra inizialmente stanziata per l’operazione alla “ricostruzione” della libreria. Offerta che venne immediatamente respinta senza neppure una controfferta, tanto che pensammo ci potesse essere qualche altro soggetto interessato, come sembrerebbe per quanto ho letto, possibile, e anche auspicabile. I nostri fini erano salvare la libreria e gli altri sopra detti ma certo non con un impegno sproporzionato per l’Associazione. Se qualcun altro potrà ottenere lo stesso fine, mantenendo primariamente la valenza culturale e divulgativa dell’attività, noi non potremo che esserne soddisfatti lo stesso.

  • fabio nolli

    11 nov 2008 - 18:50 - #8
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    Sul blog di Sciltan ho letto la versione della “controparte”, ossia dei vecchi gestori della Babele. Mi sembra che le due versioni non siano eccessivamente contrastanti, ma c’è ancora un dettaglio che mi sfugge: so per certo (conoscendone i gestori) che esistono librerie che come forma giuridica risultano “associazioni culturali” o “cooperative sociali”. Onlus insomma
    Ora, siccome una libreria ha sicuramente più diritto di avere questa forma giuridica rispetto a tanti pub (che risultano ass.ni culturali per un discorso di convenienza fiscale ma che di culturale non hanno niente), perchè non avete provato a registrarvi in questo modo?

  • Paolo Ferigo

    11 nov 2008 - 19:28 - #9
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    Non confondere le Associazioni culturali o di volontariato con le Onlus, le prime possono essere anche Onlus ma non necessariamente. Il nostro progetto prevedeva la cancellazione dagli elenchi Provinciali delle Onlus e l’iscrizione a quelli delle APS. Le Associazioni di volontariato o culturali si iscrivono a questi elenchi per usufruire sì di ulteriori agevolazioni fiscali rispetto ad una semplice associazione (che non ne ha poi molte), ma per poterlo fare devono sottostare a diverse e precise regole, rispondere a ben determinate caratteristiche ed espletare diverse incombenze.

  • Profilo di UBHistoire

    UBHistoire

    11 nov 2008 - 23:19 - #10
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    Dunque: vorrei precisare che il post sopra scritto è stato realizzato riportando la testimonianza che ci ha inviato Rolando Canzano, gestore uscente della libreria. Ovviamente lo “stile giornalistico” con cui è scritto il post e le evidenti questioni di spazio non hanno permesso di approfondire passo passo i dettagli della vicenda ma ovviamente chiunque avesse qualcosa da aggiungere in merito, esattamete come già ha fatto Paolo Ferigo per conto di Arcigay Milano, può liberamente scriverlo fra i commenti o segnalarlo attraverso i relativi contatti.

    Andrew

  • Giovanni Dall'Orto

    12 nov 2008 - 16:57 - #11
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    Mi permetto di segnalare la ricostruzione della storia della “Babele” e degli eventi che hanno portato alla sua chiusura, che ho pubblicato sul mio sito:
    http://www.giovannidallorto.com/attualita/babele/babele.html
    Nello scritto mi sono astenuto dal riportare voci e controvoci relative a presunti debiti, canoni d’affitto non pagati, ed altre amenità, nonostante ne fossi al corrente, sia perché farlo poteva essere inteso come diffamazione verso un’azienda che dopotutto a quanto mi risulta non è stata ancora liquidata (tant’è che Rolando parla della sua ricerca di chi rilevi marchio ed avviamento), sia perché da parte sua Rolando ha sempre negato esistessero.
    Se poi esistevano, allora vale la critica che rivolgo nel mio scritto, relativamente alla scarsa trasparenza con cui è stata condotta tutta la vicenda. Se non esistevano, mi pare un po’ leggero mettersi a spargere tali voci ora.

