A pranzo con il cuoco cannibale

Anthony Morley mi suggerisce un piano. Ai fornelli sono una frana, ma mi ci dedico. Se la mia amica domani mi fa arrabbiare prima che arrivino gli altri, servirò il suo culetto prelibato per cena!

La vicenda ha del macabro, e insieme del grottesco, ma è avvenuto sul serio. Un cuoco gay di Leeds ha ucciso il suo compagno con venti coltellate e poi lo ha cucinato. Lui, trentasei anni, vincitore del primo concorso britannico di bellezza gay, dice che lo scorso aprile ha ucciso il trentatreenne Damiam Oldfield per legittima difesa:

«So di aver fatto una cosa sbagliata ma lui ha tentato di stuprarmi. Così almeno non potrà più provarci».


Pare, a sentire le perizie degli psicologi, che il nostro Mr Gay Uk "soffra di una crisi di identità sessuale, che non abbia mai accettato a pieno le sue tendenze gay". Che è la solita diagnosi trita e ritrita che si appiccica addosso ai gay in questi casi. E se non volete risparmiarvi il goth-gossip del caso, la cosa è avvenuta pressappoco così: il giorno del delitto, il cuoco virtuoso mandò a Oldfield una serie di affettuosi sms e gli chiese di «andare piano» con lui. Ma dopo l'intimità e qualche birra, ad un certo punto Morley è andato in cucina, ha preso due grossi coltelli e ha "macellato" (?) il suo partner che invano si è nascosto nudo sotto il letto nel tentativo di sfuggire ai colpi. Ma è morto con la gola squarciata. Poi lo ha fritto e ha tentato di mangiare i pezzi di carne presi dalla gamba. Alla fine il cuoco è sceso in strada, in gonna e ciabatte, è entrato in un ristorante take away'di kebab e ha detto ai commessi: «Ho ucciso qualcuno, chiamate la polizia».

Non voglio pensare a tutti i Maalox che ho ingerito dopo quelle fantastiche cenette a base di miscugli nippo-nouvel cuisine che i miei amichett*, tutti presine e padelle, mi propongono orgogliosi! Buone da morire...

via: Corriere

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