Quando la Cina c'è vicina

Se vivi a Roma, se sei Gay, Lesbica, Bisessuale, Transessuale o Transgender, sai che, oltre ai classici luoghi di Battuage, ai locali, c'è Giada.

Giada è il nome italiano della proprietaria del ristorate cinese La città in fiore anche noto come il Frocinese. Mangi Zhang -questo il suo vero nome- è a tutto titolo un icona per la comunità LGBTQ romana, sa tutto dei suoi clienti, da brava amica o sorella come preferisce essere chiamata lei, non si lascia sfuggire un particolare.

Ogni sera il locale è pieno di tutte le realtà della nostra variegata e colorata comunità.

Lei un pò mêtrèsse un pò Phag Hag si muove tra i tavoli controlla che le storie durino, se ti sei lasciato è una spalla su cui piangere.

La notizia deve aver superato i confini del G.R.A. se anche la stampa di Torino ha voluto dedicarle un pezzo

Sotto l’insegna al neon «Città in fiore» un ragazzo sui trent’anni, jeans morbidi e scarpe Camper, fuma una cicca e guarda nervoso l’orologio. Arriva trafelato il compagno: gli scompiglia i capelli e lo bacia sulla bocca. Poi, allacciati come fidanzati di Peynet, raggiungono gli amici all’interno, involtini primavera e riso cantonese prima di tuffarsi nel venerdì sera di Muccassassina, appuntamento cult per la galassia omosessuale italiana. Sembra la San Francisco di Allen Ginsberg e invece è Roma, via Cavour, centro storico. E’ il 1996, Giada ci prova: fa venire i genitori dallo Xzhejiang perché l’aiutino, cambia nome al locale, s’ingegna. Un anno dopo, la svolta: «Una cliente mi presenta suo fratello, attivista in un circolo che non conoscevo, il Mario Mieli.

Lui si trova bene, il cibo gli piace, dice che tornerà». Tempo un mese e, complice la vicinanza dell’Hangar, storico pub gay, «Città in fiore» si riempie di uomini: novanta coperti prenotati ogni sera e lunghe code il sabato. Giada lavora, non domanda: «Sulle prime non capivo perché nessuno mi guardasse. Una volta ho visto due che si tenevano per mano e mi sono spaventata, sono corsa da mio padre, un saggio. Mi ha chiesto se facevano cose oscene. Ho risposto di no e lui ha detto di trattarli da clienti». Lei sfila al Gay Pride nonostante sia etero senza dubbi, agevola il fiorire di nuovi amori tra i clienti che considera amici, è diventata una celebrità. I connazionali non la amano, ma non se ne cura. Si sente parte di un popolo trasversale «dove nessuno ti chiede perché a trentasei anni non sei sposata e stai quindici ore al giorno dietro al bancone. Dal 2002 Mangi Zhan è cittadina italiana, ha votato. Preferenze? «Destra e sinistra sono concetti che non capisco bene. Io scelgo sempre il candidato che mi indica il Mario Mieli...».

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