    Ho discusso qualche mese fa assieme alla libreria “Pier pour hom” di Milano, con la quale ho avuto un temporaneo rapporto di consulenza allo scopo di mettere in piedi il catalogo della loro libreria, dell’opportunità di acquisire la “Babele”.
    Visto che la cosa è stata fatta sotto vincolo della riservatezza, non posso ovviamente discutere cosa accadde, tuttavia avendo visto i fatti in prima persona, sono in grado di smentire l’ipotesi di Ferigo relativa alla presenza di trattative con terze parti al momento in cui il rogito andò all’aria, che avrebbero influito su tale esito. Altri soggetti (quindi, non il solo “Pier pour hom”: personalmente ne conosco almeno altri due) hanno sì discusso dell’acquisto della libreria, tuttavia tutti mi hanno detto di aver rinunciato, fondamentalmente per il prezzo richiesto, giudicato troppo alto in rapporto al giro d’affari. Al momento in cui la trattativa non è andata in porto, insomma, il CIG risultava come il SOLO acquirente ad avere portato la trattativa oltre lo stadio del pourparler. Se la trattativa è fallita, quindi, le ragioni vanno ricercate altrove, non certo nella presenza di trattative con terzi.

    Ovviamente, se quanto Ferigo scrive relativamente allo sfratto esecutivo fosse vero, ci sarebbe stata un’ottima ragione da parte del CIG per recedere dall’accordo, anzi, sarebbe stato biasimevole una dirigenza che avesse persistito nella trattativa a fronte di una situazione di questo tipo!
    Il mio solo dubbio relativo a tale spiegazione è che mi chiedo quale interesse avesse mai il venditore a non onorare i canoni dell’affitto a pochi giorni dalla transazione che gli avrebbe permesso di rientrare di qualunque somma fosse necessario anticipare per saldare il debito pregresso. Su questo interverrà, se e quando lo crederà, Rolando, che sulla vicenda a me aveva dato una versione diversa. Ma sottolineo che queste sono questioni private fra due aziende, che non riguardano noi pubblico generico dei clienti, e che quindi sarebbe stato opportuno lasciare fuori dal dibattito sulle cause della chiusura della Babele.

    La mia idea personale, che leggerete - se vorrete - nel pezzo che ho dedicato alla cosa, è che la sede di via San Nicolao fosse troppo grossa e quindi troppo costosa rispetto al reale giro d’affari della libreria, specie con l’attuale crisi del mercato del libro in corso.
    Inoltre, essendo notoriamente pendente uno sfratto, dato che il contratto scadeva irrevocabilmente nel 2011 o 2012 perché il proprietario stava vendendo l’immobile, l’acquirente sapeva di doversi accollare entro breve un trasloco, e di essere quindi destinato a perdere una parte dell’”avviamento”, come accade sempre quando un negozio cambia sede.
    Non so perciò se davvero le richieste di Rolando siano state irrealistiche o meno. Forse, la sua fretta di concludere per potere seguire il suo compagno in Spagna sarà stata cattiva consigliera. Ma non ridurrei tutto a questo: la crisi della Babele aveva radici molto più lontane, che hanno a che vedere anche con la generale difficoltà delle librerie a Milano. I supermercati del libro, e i supermercati che si sono messi a vendere libri, stanno facendo chiudere una libreria dietro l’altra…

    Ciao.
    Giovanni Dall’Orto

  • Profilo di UBHistoire

    UBHistoire

    12 nov 2008 - 21:11 - #12
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    Mi permetto solo di precisare e ribadire che quanto scritto qui (compresa la storia dei due mesi d’affitto non pagato) è stato estratto dalla lettera che Canzano ha scelto di inviare alla redazione di Queerblog e di cui ha quindi scelto di render e pubblici i contenuti certo carpiti, rubati e o pubblicati a tradimento (anche perchè non si sapeva veramente nulla di quanto successo).

    Personalmente non sono al corrente ne’ sono interessato, meno che mai come redattore di questo blog, a petegolezzi e a voci che non siano quelle dei diretti interessati di cui so solo grazie all’incipit della suddetta lettera. Se ci si è “permessi” di scrivere quanto scritto qui è perché le informazioni riportate provengono direttamente dalla fonte.

    Per quel che è seguito poi ognuno è ovviamente responsabile di quanto dichiara.

  • Giovanni Dall'Orto

    12 nov 2008 - 23:40 - #13
    0 punti
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    Calma, per favore, non è il caso di offendersi per così poco. Non stavo insultando nessuno né insinuando nulla. Ho solo fatto una banale osservazione.

    Ripeto che non credo che entrare nelle beghe personali fra Babele e CIG interessi a chicchessia: sono questioni che riguardano solo loro, a noi lettori di libri interessa solo il risultato finale: la Babele ha chiuso. E basta.

