Omosessualità e bisessualità nell’antica Roma

Amore e sesso nell’antica Roma è un libro di Alberto Angelo che indaga il modo in cui i romani vivessero il rapporto con il sesso e con l’amore. Un testo in perfetto stile degli Angela: moltissime informazioni presentate in maniera divulgativa, a volte un po’ scontate, ma sempre interessanti.

Si toccano vari aspetti della vita amorosa dei romani: come si amavano, come si baciavano, primo appuntamento, fidanzamento, sesso prematrimoniale. Nel libro si parla anche, com'è naturale che sia, di omosessualità. Afferma Alberto Angela:

L’uomo romano era bisessuale. La morale dell’epoca infatti spingeva a educare e a indirizzare i figli maschi in questa direzione. Perché? […] L’uomo romano, il civis Romanus, è spronato fin dall’infanzia, a essere un dominatore e a imporsi ovunque possibile. Tanto in guerra, quanto in politica e in società, ma soprattutto in famiglia. Tra le quattro mura domestiche infatti l’uomo, il pater familias, è il padrone assoluto, un semidio, con potere persino di vita e di morte su moglie, figli e schiavi. È un’etica diversa dalla nostra, tipica di una società maschilista. L’uomo romano in effetti è un “macho”…

Se l’idea è quella di dominare, non sarebbe stato sufficiente avere il dominio sulla propria donna? Alberto Angelo spiega:

Il pensiero di dominio [dell’uomo romano] va oltre la donna: deve dominare tutti. La mentalità dell’uomo romano è di essere un vincente e di imporre la sua volontà su tutti: sui popoli nemici con le armi e le leggi, sugli altri romani con la ricchezza o lo status sociale, e su persone di rango inferiore anche con… la sua sessualità. La sua virilità insomma è uno strumento per dimostrare la sua superiorità e per sottomettere gli “altri”. E per “altri” intendiamo tutti: uomini, donne e ragazzi.

Ecco perché

mai e poi mai un uomo romano in campo sessuale doveva essere sottomesso. Ed ecco perché i romani avevano l’abitudine di sodomizzate i nemici sconfitti. E non solo loro. C’era l’abitudine di sodomizzare anche gli schiavi di casa e gli ex schiavi, cioè i liberti, che anche se liberi mantenevano un rapporto di subordinazione con il loro ex padrone.

Secondo Angela, l’organo sessuale di un maschio romano era usato in tre modi:


  1. procreare;

  2. provare piacere (o dare piacere, e in questo il maschio romano se ne arrogava il monopolio);

  3. imporre il dominio sugli altri.

Il fatto di essere un dominatore portava con sé il corollario che un romano a letto non doveva mai essere passivo, il che fa scaturire alcuni tabù sessuali dell’epoca che, per quel che riguarda il rapporto omosessuale, sono principalmente due:


  • nei rapporti omosessuali l’uomo romano doveva sempre avere la parte attiva e mai quella passiva;

  • nei rapporti omosessuali di tipo orale, al contrario, doveva invece essere passivo: cioè ricevere piacere.

Chiosa Alberto Angela che per l’uomo romano

non esistevano categorie nel modo di fare l’amore: niente “etero”, “omo” o “bi”… per lui il sesso era sesso e basta, a prescindere da chi era a letto con noi. Lo si considerava un regalo degli dèi, e bisognava farlo bene.

Aspetto ludico e di piacere che secoli di cristianesimo hanno cancellato.

Alberto Angela
Amore e sesso nell’antica Roma
Rai Eri – Mondadori, 2012
pp. 320, euro 18

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