Per un genitore, peggio un figlio prete o gay?

prete gayMarcello Veneziani ha scritto ieri su Libero una personalissimo articolo in cui racconta la storia di un giovanissimo ragazzo siciliano 24enne dai modi molto femminili che racconta a lui e ad un gruppo di suoi amici l'intenzione di diventare prete. Un modo, si evince, per non assecondare le proprie tendenze sessuali evitando la vergogna che genitori e annessi potrebbero provare per colpa di un possibile coming out.

Così è nata una discussione, chiedendosi se in una media famiglia italiana, con una forte impronta cattolica e una mentalità non propriamente aperta, possa essere peggio diventare prete (niente figli, niente moglie e vita spesso lontana dalla propria città nativa) o gay (niente figli, niente moglie, problemi di cui sopra).

La loro soluzione non ci è dato conoscerla (è infatti un articolo parziale in anteprima) ma sarebbe carino capire, guardando con gli occhi non nostri ma di un genitore comune, se nelle vostre famiglie verrebbe preso con più difficoltà il fatto di essere omosessuali o invece di voler diventare membri ecclesiastici. Non è una risposta facile.

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