    Ciò detto, invito ad andare a vedere come funzioni DAVVERO la legge sullo sfratto in Italia. Non basta la “leggerezza” di “dimenticare” di pagare per appena due mesi un affitto per beccarsi uno sfratto esecutivo, oltre tutto nel tempo record di 48 ore.
    Si legga questa pagina web,
    http://www.proprietaricasa.org/sfratto.php
    si noti la lunghezza delle procedure per rendere esecutivo uno sfratto per morosità, e si noti che il tribunale concede cmq un periodo di tempo in cui il conduttore moroso può sanare quanto dovuto. Dobbiamo pensare che solo in questo caso non sia stato dato? Andiamo…
    E si noti oltre tutto che nell’articolo Rolando ribadisce che non esisteva alcun problema di liquidità.

    Dunque, stabilito che di sapere cosa sia tecnicamente successo per impedire il rogito non frega un accidente a nessuno, limitarsi ad osservare che i pezzi delle spiegazioni date non combaciano affatto non costituisce assolutamente un’offesa per nessuno. Anzi. Ficcanasare e verificare l’attendibilità delle affermazioni e delle spiegazioni date fa solo parte della seconda più antica professione del mondo: il giornalismo. Che poi sarebbe la mia. :-)

    Ciao, buon lavoro

    G. Dall’Orto

  • Profilo di UBHistoire

    UBHistoire

    13 nov 2008 - 00:01 - #14
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    Oddio chi ha offeso chi? Io non mi son sentito assolutamente e per nessun motivo offeso ne’ ho pensato che stessi insinuando nulla, e spero che la cosa sia reciproca. In caso contrario mi scuso in partenza. Era solo una precisazione dal momento che mi era sembrato che avesi saltato un’intera parte di post (la seconda) quando affermavi che Ferigo avesse affermato qualcosa che nel post non c’era e che dunque non era stato scritto a noi da Rolando.

    Per il resto io riporto quello che il diretto interessato mi scrive. Se mi scrive cose non vere con l’intento di diffonderle come tali o se l’altro risponde con falsità non lo posso sapere e, proprio perché queste beghe a noi interessano solo nella misura in cui vogliamo capire perché la libreria abbia chiuso e se riaprirà, la mia cronaca é e cronaca rimarrà.

    In quello che leggi non ci sono mie supposizioni e mai ci saranno perché non mi interessa minimamente farne, soprattutto in questa sede.

    Comunque mi mandi messaggi contrastanti…sarà per confondermi??? Sono confuso…allora ficcanasi o no? :D hihihih. Ovviamente, scherzi a parte, sono fra i molti che ti son grati del tuo “ficcanasare”. Ma questa è tutt’altra storia.

  • al-

    17 nov 2008 - 02:27 - #15
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    Da settembre speravo di imbattermi, prima o poi, in un articolo che mi spiegasse quei fogli bianchi alle vetrine…
    Ma speravo che la spiegazione fosse positiva.
    Che succederà ora? C’è qualche possibilità di futuro per la libreria?

  • Giovanni Dall'Orto

    19 nov 2008 - 21:14 - #16
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    Per Al: succederà: ormai più nulla. Quella sede è “andata”. Se, come penso io, la verità è che hanno preferito rendere i muri al proprietario anziché pazientare fino a gennaio, l’ente proprietario sta già provvedendo a vendere il negozio a qualcun altro.
    So per certo che i proprietari stanno trattando per vendere il marchio, immagino vorranno vendere anche il magazzino. Ad ogni modo, se il marchio “Babele” a Milano risorgerà, ciò non avverrà in quella sede, ma altrove. Ripeto, “se”, non “quando”.
    Attualmente la sola libreria gay rimasta a Milano è “Pier pour hom”, di fronte alla Darsena (porta Genova). A Bologna c’è poi “Igor”.
    Infine c’è la Babele di Roma, che in questi giorni sta facendo anche lei una liquidazione di libri, e visti i precedenti speriamo tutti che ciò non voglia dire la stessa cosa di quella di Milano… Ci mancherebbe solo un secondo colpo come questo, e staremmo a posto.
    Ciao
    G. Dall’Orto

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